Riforma della sanità regionale Fvg. Opposizioni tutte d’accordo, si vuole smantellare il pubblico in favore del privato

Sulla riforma sanitaria by Riccardi le opposizioni sono tutte concordi, è in atto un pernicioso smantellamento del sistema pubblico in favore del privato. Nulla di nuovo dato che già mesi fa l'assessore della giunta Fedriga l'aveva annunciato, ma vederlo scritto in una norma è altro. Secondo Patto per l'Autonomia nel progetto riccardiano vi sono “troppi interrogativi aperti, troppo poche le soluzioni prospettate per i problemi che toccano i cittadini, a partire dalla gestione del sistema delle emergenze, e un’apertura eccessiva al privato visto come soluzione dei mali della sanità regionale: tutti elementi che hanno determinato, spiegano, un parere negativo del Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia sul ddl 70 di riorganizzazione del sistema sanitario regionale”. «Abbiamo provato a contribuire al miglioramento della riforma, con un approccio laico e collaborativo – dichiara il capogruppo del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo –, purtroppo, però, su alcune questioni fondamentali su cui si gioca il futuro della sanità regionale non c’è stato margine di discussione e le nostre proposte sono state bocciate. Ad esempio è particolarmente grave il fatto che, con un emendamento dall’assessore Riccardi, presentato dopo la conclusione della discussione generale, è stata approvata la scelta di aumentare le risorse da destinare al settore privato fino al 6% della spesa complessiva».
«Fra gli aspetti positivi del dibattito – aggiunge il consigliere Giampaolo Bidoli, che sulla legge è stato relatore di minoranza – c’è stata l’approvazione di un emendamento con cui si consente agli enti locali di bypassare il sistema delle gare centralizzate per l’appalto di servizi socio-sanitari alla persona qualora vengano impiegati lavoratori socialmente svantaggiati, un fattivo tentativo di eliminare una delle tante storture che ha portato la CUC regionale. Ci auguriamo che lo stesso principio si tenga presente anche la prossima settimana nella discussione sulla legge di stabilità».

Dopo l’approvazione della norma rimangono sul tavolo alcune questioni che il Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia ha posto all’interno del dibattito in aula, a partire da due temi che Moretuzzo e Bidoli hanno sottolineato in modo forte: le nomine dei futuri direttori generali, chiave di volta per far recuperare efficienza ed efficacia ad un sistema a lungo di eccellenza, e la negoziazione con lo Stato di un nuovo automatismo nella definizione delle compartecipazioni che tenga conto dei maggiori costi che fisiologicamente il sistema sanitario regionale dovrà sostenere, al pari delle Regioni ordinarie.

Anche per il pentastellato Ussai “L'apertura al privato voluta dal centrodestra porterà a lungo termine allo smantellamento della sanità pubblica in Friuli Venezia Giulia”. Lo ha dichiarato il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, Andrea Ussai, commentando la riforma della sanità approvata nella notte dall'aula con il voto contrario del gruppo pentastellato.
“Mi sarebbe piacere votare una riforma quadro – ha affermato Ussai – ma questa è a malapene una legge cornice, peraltro abbastanza vuota nonostante sia stata riempita durante la giornata di ieri anche con alcune nostre proposte che sono state accettate. Mi riferisco in particolare alla valorizzazione delle professioni sanitarie che aiuterà la presa in carico delle persone più fragili e con cronicità, a cui un lavoro di equipe, e quindi il ruolo del fisioterapista e dell'infermiere di comunità e di famiglia, potrà dare un apporto fondamentale”. “Il nostro atteggiamento non è stato mai strumentale e abbiamo valutato ogni proposta nel merito, trovando però alcune scelte che non potevano che portarci a un voto negativo – ha spiegato il consigliere M5S -. La prima riguarda i Dipartimenti per le dipendenze, dimenticati in un primo momento e poi accorpati a quelli per la salute mentale. Una soluzione che non crea alcun vantaggio ma solo confusione”.
“Un'altra forte criticità riguarda il sistema dell'emergenza – urgenza, su cui neanche in maggioranza erano tutti d'accordo – sottolinea Ussai -. In una legge che posticipa moltissime scelte a successive delibere di Giunta, non si capisce perché non rimandare anche questa per consentire di chiarire il modello da proporre, considerato che quello che si è voluto mantenere è profondamente diverso da quanto promesso dal centrodestra in campagna elettorale”.
“E, naturalmente, c'è la questione legata al privato. Se sull'organizzazione del distretto fortunatamente si è fatto un passo indietro, l'emendamento che porta al 6% la possibilità di ricorso al privato ha svelato le carte. Siamo quindi di fronte a una riforma 'Serracchiani 2.0' che lascia sostanzialmente invariata l'impostazione voluta dalla precedente Giunta, compresi i tagli portati alla rete ospedaliera, e che rischia di smantellare la sanità pubblica e di renderne insostenibili i costi”.
Sulla questione sanità il segretario regionale del PD Cristiano Shaurli si era già espresso nel corso del dibattito: “è non-riforma che apre scenari inquietanti”. “Scomparse tutte le promesse della campagna elettorale”, dice Shaurli. “Un vuoto tale che Fedriga e i suoi hanno pensato fosse meglio buttarla in caciara con la solita propaganda urlata, oscurando il lavoro dell'intero Consiglio e anche dello stesso assessore Riccardi. Perché questa non è una riforma sanitaria ma una banale riorganizzazione in cui si aprono scenari inquietanti: si rischia di vedere appaltati a gruppi privati intere parti della nostra sanità e non si risponde ai bisogni di cittadini e territori”.
Per l'esponente dem “non ci sono risposte in termini di servizi, di migliorie nei pronto soccorso e nelle lunghissime liste d’attesa, dove anzi il capogruppo della Lega dà il benvenuto al privato. Non ci sono scelte per i territori, che dovranno aspettare gli atti delle Aziende sanitarie o della Giunta Fedriga per conoscere il loro destino”.
“Al netto di ciò che era stato impostato dal centrosinistra e che viene confermato, a cominciare dall'integrazione ospedale-territorio – aggiunge Shaurli - sono scomparse tutte le roboanti promesse della campagna elettorale, anche le promesse di chi è venuto in regione a raccontar favole infilato in una felpa. Ma su tutto – ribadisce - preoccupa il rischio di una subdola e progressiva apertura al privato”.