Ritorno al nucleare. Rinnovabili Network e ISDE dicono no: “Costoso, rischioso e non necessario”

Il ritorno al nucleare in Italia, proposto dal Governo con il Disegno di Legge n. 2669, viene giudicato «economicamente insostenibile, impraticabile e non necessario» dal 100% Rinnovabili Network, che riunisce università, centri di ricerca, imprese e organizzazioni ambientaliste come Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente e WWF Italia.

Durante l’audizione parlamentare, la rete ha contestato l’idea che i piccoli reattori modulari (Small Modular Reactors, SMR) possano ridurre i costi della decarbonizzazione. Ad oggi, nessun SMR è operativo in Occidente e diversi progetti hanno registrato forti aumenti di spesa. Negli Stati Uniti il progetto NuScale stima costi tra 250 e 354 dollari per megawattora, ben oltre i prezzi di mercato. In Cina e Russia i primi impianti hanno superato di molto i costi previsti. Inoltre, una quota significativa dei cantieri nucleari avviati nel mondo è stata abbandonata o sospesa.

Secondo il Network, gli SMR produrrebbero anche quantità maggiori di rifiuti radioattivi rispetto ai reattori tradizionali, aggravando il problema irrisolto del deposito nazionale italiano.

I dati europei mostrano inoltre che nel 2025 solare ed eolico hanno superato il nucleare nella produzione elettrica dell’Unione Europea (30,1% contro 23,4%), mentre i costi delle batterie sono scesi fino a 70 dollari per chilowattora, rendendo sempre più competitivo un sistema basato su rinnovabili, accumuli e reti intelligenti.

La posizione di ISDE: rischio sanitario e fragilità strategica
Accanto alle valutazioni economiche, l’Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE Italia) ha portato in audizione alla Camera una riflessione centrata su salute pubblica, sicurezza e contesto geopolitico.

Secondo ISDE, in un quadro internazionale segnato da tensioni belliche crescenti, le centrali nucleari – compresi gli SMR – rappresentano potenziali “obiettivi sensibili” in caso di guerra o attacchi terroristici. Anche un impianto di piccola taglia potrebbe determinare evacuazioni estese e contaminazioni persistenti in caso di rilascio di isotopi come iodio-131, cesio-137 e stronzio-90.

ISDE sottolinea inoltre che nessun SMR è oggi pienamente operativo su scala commerciale in Europa né esistono dati consolidati su intero ciclo di vita, dismissione e gestione finale dei rifiuti. I tempi di realizzazione – stimati non prima del 2035–2040 – sarebbero incompatibili con gli obiettivi climatici al 2030.

Particolarmente rilevante, per l’associazione, è il tema demografico: in un Paese densamente popolato come l’Italia, con oltre il 70% della popolazione in aree urbane, non esistono aree realmente isolate per gestire emergenze radiologiche su vasta scala.

Dal punto di vista sanitario e preventivo, ISDE conclude che la priorità deve andare a rinnovabili, accumuli, efficienza energetica ed elettrificazione, soluzioni già mature, più rapide da implementare e prive dei rischi radiologici e strategici legati al nucleare.

Fonte blog giornalistico Ambiente e non solo…