Riuscita la manifestazione a Udine contro la gestione migranti. Intanto spiace constatare che il governo prosegue sulla rotta indicata dai decreti Salvini. Bloccata in porto a Pozzallo la Mare Jonio di Meditterranea

E' certamente andata bene la manifestazione regionale svoltasi questo pomeriggio a Udine, notevole l'affluenza di persone nonostante il tempo non promettesse nulla di buono. Ma il meteo è stato clemente e la colorata iniziativa si è svolta come da programma con centinaia di persone che hanno ascoltato i numerosi interventi tesi a denunciare la situazione  che in FVG è divenuta preoccupante. Preoccupante è stato detto  per tutte e tutti, per coloro che vi abitano e per coloro che vi arrivano, minando la stessa tenuta dell’ordinamento democratico.
Il territorio del Fvg  sono il punto terminale della cosiddetta Rotta Balcanica, via di fuga obbligata per i rifugiati. Senza alcuna situazione di emergenza reale (non ci sono stati aumenti significativi degli arrivi rispetto al 2019) nel corso della primavera è stato rispolverato ad arte un vetusto accordo di riammissione tra Italia e Slovenia del lontano 1996, superato dall’evoluzione storica e giuridica di quasi tre decenni. In violazione delle norme interne, dell’Unione Europea e del diritto internazionale, sono iniziate operazioni massicce di respingimento dei richiedenti asilo apertamente rivendicate dal Governo italiano: si tratta di respingimenti che avvengono senza alcun provvedimento amministrativo, ma solo in forza di trasferimenti eseguiti dalle polizie di Italia, Slovenia e Croazia che hanno come effetto quello di deportare le persone in Bosnia, fuori dall’Unione Europea, senza lasciare traccia di tali operazioni. Le deportazioni, hanno raccontato alcuni aderenti alla manifestazione, avvengono, specie in Croazia, anche con l’uso di violenze efferate come documentato da Amnesty International e da tutti i rapporti internazionali indipendenti. In parallelo è continuata, con folle determinazione, anche da parte della Giunta regionale Fvg, la spinta verso una politica concentrazionaria, finalizzata ad eliminare, nel solco dei decreti Salvini ancora incredibilmente in vigore nonostante il cambio di governo nazionale,  ogni esperienza di accoglienza diffusa, isolando - come a Udine – i richiedenti asilo in grandi strutture degradate, senza corsi di italiano, né percorsi di qualificazione professionale o attività sociali, rendendoli soggetti passivi e alimentando una percezione negativa della loro presenza.
In sostanza secondo gli organizzatori cresce la preoccupazione  di tali scelte politiche, nazionali e locali, finalizzate a una gestione volutamente emergenziale di situazioni che sono invece del tutto gestibili con i normali strumenti giuridici di cui il nostro ordinamento dispone; tali scelte costituiscono un rischio concreto per la tenuta democratica del Paese perché consolidano l’idea che ogni situazione di crisi autorizzi prassi arbitrarie, comportamenti demagogici e di incitamento all’odio che si stanno diffondendo a macchia d’olio in tutta la regione.

La manifestazione quindi ha ribadito quanto scritto nell'appello di adesione all'iniziativa odierna, che ha visto decine di associazioni culturali, sociali e cooprerative  aderire. Questo il testo:

Di fronte allo scenario CHIEDIAMO di:
 cessare immediatamente i respingimenti dei richiedenti asilo alla frontiera terrestre e garantire
effettivamente l’esercizio del diritto di asilo;
 cancellare le grandi strutture ispirate alla logica concentrazionaria ripristinando il sistema di
accoglienza diffusa, creando inclusione sociale e buona gestione delle risorse pubbliche;
 chiudere il Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Gradisca d’Isonzo, luogo strutturalmente
non idoneo a garantire standard minimi di rispetto dei diritti e della dignità dei trattenuti e
modificare con urgenza la normativa sui CPR affinché detti luoghi possano essere chiusi in tutta Italia;
 attuare profonde modifiche della normativa sull'immigrazione, rendendo possibili procedure di ingresso regolare per la ricerca del lavoro, aprendo canali umanitari per i rifugiati che si trovano in condizioni di particolare pericolo, sottraendoli ai ricatti e agli abusi dei mercanti/trafficanti di esseri umani, riportando alla regolarità tutte le persone che in Italia hanno un inserimento sociale ma sono state spinte nel circuito della irregolarità, del lavoro nero e dello sfruttamento da normative inique e anacronistiche;
 potenziare il sistema sanitario regionale, garantendo a tutte le persone, e in ogni Comune del FVG, interventi preventivi e di cura adeguati, con particolare attenzione alle fasce più deboli della popolazione, indirizzando la spesa a garantire qualità dei servizi, congruo numero di personale e investimenti nella ricerca e nella formazione.
Crediamo in una società aperta e includente, rispettosa della dignità delle persone, libera da odi, pregiudizi, razzismo.

Intanto ad aggravare la situazione sul tema migranti ieri sera la Capitaneria di Porto di Pozzallo, ha comunicato il DINIEGO all’imbarco a bordo della MARE JONIO di due membri, paramedico soccorritore ed esperto di ricerca e soccorso in mare, del Rescue Team di Mediterranea Saving Humans. "Con i provvedimenti adottati ha annunciato  l'armatore della Mare Jonio  "viene di fatto bloccata l’attività di missione nel Mediterraneo,  privando il confine acqueo più mortale del mondo di un’altra nave che, in quasi due anni, ha portato in salvo sbarcandole in porti sicuri europei 374 persone tra donne, uomini e bambini, il cui destino sarebbe stato invece la morte per affogamento o la deportazione in Libia.  È questo solo dell’ultimo atto di uno stillicidio di provvedimenti adottati da diverse Autorità da quando, nel maggio scorso, la MARE JONIO ha ripreso la sua attività in mare dopo la forzata sospensione dovuta al “lockdown”. Dalla partenza il 9 giugno scorso dal porto di Trapani la nave di Mediterranea è stata raggiunta da ben quattro DIFFIDE al Comandante e all’Armatore a “preordinare le attività del predetto rimorchiatore all’esecuzione di operazioni di salvataggio in modo stabile e organizzato.” Alla minaccia di conseguenze penali, contenuta nelle Diffide, ha fatto seguito l’apertura di due procedimenti giudiziari presso la Procura della Repubblica di Ragusa a carico dei nostri Comandanti e Armatori, accusati di “non aver ottemperato alle prescrizioni delle Autorità” in occasione del salvataggio di 67 persone del 19 giugno scorso e dello sbarco delle 27 persone soccorse a bordo della nave mercantile Maersk Etienne il 12 settembre. Si tratta, evidentemente, di una mirata persecuzione amministrativa e giudiziaria che nasce da una precisa volontà politica del Governo, contiene un messaggio chiaro e terribile ed ha un altrettanto micidiale obiettivo. Come avvenuto con il “fermo amministrativo” delle altre navi e degli aerei della società civile europea, il messaggio del Governo è “VIETATO SOCCORRERE” vite umane che si trovano in pericolo in mare. L’obiettivo del Governo è ostacolare ed impedire di fatto la presenza in mare di tutte le organizzazioni civili che operano missioni di osservazione, monitoraggio e soccorso: vogliono togliere di mezzo dal Mediterraneo i testimoni scomodi delle quotidiane violazioni dei diritti umani che avvengono grazie alle politiche e ai finanziamenti dei Governi europei. Ma noi non intendiamo arrenderci alla disumanità e al cinismo di queste scelte politiche: i nostri Legali sono già al lavoro per ricorrere contro provvedimenti arbitrari e illegittimi che hanno colpito la Mare Jonio e, grazie alle migliaia di cittadine e cittadini che ci sostengono, faremo il possibile per tornare presto in mare insieme alle altre navi ed aerei della Civil Fleet europea".