Roma: traballa la giunta Raggi, vittima di “faide” pentastellate

”Siamo determinati a lavorare per il bene della città. Queste dimissioni non ci spaventano. Diamo fastidio ai poteri forti ma siamo uniti e determinati". Lo ha detto il sindaco di Roma Virginia Raggi alla sua giunta durante la seduta del Consiglio comunale di Roma, ma il suo nervosismo è stato tradito, raccontano, da un luccichio che velava gli occhi, non un pianto dirotto, ma un nodo allaa gola, un magone che ha trattenuto a stento. Insomma Virgina Raggi contro tutti o quasi, perchè, da qualunque prospettiva si guardi è crisi al Comune di Roma e solo dopo una manciata di settimane dall'insediamento dei grillini al Campidoglio. Adesso Raggi dovrà cercare di rimettere a posto i cocci mentre è chiaro che evocare la tesi del complotto è un modo per non perdere la faccia davanti al grillismo militante che ama le tesi su complotti e la dietrologia più spinta e fantasiosa. In realtà però i consiglieri potrebbero sfiduciarla. Si vocifera che solo il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio sia corso in difesa del sindaco. Il resto del direttorio sarebbe per la soluzione estrema che però, ad oggi, non viene presa in considerazione. Perdere Roma significherebbe dire addio a qualsiasi possibilità di correre per governare il Paese.
La raffica di dimissioni che ha colpito la giunta Raggi ieri a Roma ha destato più di una perplessità all'interno del Movimento 5 Stelle. I contrasti tra il sindaco della Capitale e il mini direttorio hanno avuto come naturale conseguenza le dimissioni del capo di gabinetto Carla Romana Raineri e dell'assessore al Bilancio Marcello Minenna, persone di fiducia delle parlamentari romane pentastellate Carla Ruocco, Paola Taverna, Roberta Lombardi. Nomine che a Raggi erano state imposte e per questo sgradite al sindaco. Considerate alla stregua di spie del mini direttorio è bastato quindi trovare un pretesto (il parere dell'ANAC) per dimissionare Raineri e scatenare l'effetto domino che ha portato l’amministratore unico di Ama, Alessandro Solidoro e i vertici Atac a lasciare il proprio posto. La scelta della Raggi, che ha postato su Facebook alle 5 del mattino di ieri la nota con cui annunciava le dimissioni di Raineri, non è piaciuta al M5S. Come riporta Il Messaggero di Roma, ci sarebbe stato un duro confronto tra il sindacco e Paola Taverna, tanto che Raggi avrebbe minacciato di lasciare l'incarico. E’ l’inizio di un nuovo corso che passa attraverso una sorta di guerra d’indipendenza che si potrebbe tradurre anche in un isolamento pesante che si fa plastico, per «Virginia». L’unico big che l’avvocato pentastellata incontra è la senatrice Paola Taverna, poco prima di pranzo. Il faccia a faccia, per chi conosce la Taverna e la sua proverbiale schiettezza, non è difficile da immaginare. In Comune si racconta di urla. «Ti stai facendo il vuoto intorno, Virginia. Stai danneggiando Roma e soprattutto il M5S. Ho parlato anche con Beppe. Queste sono due perdite gigantesche». La risposta della sindaca suona così, piatta e abbastanza impostata come ormai vuole apparire la grillina. «Rispetto la trasparenza e soprattutto le nomine dei miei collaboratori le faccio io. Altrimenti mi dimetto». Dietro alle dimissioni di Carla Raineri non è solo il suo contestato stipendio ma anche faide interne. Scrive Repubblica Carla Raineri non si fidava del suo vice Raffaele Marra. E aveva cercato di contrastare lui e Romeo proprio con l'assessore Marcello Minenna. I due volevano mettere becco sulle partecipate e il supertecnico non intendeva accettarlo. Per questo, una volta mandata via la Raineri, ha deciso di lasciare anche lui. Seguito dalle persone che aveva scelto, come il presidente dell'Ama Alessandro Solidoro. Intanto il sindaco di parma Pizzarotti manda i suoi messaggi attizzando il fuoco nella rete: «Tempo fa chiesi a Grillo: 'la volontà è quella di lasciare che le varie correnti del Movimento lo logorino dall'interno?». «Piaccia o no, lo accettiate o no, è quello che sta avvenendo. Sono due anni che mi spendo per l'idea di un meetup nazionale, allo scopo di neutralizzare le correnti e per rendere pubblico il dibattito politico interno al Movimento». Parole dure quelle scritte sulla sua pagina Federico Pizzarotti che con il suo ruolo di dissidente in casa vede crescere quanti fra i grillini cominciano ad avere dubbi sulla gestione del movimento post-Casaleggio.