Rotta balcanica, via della disumanità e della vergogna: emergenza umanitaria nella colpevole indifferenza

camp Lipa

C'è quest'anno, in un luogo vicinissimo al FVG, un presepe tragico e violento di cui nessuno vuole parlare. Parole durissime quelle espresse in un comunicato dalla ReteDASI FVG che spiega essere la vicenda  che "coinvolge migliaia di profughi disperati, privi di alcun ricovero ed esposti al freddo dell'inverno, in Bosnia, nell’ormai ex campo di Lipa, a 30 km da Bihac, allestito come struttura provvisoria per 1500 persone - ed era arrivato ad averne oltre 2000 - senza rete fognaria, corrente elettrica né riscaldamento. Dopo settimane di vane insistenze e pressioni sulle autorità bosniache ed europee affinché fossero soccorse le persone prive delle condizioni minime per la sopravvivenza, due giorni prima di Natale, IOM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) che gestisce i campi per i rifugiati in Bosnia con fondi dell'Unione Europea, ha deciso di chiudere e di andarsene, abbandonando nel nulla quasi 2000 persone. Il governo di Sarajevo ha chiesto di riaprire almeno una degradata ex fabbrica vicino a Bihac, già usata in passato, ma il governo del cantone si oppone.
Ora dopo ora, si fa concreto il rischio di morte per stenti e assideramento di un numero enorme di giovani afghani, iracheni, pachistani, siriani, ma anche africani già bloccati, da anni, sulla Rotta balcanica. Al momento della pubblicazione di questa nota (28 dicembre 2020) nessuna soluzione, neppure emergenziale, è stata trovata, con il rischio di una catastrofe umanitaria senza precedenti.  Per anni l'Unione Europea, anziché organizzare programmi di reinserimento dei rifugiati, ha finanziato le diverse istituzioni bosniache, per bloccare i migranti e confinarli in condizioni disumane dentro luoghi inabitabili e ha elargito ingenti somme alla Croazia, affinché respinga con ogni mezzo, anche tramite violenze efferate, chi cerca di fuggire e giungere in Europa, come denunciato anche da Amnesty International. Ora, anche questa forma precaria di confinamento viene meno, lasciando il posto alla morte per abbandono. Ai pochi migranti che riescono in qualche modo ad arrivare, spesso in condizioni disperate, al confine italiano, viene impedito di chiedere asilo, in aperta violazione delle norme italiane ed europee. Si chiamano, con un termine ingannevole “riammissioni” e vengono presentate come legali, ma di legale non c'è nulla. Attraverso un abile meccanismo a catena tra Italia, Slovenia e Croazia, le persone vengono rigettate in Bosnia dove si ritrovano di nuovo in condizioni inumani e degradanti. Tutto ciò accade, mentre in Italia siamo occupati in dotte dissertazioni sull’esegesi dei vari decreti e “soffriamo per il restringimento” di pranzi e cenoni.   Di questo dramma che si consuma a 300 km da Trieste quasi nessuno parla, né autorità civili né religiose, né intellettuali né politici".  In realtà questo è drammaticamente inesatto, perchè di rotta balcanica la politica del FVg sta parlando proprio in queste ore ma non nel senso auspicato, infatti l'assessore regionale alla "Sicurezza" Pierpaolo Roberti si preoccupa  degli effetti collaterali del dramma: "E' intollerabile, dice Roberti,  che aree di pregio naturalistico come la riserva della Val Rosandra si trasformino in discariche di vestiti e di rifiuti abbandonati dagli irregolari in transito. Noi come Regione ci facciamo carico della pulizia dei boschi, ma ora Roma batta un colpo". "Chi attraversa clandestinamente la frontiera - ha ricordato Roberti - abbandona poi gli abiti per cancellare ogni traccia del passaggio attraverso la Slovenia per evitare la riammissione: così intere aree diventano discariche a cielo aperto".  "Oggi ci facciamo carico di quest'onere - ha aggiunto l'assessore regionale alla Sicurezza -, ma pretendiamo che da Roma arrivi un segno di vita e ci si accorga che il Friuli Venezia Giulia non può addossarsi, oltre ai costi sociali e sanitari, anche quelli ecologici della rotta balcanica. Pretendiamo che il nostro territorio venga salvaguardato sotto tutti gli aspetti e che finalmente ci sia un risveglio davanti al problema dell'immigrazione irregolare. È legittimo - ha concluso Roberti - che il Governo abbia, sul tema dell'accoglienza, visioni diverse dall'Amministrazione regionale, ma di quelle visioni non può essere il Friuli Venezia Giulia a pagare il dazio". Ma non è finita, sempre l'ineffabile Roberti per il quale la rotta balcanica è un ossessione sulla quale ha basato le fortune elettorali ha rincarato la dose annunciando un nuova stanziamento per l'acquisto di telecamere automatiche contro il nemico alla porte.  "Ancora una volta l'amministrazione regionale si mostra attenta alle esigenze della nostra polizia locale e di frontiera, impegnata nei controlli ai confini per il contrasto all'immigrazione lungo la rotta balcanica. Con risorse pubbliche messe a disposizione per l'anno prossimo sarà possibile dotare i corpi di polizia di fotocamere automatiche, che saranno d'ausilio alle operazioni di sicurezza del territorio". La norma consente all'Amministrazione regionale di acquistare fotocamere con sensore ad attivazione automatica al fine di dotare di adeguato supporto tecnologico, su richiesta, i corpi della polizia locale, le Prefetture e gli uffici di polizia di frontiera della regione. Per questa finalità sono stati messi a disposizione 50mila euro per il 2021. Le domande dovranno essere presentate al Servizio polizia locale, sicurezza e politiche dell'immigrazione della rispettiva Direzione centrale". Insomma  blindiamoci  ancora di più nell'egoismo  in sfregio alla nostra Costituzione dato che ormai in pochi si ricordano che in Italia il diritto di asilo è garantito dall'art. 10, comma 3 della Costituzione che recita: «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge» insomma la politica del Fvg è chiara,  lasciamo che che muoia chi deve morire e soprattutto che non sporchi.