Schiarire sul caso Regeni. Accusati di omicidio i primi depistatori, trucidarono i cinque presunti rapitori risultati innocenti

Caso Regeni, ora qualcosa in Egitto si muove davvero. La procura generale del Cairo ha infatti iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio due poliziotti che parteciparono il 24 marzo scorso alla cruenta messa in scena con cui alla magistratura, al Governo e all'opinione pubblica italiana vennero indicati i cadaveri di cinque innocenti additati come i responsabili della morte di Giulio. Una tesi maldestra che fece immediatamente acqua da tutte le parti dimostrando, sempre che ci fosse bisogno, il coinvolgimento dei sevizi o della polizia egiziana nella vicenda del giovane ricercatore friulano trucidato. A questo punto la mossa del procuratore egiziano Sadek di incriminare i due poliziotti secondo un ragionamento semplice quanto conseguenziale porta ad un probabile prossimo colpo di scena più diretto, quantomeno rispetto agli esecutori materiali dell'omicidio di Giulio. Come il procuratore Sadek ha spiegato al procuratore Giuseppe Pignatone e al sostituto Sergio Colaiocco, le evidenze dell'inchiesta egiziana sulla morte dei cinque non lasciano ormai spazi a dubbi. L'assenza di tracce di sangue all'interno del pulmino su cui vennero ritrovati i cadaveri dei cinque morti ammazzati fa escludere che vi sia mai stato un conflitto a fuoco. E, a maggior ragione, che a scatenare quel conflitto a fuoco furono i colpi esplosi "per legittima difesa" dalla polizia egiziana, come ha riferito in un verbale ora consegnato alla procura di Roma uno degli agenti coinvolti. In questo atto, piuttosto lungo, e in queste ore in corso di traduzione dall'arabo, i nostri investigatori sono convinti di poter trovare utili contraddizioni o comunque indizi in grado di aprire una porta su i mandanti di quell'esecuzione dunque dell'attività di depistaggio sull'omicidio di Giulio Regeni come dimostra anche il “ritrovamento” dei documenti di Regeni a casa di uno dei cinque disgraziati trucidati. Ma c'è di più, l'atteggiamento avuto dal procuratore egiziano lascia sospettare che si stia preparando un "colpo di teatro" nel quale sul vassoio d'argento verranno consegnati non più i documenti di Giulio Regeni ma le teste, si spera simbolicamente, dei responsabili materiali delle torture e dell'uccisione del povero Giulio. Difficile però che arrivino nomi di mandanti che vadano oltre un certo grado.