Scoppia l’affaire Possamai-de Eccher. Chiesto il rinvio a giudizio per l’ex direttore de Il Piccolo, accusa di estorsione

E' una  brutta vicenda quella che riguarda l'ex direttore del quotidiano triestino "Il Piccolo" che rischia il rinvio a giudizio per il reato di estorsione. Diciamo subito che il giornalista e, a maggior ragione un Direttore di testata, deve seguire delle precise linee di indirizzo e comportamento:   “difende il diritto all’informazione e la libertà di opinione di ogni persona; per questo ricerca, raccoglie, elabora e diffonde con la maggiore accuratezza possibile ogni dato o notizia di pubblico interesse secondo la verità sostanziale dei fatti” recita così il comma 1 dell'articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista, “carta” che racchiude i principi deontologici che devono fare da guida nella professione. Detto questo sarebbe gravissima l'accusa, se venisse confermata, all'ex Direttore de Il Piccolo Paolo Possamai  di aver patteggiato il silenzio su una notizia di sicura rilevanza in cambio di fondi. E non renderebbe certamente meno lieve il giudizio il fatto che la vicenda riguarderebbe dei soldi ottenuti non per se stesso ma per le attività editoriali del giornale. Ma prima di inoltrarsi nel periglioso terreno della cronaca su quanto fin qui si è saputo, bisogna dire, in via preliminare, che una richiesta di rinvio a giudizio non è sentenza di colpevolezza e che chiunque, anche un giornalista, è innocente fino a prova contraria dei fatti. Ma le verità giudiziarie sono una cosa, la narrazione di fatti sono altro e quindi, la notizia non si può tacere, come c'è da temere faranno invece molti media. La vicenda risale al 2014, quando il Direttore del prestigioso quotidiano triestino  era  Possamai (oggi alla guida dei quattro giornali veneti del  gruppo Gedi: Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso, La Nuova Venezia e il Corriere delle Alpi) finito nei tabulati della Direzione investigativa antimafia, nel corso di un'intercettazione telefonica sulla linea di uno dei titolari dell'impresa di costruzioni Rizzani de Eccher. In quell'occasione, secondo quanto emergerebbe dal colloqui registrato e trascritto dagli operatori della Direzione investigativa antimafia, Possamai avrebbe concordato la non divulgazione da parte del quotidiano triestino di notizie “sensibili” riguardanti l'azienda, in cambio della sponsorizzazione, con 40mila euro, di due volumi intitolati "A tavola con Italo Svevo", poi allegati al Piccolo. Sempre secondo fonti giudiziarie de Eccher, chiamato a testimoniare, avrebbe confermato la vicenda. La notizia è rimasta sotto traccia fino alla prima udienza davanti al gip tenutasi venerdì scorso, udienza rinviata su richiesta della difesa. Così si è saputo anche che la richiesta di rinvio a giudizio è per il reato di estorsione. L'avvocato di Possamai, Fabio Pinelli, ha dichiarato alla Rai che auspica "che la richiesta di rinvio a giudizio non venga accolta. L'ipotesi d'accusa è non solo infondata ma del tutto fantasiosa. Basta leggere il titolo di reato, nonché ascoltare la telefonata per comprendere la totale correttezza del direttore Possamai nella relazione con de Eccher. Del resto è a tutti nota l'integrità morale e professionale del direttore Possamai - prosegue l'avvocato Pinelli - che non ha riservato alcun trattamento di favore alla De Eccher perché le notizie in questione erano già state ampiamente divulgate. Per altro verso è stata già depositata adeguata documentazione comprovante la perfetta regolarità della sponsorizzazione intercorsa fra il gruppo editoriale e Portopiccolo, avviata ben prima della telefonata in questione". Ora vale la pena fare alcune considerazioni, la prima è relativamente al reato di estorsione che in diritto, è un reato commesso da chi, con minaccia (o violenza) costringa uno o più soggetti a fare o a non fare qualche atto al fine di trarne un ingiusto profitto con altrui danno(in questo caso il danno è per i lettori privati del sacrosanto diritto di essere informati). La seconda è che si tratta di un reato che una volta perpetrato è commesso generalmente con la cooperazione della vittima, per cui interessante sarebbe conoscere a quale vicende si riferiscono i fatti. Elemento non facile da ricostruire dato che la Rizzani de Eccher è stata spesso al centro di indagini, non certo di gossip, come del resto lo è ancora rispetto alla recentissima inchiesta goriziana sulla cosiddetta cupola degli appalti relativi alla Terza corsia della A4. Altre considerazioni sono invece più generali e magari non riguardano per nulla la fattispecie del “caso” Possamai-de Eccher, e riguardano invece la categoria dei giornalisti ed il potere dato dalla concentrazione dell'informazione  in mano a pochi soggetti. Una concentrazione che, soprattutto in Fvg, ha dato in mano ad unico gruppo editoriale il quasi monopolio dell'informazione, un monopolio che viene utilizzato in maniera pesante e come si può capire dall'episodio in questione, in modo non certo trasparente, anche se, come c'è da auspicare, non si fosse perpetrato il reato di estorsione, restano certe frequentazioni telefoniche. Allargando ancora di più il discorso, è del tutto evidente che nei media italiani e quelli del Fvg non sono certo da meno, vi sono tante tipologie di giornalisti. Prendendo a prestito le definizioni date da Pier Luigi Vercesi, giornalista di lungo corso del Corriere della Sera nel suo libro «Ne ammazza più la penna...», vi sono giornalisti avventurieri, giornalisti scandalosi, giornalisti venduti e comprati, giornalisti eroici, giornalisti svelatori di luminose verità o occultatori di vergogne nazionali, dai grandi ai meno noti, ognuno con la precisa cifra della propria personalità. Parole vere che fanno eco a quanto affermato nella denuncia di Claudio Fava nel suo libro, «Comprati e venduti», quando dice : «l’errore di fondo in questi anni è stato celebrare la neutralità della scrittura, come se i giornalisti fossero solo una stirpe di ragionieri, scrivani inoffensivi, spettatori di storie altrui». Spiace constatarlo ma  ha pienamente ragione Fava  anche quando ricorda che non tutti nella categoria intendono il giornalismo come «esercizio dell’anima prima che della parola, che non si nutre di indignazioni ma di curiosità, di sguardi lunghi, di domande scortesi». Anche noi, nel nostro lavoro quotidiano,  come Fava,  riteniamo sia quasi un imperativo smascherare quella parte del mondo dell’informazione compiacente o reticente, quel giornalismo omertoso fatto di prudenza vile, lusinghe ai potenti e spacciatori di cronache devote. Tutto ovviamente con la prudenza e il rispetto dovuto al lavoro degli altri, ma senza alcuna omissione di casta.

Fabio Folisi

Potrebbero interessarti anche...