Senza consenso espresso è stupro: “se approvato, questo testo segnerà un punto di svolta nella legislazione italiana”
L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come data della ricorrenza e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare in quel giorno attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della nonviolenza e del rispetto delle donne. Una volta tanto la politica italiana, in maniera bipatisan, ha deciso di uscire dalla logica spesso stucchevole della “commemorazione” per tentare di intervenire in maniera giuridicamente efficace. In Commissione Giustizia è stato approvato all’unanimità l’emendamento che riscrive l’articolo 609 bis del codice penale introducendo il concetto di “consenso libero e attuale” come presupposto essenziale per escludere la violenza sessuale. Ovvimante la norma dovrà passare dall’Aula. Le relatrici del provvedimento sono Carolina Varchi (Fratelli d’Italia) e Michela Di Biase (Partito democratico), a testimonianza di un consenso politico trasversale raro su temi di genere e diritti civili. Come è noto il problema non è semplice perchè la legge italiana punisce lo stupro solo in presenza di violenza, minaccia o abuso di autorità. Con la riforma, invece, il fulcro diventerà l’assenza di consenso, in linea con la Convenzione di Istanbul e con le normative già in vigore in Paesi come Francia e Spagna. La pena prevista, in caso di auspicabile approvazione definitiva, sarà la reclusione da due a sei anni. “La violenza sessuale è un crimine abominevole – ha dichiarato Carolina Varchi – e chi lo compie deve sapere che la legge non gli lascerà scampo. Il teorema del ‘non ha opposto resistenza’ non troverà più applicazione nel nostro ordinamento”. Secondo la deputata di Fratelli d’Italia, “questo intervento normativo restituisce forza e credibilità allo Stato e riafferma il principio che nessuno può disporre del corpo di un’altra persona che non sia liberamente consenziente. La libertà di dire no sarà inviolabile e indiscutibile”. A sottolineare la portata culturale della riforma è stata anche Michela Di Biase del Pd, co-firmataria dell’emendamento: “Siamo partiti dalla proposta di legge a prima firma Boldrini che introduceva il consenso nel codice penale. Da lì è iniziata un’interlocuzione tra tutte le forze politiche e siamo riusciti a portare a casa un emendamento che rappresenta un vero cambio di paradigma. Non sentiremo più nei processi per stupro domande imbarazzanti volte a colpevolizzare la vittima: da oggi quello che conta è il consenso, che dovrà essere libero e attuale”. Di Biase ha respinto le polemiche e le disinformazioni circolate nei giorni scorsi: “Le fake news restano tali. Questo emendamento non stravolge nulla, ma chiarisce ciò che già la Cassazione riconosce: è stupro ogni rapporto sessuale senza consenso. È un passo avanti di civiltà e giustizia, a tutela delle donne e della dignità delle persone”. Soddisfazione anche da parte di Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e la violenza di genere: “Ho sempre sostenuto che su questi temi la trasversalità politica è fondamentale. L’accordo raggiunto dimostra che la buona politica, quella del fare, può unire. Se approvato, questo testo segnerà un punto di svolta nella legislazione italiana: per la prima volta il concetto di consenso entra esplicitamente nel codice penale come criterio centrale per distinguere un rapporto sessuale da una violenza. Senza consenso, libero e attuale, è violenza”.




