“Servizi segreti” allo sbaraglio

Buchi grandi come voragini nell’intelligence francese, questo il dato che emerge dalle indagini sul barbaro assassinio nella chiesa di Saint-Etienne-de-Rouvay. Insomma se c'è un informazione inquietante da cogliere dagli ultimi episodi terroristici in Germania e più ancora in Francia, è che non ci sono più i “servizi segreti” di una volta. Questo potrebbe valere anche in Italia non certo esente da rischi terroristici. Dal mondo della politica, ma anche da molti esperti analisti che spopolano nei talk o nei commenti su carta stampata, ci viene raccontato che da noi tutto funziona egregiamente, certo non siamo al rischio zero che non esiste... Sarà anche vero, ma certi episodi del recente passato, basti pensare alla oscura vicenda della deportazione in Kazakistan di moglie e figlia del dissidente Muhktar Ablyazov senza che gli 007 italiani intervenissero fa sorgere dubbi. L'impressione è che il metodo usato sia lo stesso con il quale sono per anni state decantate le solidità del sistema bancario italiano, quando negli altri paesi, in deroga, si aiutavano con soldi pubblici i bilanci in rosso, e a noi raccontavano che gli istituti italiani erano solidi e ben capitalizzati. Poi a “bail-in” in funzione ecco scoppiare il bubbone senza che nessuno facesse minimamente autocritica confidando nella proverbiale smemoratezza italica. Speriamo che anche in tema di terrorismo islamico non ci si debba nascondere con la testa sotto la sabbia invocando appunto che il “rischio zero” non esiste. Ma torniamo alla vicenda francese e al terribile episodio dello sgozzamento del parroco di Saint-Etienne-de-Rouvay. Il secondo degli attentatori, si scopre oggi, si era radicalizzato e i servizi francesi lo sapevano. Anzi l'avevano fermato e schedato poco meno di un mese fa, il 29 giugno: anche per lui un file e la lettera 'S', quella che identifica i radicalizzati a rischio di passare all'azione. Oggi si scopre che il 19enne Nabil Abdel Malik Petitjean, formalmente identificato, è uno dei due attentatori della chiesa di Saint-Etienne-de-Rouvay, il complice di Adel Kermiche. Solo quattro giorni prima dell'omicidio nella chiesa, l'unità di coordinamento della lotta antiterrorista (Uclat) aveva diffuso una nota nella quale affermava di aver ricevuto, da un servizio straniero, un'informazione su un individuo "che sarebbe pronto a partecipare a un attentato sul territorio nazionale", la segnalazione non aveva un nome, ma una foto, quella di Abdel Malik Petitjean, ma quel volto non è stato associato al nome. Abdel Malik Petitjean non aveva condanne a suo carico e quindi ci dicono da Parigi non vi erano né impronte digitali registrate né foto segnaletiche. Ma se lo avevano fermato per sospetto terrorismo! Per questo lasciateci dire che gli 007 non sono più quelli di una volta e che anche se i telefilm americani che hanno invaso le nostre televisioni ci narrano di sofisticati sistemi digitali di riconoscimento, in realtà basta uno smartphone di ultima generazione e la aap di riconoscimento del volto. Ma se nessuno si prende la briga di schedare un presunto terrorista, puoi avere i computer della Nasa, che non cavi un ragno dal buco. Così se si scoprisse che il parroco di Saint-Etienne-de-Rouvay, padre Jacques Hamel è morto per una questione di privacy ci sarebbe da rimanere basiti visto che, questa è violata costantemente per tutti noi e per ragioni commerciali.
Ma non solo i buchi dell'intelligence francese ci fanno temere che l'improvvisazione si sia impossessata delle teste degli agenti segreti occidentali. Vediamo il caso del golpe in Turchia. Mentre infatti è ormai chiaro che Erdogan sapeva e si era preparato a dovere per utilizzare la mini rivolta del venerdì per stroncare la democrazia turca già dal sabato, è evidente che il cortocircuito c'è stato sia con l'Europa che con gli Usa. Se infatti è stato palese lo smarrimento delle cancellerie europee nella notte del golpe, sono state letargiche ed hanno aspettato che il destino si compisse prima di dare il sostengo alla democrazia nella sua versione dell'eletto Erdogan come ci si sarebbe aspettati da così solerti esportatori di libertà e giustizia, dall'altra appare chiaro che il colpo di stato turco non era per nulla inviso all'amministrazione Usa che anzi nella notte l'avevano dato per fatto, a dimostrazione che agli Usa comincia a sfuggire la realtà concreta delle cose. Probabilmente perchè anche la Cia non è quella di una volta. Eppure la cialtroneria con cui si è dipanata l’azione di una esigua minoranza militare ad Ankara è ormai chiara, si può addirittura percepire una qualche somiglianza con l'italico tentato golpe Borghese, il colpo di stato abortito sul nascere da attuare con la forestale durante la notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970. Nell’episodio Turco, forse gli americani sapevano, forse tifavano, ma è difficile credere che vi abbiano in qualche modo partecipato attivamente, o almeno lo speriamo, perchè la conduzione dilettantesca del golpe e il fatto che esso fosse sostenuto da pochi comandanti e da pochissimi reparti, ci dice che anni e anni di pratiche golpistiche targate Usa, dall'Europa al medio oriente, passando per l'America latina, sono state dimenticate dagli 007 americani, quelli che ci dovrebbero aiutare a contrastare il califfato... che Dio ci aiuti.