Si conclude con un big internazionale la lunga estate di Folkest

Abdullah Ibrahim, piano, plus sextett, Studio Bonn-Beuel 23.03.10

A suggellare la grande estate di Folkest 2017, dopo oltre sessanta concerti in tutto il Friuli e la vicina Slovenia, sarà un colosso della musica mondiale, il pianista ultraottantenne sudafricano Abdullah Ibrahim. Giovedì 27 luglio nel Cortile d'onore di Villa Manin (nell’ambito negli appuntamenti di Villa Manin Estate nel Parco in collaborazione con ERPac - Ente regionale per il patrimonio culturale della Regione Autonoma FVG) attesa alle 21.15 l’esibizione di questo mostro sacro del pianismo mondiale che vanta una storia non solo di collaborazioni con i nomi più grandi della storia del jazz, ma è direttamente collegata anche agli sviluppi sociali, culturali e storici del ventesimo secolo.
Nato a Cape Town nel 1934 come Adolphe Johannes Brand, ha iniziato la sua carriera nel 1949, ancora adolescente, con il nome di Dollar Brand. Il pianista rimase fino agli inizi degli Anni Sessanta nel suo Paese natale, dove accompagnò Miriam Makeba e fondò la prima importante jazz band del continente africano, The Jazz Epistles. Nel 1965, Brand fu “scoperto” nientemeno che da Duke Ellington, che lo portò a New York. Ha sempre mantenuto forti i legami con l’Africa convertendosi all’Islam e prese il nome di Abdullah Ibrahim. Durante gli Anni Settanta e Ottanta, divenne la figura più rappresentativa per l’integrazione della scena jazz africana. Ibrahim fonda il Gruppo Ekaya (che in lingua xhosa o zulu vuol dire “patria”) a New York, nel 1983: un gruppo di eccezionali strumentisti che rievoca le linee melodiche del canto popolare sudafricano, inserendolo nel contesto dell’improvvisazione jazzistica. Il repertorio, appassionante, viene basato essenzialmente sulle più celebri composizioni di Abdullah Ibrahim. Per Ibrahim la musica ha una funzione spirituale e terapeutica, quasi sciamanica. Il musicista, in questa sua visione, è colui che mette in contatto il suo spirito con quello degli altri, colui che esprime la gioia e il dolore, personali e collettivi, la materialità e la spiritualità, la memoria dell’individuo e la storia delle genti. Fra i jazzisti più singolari degli ultimi decenni, Abdullah Ibrahim ha accumulato nei lunghi anni dell’esilio, americano ed europeo, una grande quantità di collaborazioni ed esperienze, entrando nel novero dei grandi concertisti mondiali. Con decine di dischi alle spalle, l’artista sudafricano ha oggi ripreso posto nella scena culturale del suo paese d’origine ove al pari di Hugh Masekela e Miriam Makeba riveste anche un ruolo di personaggio simbolo.
La formazione che si esibirà a Villa Manin è composta da Abdullah Ibrahim al pianoforte; Noah Jackson al contrabbasso e violoncello, Will Terrill alla batteria, Cleave Guyton Jr. al sax alto, flauto, clarinetto e ottavino, Lance Bryant al sax tenore, Andrae Murchison alla tromba e al trombone e Marshall McDonald al sax baritono.

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