Siamo gialli e felici. Ora si balla sul Titanic

Incredibile. Fino a una manciata di ore prima di avere la notizia inerente il FVG zona gialla, si ventilava che la regione potesse trasformarsi da arancione a rossa.
“Finchè vedrai sventolar bandiera gialla/tu saprai che qui si balla/ed il tempo volerà…” Bella la canzone di Gianni Pettenati. Inno alla vita, alla libertà, alla gioventù di quegli anni. La gioventù, bambina in quel 1966, dieci anni dopo sarebbe accorsa, all’indomani del terremoto del 1976, in aiuto alle persone colpite da quel mostro. Avrebbe messo a disposizione braccia e cuori, con medici, esercito, associazioni: niente (o quasi) distinguo, eccessi polemici, ricerca di visibilità, strumentalizzazioni. In un tempo brevissimo l’Orcolat aveva mietuto quasi mille morti. Qualcuno li ha recentemente ricordati, in relazione a queste settimane che hanno visto nuove vite umane falciate, stavolta da un Virus. È tornata alla memoria l’immagine della comunità friulana che, intera e unanime, si era inchinata nel pianto per le persone che non c’erano più. Ora vige l’anonimato, il puro dato numerico, 977 morti al 4 dicembre 2020. Lo stesso numero del sisma, suppergiù. Ad oggi.
Ora si balla sul Titanic. Siamo gialli e felici.
Certo, alcuni piccoli passi avanti il Friuli li ha fatti, altrimenti come spiegare i 21 indicatori (misteriosi) che giustificano la zona gialla. L’indice Rt è a 0,92, quindi minore di 1. Andiamo quindi bene. Che altro? Purtroppo però gran parte degli Ospedali, e questa è la realtà tangibile e respirabile, che scavalca in questo caso il potere dei numeri, è al collasso: si dice così, il suo centro propulsivo non regge. Il flusso di pazienti è inarrestabile, il personale non è numericamente adeguato. Ripassiamoci le parole di chi, questa realtà, quotidianamente la vive. C’è il comunicato del Nursind, Sindacato che chiede le dimissioni del Direttore generale dell’Azienda sanitaria del Friuli centrale; ha anche inoltrato un esposto alla Procura nel quale si denunciano tutte le approssimazioni con cui sono stati gestiti sia l’emergenza che il personale infermieristico. Si rileva inoltre la mancata assunzione di 200 persone che avrebbero dovuto essere formate tra la prima e la seconda ondata. Queste parole, nel contesto giallo, assumono un preciso significato ed un’indicazione chiara. I colori ingannano, come tutto o molto oggi inganna. Giallo è il colore di quella parte di “libertà” che si crede riconquistata ma è anche il segnale, nelle spiagge, di vento forte: adesso, siamo nella tempesta. Rosso è l’odio che circola, non solo l’amore, e verde è la rabbia, non solo la speranza.
Rileggiamoci anche la lettera, resa pubblica solo un paio di giorni fa, dei Dirigenti Medici della SOC Pronto Soccorso – Medicina d’Urgenza del Santa Maria della Misericordia di Udine, indirizzata al Direttore generale di cui sopra. In essa i Medici ricordano di aver inviato “suggerimenti, proposte e informazioni”, visto che l’arrivo della seconda ondata epidemica era ben prevedibile, proposte che “apparentemente non hanno mai avuto seguito”. Vi si segnala una serie di sei criticità principali, di cui la prima è l’”affollamento dell’Area CoViD del Pronto Soccorso, frutto di problematiche distinte: numero crescente dei pazienti positivi, storica carenza di assistenza territoriale efficiente ed efficace e soprattutto carenza di posti letto disponibili nei PO ASUFC”. L’Area CoViD si è trasformata “in una terapia semi-intensiva arrivando fino a ventilare in maniera non invasiva 10-12 pazienti contemporaneamente, in condizioni di altissimo rischio infettivo per pazienti e operatori”, che poi infatti si sono in parte ammalati. La lettera definisce gravissima la situazione, gravissima.
Occorre perciò prendere delle decisioni, subito: riguardano il personale medico, infermieristico, ausiliario, che va formato e assunto. Si deve intervenire sulle strutture, sui dispositivi, sull’organizzazione complessiva, che rispetti pazienti e personale assieme. Credo che in questo contesto il colore giallo proprio adatto non sia. Credo anche che si debba iniziare un processo di de-aziendalizzazione della sanità.
Non dimentichiamo che fino al 3 dicembre si rilevava che, pur nel miglioramento del già nominato Rt (che leggo, da matematica, per quel che è, un dato di pura stima), altri numeri erano invece (e sono) peggiorati: riguardano ad esempio l’occupazione dei posti letto, che ha superato la soglia sia nelle Terapie Intensive che nelle Aree Mediche. I recenti contagi giornalieri, che in FVG avevano superato quota 1000 il 19-20-21 novembre e poi il 28 novembre, anche il 4 dicembre sono a quota superiore cioè 1040. Che fare quindi? Ascoltare Medici e Infermieri, coordinare con loro le azioni da mettere in campo. Intervenire inoltre, in modo analogamente deciso, in quell’ambito sociale determinante che è la Scuola, rendendola frequentabile, vivibile, fucina di relazioni, amori, cultura, idee, anche in questo caso assumendo personale, e creando/cercando spazi. Predisporre senza ricatti gli adeguati mezzi di trasporto. Verificare il rispetto delle norme nei luoghi tutti di lavoro. Si eviti di agire rincorrendo il presente, come da prassi attuale. Si ragioni invece in prospettiva, sia affrontando il problema Virus in modo globale (ed è la politica internazionale a doverlo fare, così come sono i movimenti di persone a dover premere), sia per essere preparati a gestire la terza e la quarta ondata. Queste ondate ulteriori ci saranno, non sappiamo quanto forti, non sappiamo come modificate dal vaccino. Non è pessimismo, è guardare avanti in “virtute e canoscenza”. Possibilmente. Lo sforzo è di tutti.
Dianella Pez