Sicurezza, verso un nuovo pacchetto nel solco securitario. Errare è umano, perseverare è diabolico.
Inizia a prendere forma il prossimo pacchetto sicurezza pubblica, immigrazione e protezione internazionale. Il tutto passa assieme ad una riorganizzazione delle forze di polizia. Di tutto si era cominciato a parlare nelle scorse settimane senza ammettere che i precedenti “pacchetti sicurezza” si sono dimostrati, appunto un “pacco”. Inutile dire infatti che l’orientamento del governo Meloni resta lo stesso, quello che non ha prodotto significativi risultati fin dal suo primo intervento in tema sicurezza con l’inutile e ridicolo primo decreto anti “rave”. Oggi il testo conterrebbe molte delle istanze care alla Lega, probabilmente un risarcimento riparatore relativo ai “rospi” che Salvini e ha dovuto ingoiare sul tema “Ucraina e pensioni”. Il documento sarebbe articolato in 3 capi e 40 articoli e punta, nelle intensioni, a rafforzare prevenzione, repressione dei reati e poteri dell’autorità pubblica, con modifiche rilevanti anche sul terreno, guarda caso, dei diritti e delle garanzie. Il primo capo sarebbe dedicato alla sicurezza pubblica e introdurrebbe un generale irrigidimento del sistema repressivo e preventivo. Tornerebbero a essere perseguiti d’ufficio alcuni reati di furto aggravato, come quelli commessi con destrezza o in ambito ferroviario e stradale, superando alcune modifiche introdotte con la riforma Cartabia. Aumenterebbero le pene per il furto in abitazione e per il furto con strappo e viene introdotta la possibilità di arresto in flagranza differita per i furti in casa, ampliando così il raggio d’azione delle forze dell’ordine. Particolare attenzione sarebbe riservata al tema della violenza giovanile. Il provvedimento estende i casi in cui può essere applicato l’ammonimento del Questore anche a minorenni tra i 12 e i 14 anni per reati violenti commessi con armi o strumenti atti a offendere. Nei confronti dei genitori o dei tutori sarebbe prevista una sanzione amministrativa se non dimostrano di non aver potuto impedire il fatto. Sanzioni analoghe sono previste anche nei casi di cyberbullismo e atti persecutori, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare il ruolo educativo e di controllo delle famiglie. Tutti meccanismo che in realtà difficilmente sarebbero applicabili e che dimostrano l’assoluta lontananza dalla comprensione delle situazioni di marginalità sociale che stanno alla base delle situazioni di disagio. Un altro asse centrale riguarderebbe il porto di coltelli e strumenti atti ad offendere. Il disegno di legge supererebbe l’attuale disciplina contravvenzionale introducendo veri e propri reati penali, distinguendo tra lame di particolare pericolosità – vietate in modo assoluto – e altri strumenti per i quali è richiesto un giustificato motivo. Previste aggravanti in caso di utilizzo in gruppo, con travisamento o in luoghi sensibili come scuole, stazioni e parchi. Accanto alle pene detentive, possono essere applicate sanzioni accessorie come il ritiro di patente, passaporto o permesso di soggiorno. Viene inoltre vietata la vendita di tali strumenti ai minorenni, anche online, con sanzioni elevate per gli esercenti.
Il testo rafforzerebbe anche le misure di prevenzione urbana, ampliando il divieto di accesso ai centri urbani (DACUR), estendendolo anche a persone denunciate o condannate con sentenza non definitiva per alcuni reati, in particolare se commessi durante manifestazioni. Verrebbero introdotti nuovi strumenti come l’arresto in flagranza differita per il danneggiamento e il cosiddetto “fermo di prevenzione”, che consente di trattenere fino a 12 ore persone ritenute pericolose per la sicurezza di eventi pubblici. Su questo si aprono parecchi interrogativi: ritenuti pericolosi da chi? Sul fronte delle manifestazioni e delle riunioni pubbliche, il disegno di legge depenalizzerebbe alcune fattispecie, trasformandole in illeciti amministrativi, ma aumenterebbe in modo significativo l’importo delle sanzioni economiche. Il mancato preavviso al Questore o l’inosservanza delle prescrizioni imposte dall’autorità comporterebbe multe che arrivano fino a 20mila euro. Si tratta di un cambio di approccio che sostituisce la sanzione penale con un forte disincentivo economico. Il capo I interverrebbe anche sulla tutela delle forze dell’ordine e di alcune categorie professionali, rafforzando le garanzie per gli operatori di polizia nei procedimenti giudiziari e introducendo un’aggravante specifica per i reati commessi contro giornalisti e direttori di testata durante lo svolgimento della loro attività, riconoscendo il valore pubblico della funzione informativa.
Il secondo capo sarebbe dedicato a immigrazione e protezione internazionale e contiene alcune delle misure più controverse. Viene prevista la possibilità di interdire temporaneamente l’attraversamento del limite delle acque territoriali italiane in presenza di gravi minacce per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, incluse situazioni di pressione migratoria eccezionale. In questi casi, i migranti possono essere trasferiti anche in Paesi terzi con cui l’Italia ha accordi specifici. Si introdurrebbe la possibilità di disporre la consegna allo Stato di appartenenza della persona la cui permanenza sul territorio nazionale possa compromettere la sicurezza della Repubblica o l’integrità delle relazioni internazionali e diplomatiche dello Stato, ovvero quando la consegna sia necessaria in adempimento di obblighi derivanti da accordi internazionali di sicurezza. Il disegno di legge amplierebbe le ipotesi di espulsione e allontanamento dello straniero, anche a seguito di condanne per reati gravi, e introduce un obbligo di cooperazione per l’accertamento dell’identità. Verrebbero inoltre ridefinite le modalità di controllo giudiziario sui provvedimenti di trattenimento, con l’obiettivo dichiarato di evitare interpretazioni difformi e rallentamenti procedurali. Un passaggio rilevante riguarderebbe la definizione di “Paese terzo sicuro”, concetto già previsto dalla normativa europea ma qui anticipato nel diritto interno. In presenza di un Paese considerato sicuro, la domanda di protezione internazionale può essere dichiarata inammissibile e il ricorso non sospende automaticamente l’efficacia del provvedimento, accelerando così le procedure di allontanamento. Il testo dovrebbe intervenire anche sui ricongiungimenti familiari, ampliando le possibilità per alcune categorie di lavoratori qualificati, ma restringendo allo stesso tempo i requisiti per altri familiari e rendendo più stringenti le condizioni economiche richieste. Per i minori stranieri non accompagnati verrebbe ridotta a 19 anni la possibilità di proseguire i percorsi di accoglienza e integrazione una volta raggiunta la maggiore età.
Il terzo capo riguarderebbe infine la funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell’interno, prevedendo modifiche alle regole di accesso alle carriere, con un ampliamento dei titoli di studio ammessi e una maggiore attenzione ai requisiti di affidabilità. Verrebbero istituite o rafforzate alcune figure professionali, come medici, psicologi e veterinari, e introdotte misure per rendere più efficiente l’organizzazione interna dei diversi corpi. In sostanza siamo dinnanzi all’ennesimo “pacchetto” che non affronta il tema sociale di base intervenendo sugli “effetti” e non sulle cause. Viene il sospetto che gli obiettivi siano altri e che in fondo non si voglia risolvere i problemi ma mantenerli . Del resto se a questo governo togli la retorica antimmigrazione se securitaria cosa gli rimane?




