Siria e dintorni, ennesima puntata…. Questa guerra s’ha da fare

Sono ormai quasi 9 anni che la famosa “primavera araba” siriana, alla pari delle altre simili, aveva portato in piazza moltissime persone, soprattutto in alcuni centri storicamente avversi al governo centrale e dispotico di Assad, che chiedevano un’apertura democratica.
La risposta del regime da subito fu repressione violenta come successo altrove. Queste istanze furono portate avanti in modo pacifico, fino a quando le giuste richieste non erano ancora state infiltrate da gruppi che da tempo aspettavano il momento opportuno non tanto per scendere in piazza, quanto per entrare in gioco armati fino ai denti, rispondendo con scontri a fuoco alla repressione del regime. Questo un breve escursus giusto per sintetizzare un attimo e rifare il punto sulle origini del macello che si sta ancora scatenando in questa martoriata nazione e che è parte del famoso “Project for the New American Century (PNAC)” che i geni di Washington avevano preparato sin dal ‘97/’98.
Inutile ricordare che da quel momento in avanti, le cose hanno preso una brutta piega che ha portato alla nascita (si fa per dire perché un fenomeno del genere non nasce certo da oggi a domani) di ciò che sarebbe diventato, attraverso un’evoluzione da parte dei vari gruppi armati che in occidente erano definiti ribelli, alla creazione del califfato e dell’Isis. Che ci fosse dietro una precisa regia esterna da parte di molti soggetti interessati a scalzare il governo ad ogni costo, anche a patto di lasciare lo stato nelle mani di fanatici estremisti cui il solo termine democrazia provoca allergia e che come riferimento hanno un’ interpretazione spallinata del corano attraverso la quale assoggettare la gente con metodi fascisti, ormai e’ assodato. L’Isis non è la loro sola creatura, di gruppi di fanatici di questo tipo ce ne sono a bizzeffe e continuano a dettare legge in molte zone della Siria e vanno da quelli maggiormente organizzati (HTS, ovvero Al Qaeda in Siria) che tengno sotto scacco la zona di Idlib e che controllano altre milizie minori, al FNA e NFL (considerati come moderati ma che applicano praticamente le stesse leggi di HTS) che invece controllano per conto della Turchia le zone attorno a Menbij, Afrin e quelle invase dai turchi lo scorso ottobre in Kurdistan. Nominare tutti gruppi e sottogruppi di questa gentaglia sarebbe troppo lunga, ma stiamo tranquilli che tutti sono in cerca di soddisfare i loro appetiti attraverso la gestione di traffici loschi reprimendo con la violenza ogni atto di protesta.
Ecco, chi è che finanzia e nutre questi soggetti che non hanno problemi a rifornirsi di armamenti moderni (ATGM, droni..) e che nemmeno i bombardamenti dell’aviazione russa e siriana riesce a debellare? Che la Turchia giochi sporchissimo in questi scenari non è nemmeno più un’opinione, ma tragica realtà, tanto quanto che gli Usa, gli Emirati arabi, il Qatar e l’Arabia abbiano speso (e spendano) montagne di quattrini per sostenere questi fanatici, chi più per alcuni chi più per altri a seconda di loro interessi specifici. Nondimeno l’Europa che trema di paura e di inedia sotto la spade di Damocle del ricatto turco di lasciare arrivare una nuova ondata di profughi verso le sue coste o i suoi confine non rinunciando ai lauti guadagni derivanti dal business delle armi che non si potrebbero vendere ai paesi in guerra. Ma quelli, ufficialmente in guerra non lo sono.
Nell’ultimo periodo è ripartita l’offensiva militare di Damasco per riconquistare la vitale, per la Siria, il territorio che va sotto il nome di “sacca di Idlib”. I turchi non ci stanno, dovendo in questo caso rinunciare a parte del sogno di ricostruire una specie di impero ottomano che il loro presidente non ha mai cercato di nascondere (i turchi hanno sempre considerato Aleppo come indebitamente siriana) e per continuare ad esercitare una forte pressione nei confronti di Assad. Ed è qui che il gioco si sta facendo davvero pericoloso; recentemente l’esercito siriano ha bersagliato direttamente le truppe turche che, pare senza annunciare la loro presenza (in questi casi non si sa mai dove si nasconda la verità), si erano posizionate proprio da quelle parti, provocando alcune vittime. La reazione di Ankara e’ stata immediata e violentissima bombardando pesantemente le posizioni dell’esercito governativo e provocando un numero non precisato di morti, probabilmente una trentina. Solo l’intervento russo è per ora riuscito a garantire di evitare uno scontro più vasto tra le due parti che però è sempre possibile se non probabile. In effetti o scontro diretto forse è proprio ciò che cerca l’esercito turco per poter posizionarsi massicciamente e mantenere il controllo, anche indiretto e attraverso i tagliagole di HTS, di quella zona strategicamente irrinunciabile per Damasco. Il presidente turco ha detto esplicitamente che non ammetterà che l’esercito siriano riprenda il controllo di Idlib e ciò non appare certo una dichiarazione accomodante.
Intanto l’Isis è tutt’altro che scomparso dalla circolazione e come previsto si fa sentire e vedere con continui attacchi alle truppe legate ad Assad o alle milizie dell’SDF nell’area del nord est del paese, giù fino a Deir Ez Zor e dalle parti di Homs e Palmira.
Nord est in cui gli scambi a fuoco di artiglieria continuano tra le milizie islamiche appoggiate dalla Turchia e l’SDF in molti casi appoggiato dall’esercito regolare siriano. Non solo, ma anche le scaramucce e i litigi tra pattuglie russe a Usa sono quasi a cadenza giornaliera con gli Usa, che dovevano ritirarsi, che bloccano i russi impedendo loro di proseguire (sempre senza alcuna autorità per farlo) per la loro strada mentre i russi continuano imperterriti ad arrivare fino al blocco Usa per poi, dopo una qualche discussione, tornare sui loro passi per ripetere il giochetto il giorno avanti e saggiare di nuovo il terreno. Anche qui, il gioco rischia prima o poi di divenire pericoloso, ma per il momento non ha provocato eccessivi problemi.
Intanto, non meglio identificati aerei o droni arrivano metodicamente a bombardare infrastrutture, truppe o qualsiasi altro interesse strategico per il governo siriano. Partono, arrivano, scaricano e ciao nell’indifferenza assoluta da parte di tutti.
La Siria a sud di Damasco e’ continuamente scossa da attentati, omicidi mirati, scontri tra governativi e altri soggetti che non e’ difficile immaginare da chi siano ispirati, vista la poca distanza dal confine con ingombranti e spietati vicini.
In parole povere, dopo 9 lunghi anni di Guerra (la seconda Guerra mondiale e’ durata “solo” 6 anni….) ancora gli equilibri sono lontani dallo stabilizzarsi e il rischio di recrudescenza di ulteriori conflitti sempre più minaccioso. Tutto ciò mentre il biondo Usa lancia il suo folle disegno di “pacificazione” tra Israele e Palestina che non farà altro che aggiungere benzina su un fuoco già bello ardente. Con la buona pace di un’Unione Europea in pieno disfacimento e senza alcun peso sulla politica internazionale. Davvero desolante.
Non so se possa consolare, ma grattando bene il fondo del barile qualche notizia decente si trova; Damasco ha mandato uno sparuto numero di suoi soldati, i meno attrezzati e istruiti militarmente (e probabilmente non solo) a vigilare i confini in alcuni punti di Rojava; cosi’, per dare un segnale. Dopo i primi screzi con i locali che li hanno anche malmenati, la gente del posto si è resa conto che aveva a che fare con dei poveracci e ha portato loro vestiario e cibo, visto che Damasco li aveva mandati cosi’ allo sbaraglio senza neppure un paio di scarpe adeguate. Forse allora c’è ancora qualche piccolo anfratto in cui si conserva un pizzico di umanità e di speranza. Forse, ma vale la pena di crederci per non perdere del tutto anche quella.

Docbrino