Solo un’offerta per “Trieste Airport”. In pista il fondo nazionale F2I

Ieri è scaduto il termine per la presentazione delle offerte per la vendita del 55% dell'areoporto del Frili Venezia Giulia ormai battezzato, con buona pace delle resistenze friulane,  Trieste Airport ed alla fine c'è una offerta. Come è noto il valore stimato della quota messa all'asta è pari a 32,5 milioni e come è altrettanto noto quello che per molti era il partner naturale, la Save di Venezia che gestisce il Marco Polo si è sfilata con un «Nessuna offerta» che ha scombinato molti piani politici locali e soprattutto è fuori dalle logiche della "macro regione" veneta. Così in assenza di Save chi, se non F2i, per si è fatta avanti per rilevare il 55% di Trieste Airport, questa infatti la quota oggetto del bando lanciato per la seconda volta dalla Regione Friuli dopo la gara deserta del giugno scorso. Il passo indietro di Save e l'assenza di altre offerte tranne sorprese legate ad incongruenza dell'offerta lasciano F2i sola e saranno loro a controllare, attraverso 2i aeroporti, anche lo scalo di Ronchi dei Legionari dopo quelli di Napoli e Torino, oltre che detenere il 45% della milanese Sea, il 30,98% di Sacbo e il 10% di Bologna. Per capirci si tratta di una rete di infrastrutture aeroportuali in cui transita la metà del traffico passeggeri nazionale. Il socio subentrante e maggioritario in Trieste Airport dovrà garantire in particolare il raggiungimento della quota di 1,1 milioni di passeggeri nel 2023 e il miglioramento dell'Ebitda cioè quell'indicatore di profittabilità nella valutazione delle azioni. Obiettivi da raggiungere con un piano industriale adeguato e un network di collegamenti che risponda alle potenzialità e agli interessi dell’area triestina e friulana.