Stadio Friuli: Piano piano tutti i tasselli – i buchi- sembrano andare al loro posto

Riceviamo questo contributo scritto dal consigliere comunale di Udine Claudia Gallanda, volentieri pubblichiamo: 

"Visti gli ultimi sviluppi più che di Stadio 2.0 si potrebbe parlare di Udine 2 - come Milano 2- di berlusconiana memoria. In principio ci fu una delibera di consiglio del 2011 (prima amministrazione Honsell), che diede il là all'atto notarile del 2013, con il quale si diede l'avvio alla procedura di gara e all' intero iter di ristrutturazione dello stadio Friuli. Ricordo che nell'atto notarile Peresson Occhialini del 29.03.2013, stipulato per il trasferimento del diritto di superficie comprensivo della proprietà superficiaria sull'area dello "Stadio Friuli" sito in Piazzale Repubblica Argentina a Udine, lo stesso trasferimento (PRIME NOVE RIGHE DELLA PRIMA PAGINA DELL’ATTO) era "finalizzato alla valorizzazione dello Stadio attraverso la ristrutturazione dell'impianto sportivo esistente e la gestione dello stesso per attività calcistiche”, quindi se il centro medico per le visite sportive ci sta, certo non prevedeva tutto un centro completo, sportivo e oltre, dalla piscina al centro congressi, alla discoteca. Inoltre, dalla Delibera dell' Autorità Nazionale Anti Corruzione (Anac) n. 48 del 17.06.2015 -"Contratto tra Udinese Calcio S.p.A. ed il Comune di Udine per la ristrutturazione dello Stadio Friuli"- si evince quanto segue: "Sotto diverso profilo va invece messo in rilievo che la procedura esperita dal Comune stesso non rispetta tutte le prescrizioni stabilite dal Codice in tema di concessioni di lavori, stante l’assenza di un progetto almeno preliminare e di un’analisi di convenienza economica dell’operazione da parte dell’amministrazione (il Comune avrebbe dovuto provvedere alla determinazione del potenziale valore della gestione dello stadio, alla stregua di quanto fatto per la stima del valore del diritto di superficie); inoltre, la lex specialis non contempla la presentazione di un piano economico-finanziario per la gestione dell’impianto, indispensabile per la valutazione dei rischi dell’operazione di finanziamento e, quindi, dell’equilibrio economico-finanziario della concessione (tanto che nel bando il valore della gestione dell’impianto è indicato come “indeterminato”)". 

Alla luce di queste evidenze, e degli ultimi sviluppi della questione, alcune domande sorgono spontanee:

- come mai se nell'atto notarile si parlava solo di attività calcistiche -non sportive omnicomprensive- il progetto prevedeva una così gran quantità di metri cubi da "riempire"?

- come mai non si è provveduto a suo tempo alla determinazione del potenziale valore della gestione dello stadio?

- come mai a suo tempo nel bando il valore della gestione dell’impianto è stato indicato come “indeterminato”?

- l' amministrazione pensa davvero che il fatto di mettere così tante e cosi varie attività interne allo stadio non porti pregiudizio alle attività del centro, o comunque alle attività già avviate, in un periodo già di crisi economica?

- c'è inoltre la questione gestione operativa ed economica dei parcheggi allo stadio, che non appare chiaro e relativamente alla quale ricordo la mia interrogazione in proposito ancora inevasa e le mie domande al dott. Rigotto, presente quale rappresentante dell'Udinese, nella commissione del 09.06.17 , domande rimaste senza risposta, durante le queli Rigotto si voltava a parlare con il presidente della commissione Ceccon, salvo poi chiedere condivisione sul progetto.

Temo che queste opere si faranno comunque e che, indipendentemente da chi le pagherà, saranno di proprietà di "paron Pozzo".
E che saranno realizzate sulla spinta della convinzione della loro utilità e del beneficio per la città, a ulteriore dimostrazione che in dieci anni l'attuale governo cittadino non ha saputo o non è stato in grado di far fronte a queste necessità, che ora si vogliono convogliare tutte allo stadio, demandando l'onere a una sorta di "paron Pozzo, pensaci tu".

Claudia Gallanda - M5s