Storie di Toni e Bepi alle prese con la burocrazia del coronavirus che ti stravolge la vita

Il Covid-19 verrà sconfitto, ma non andrà tutto bene e non solo perché il virus lascerà sul campo migliaia di vittime e miliardi di danni economici, ma perché un secondo virus, quello della burocrazia non solo sopravvive ma addirittura prolifera. Per questa ragione molti cittadini, ma anche imprenditori o liberi professionisti, non si fidano delle promesse di aiuto economico che arrivano dal Governo, dalla Regione o dai Comuni, perché sanno che ottenere l'eventuale benevolenza pubblica sarà una dura battaglia, fatta di codici, dichiarazioni, autocertificazioni, consulenze e modelli cervellotici e che poi alla fine il rischio di restare con un pugno di mosche è alto. Facciamo un piccolo esempio che dimostra chiaramente come la mente perversa del burocrate sia in piena attività. Parliamo della famigerata autocertificazione per circolare in auto o a piedi, effetto cartaceo finale per il cittadino della filiera di decreti che via via il Governo ha prodotto e che oggi ha raggiunto l'apoteosi nella minaccia di multe salatissime e sequestro del mezzo, non chiarissimo fra l'altro come applicarlo a chi è beccato a piedi, forse gli toglieranno le scarpe. Comunque nessuno si è posto il problema di quale problema il modulo potrà creare ai già spaventati italiani. Perché pensare che alcuni milioni di italiani si dovessero dotare di un foglio per ogni uscita all'aperto presuppone il possesso di alcune “dotazioni” che non sono per nulla scontate. Se poi questo “modello” da compilare viene modificato tre volte, si triplicano i problemi. Spieghiamo meglio: dando per scontato, e non lo è, che ogni famiglia, pensionato, disoccupato, insomma ogni cittadino, abbia una connessione internet dalla quale scaricare il modello, ci si trova dinnanzi al problema di trasformare il digitale in analogico. Non tutti hanno una stampante, una fotocopiatrice e l'idea che pur qualche volenteroso anziano ha avuto di trascrivere a penna il complicato testo del modulo non pare una soluzione attuabile e sicuramente metterebbe in crisi le forze dell'ordine anche se il capolettera di ogni periodo fosse arricchito da decorazioni degne degli amanuensi medievali. Ed allora rendiamo visivo con un racconto di fantasia, ma neanche tanto, quanto avvenuto a casa di “Toni”, pensionato settantenne con molti acciacchi ma tutto sommato ancora i gamba. Non è vedovo Toni, ma scapolo, per scelta, racconta da sempre in osteria agli amici gonfiando il petto quando invece tutti sanno del suo tentativo d'amore, non corrisposto, praticamente con tutte le donne del paese. Mettiamo che alla fine il cittadino, Toni che è ossessionato dalla dispensa vuota, perché lui la spesa è abituato a farla giornaliera e a quel virus all'inizio non ha creduto sul serio, rimanendo così spiazzato dai divieti. Così preso dalla necessità si reca dall'amico “Bepi” suo coetaneo e compagno di bevute che un modulo “salvacondotto” l'ha certamente. Così esce di casa e rischiando contagio e sanzioni, furtivamente, rasentando i muri, guadagna l'uscio del “Bepi”. In effetti il più tecnologico Bepi che il Toni aveva sempre sfottuto per quella strana passione digitale, era munito dell'agognato modulo. Dopo una breve trattativa sul pianerottolo con Toni che si avvicina pericolosamente al Bepi e questo che indietreggia in uno strano minuetto che sembra passo di “controdanza”, forse per toglierselo di torno “Bepi”  allunga l'agognato foglio, ma non prima di affermare perentorio, “si chiama Pietro”. “Certo, certo, lo riporto ha risposto altrettanto perentoriamente Toni e non sarà solo”. Perchè lui orgogliosamente  non vuole restare in debito con nessuno, neppure se il favore è un foglio. Pregusta in sostanza il momento in cui riporterà l'A4 assieme ad una bottiglia di quel vino che ha messo i fondo alla cantina perché proprio non gli piace. Ovviamente avuto il modulo non può utilizzarlo subito perché ha promesso al vicino di riportarlo intonso dopo avere fatto la copia in cartoleria (perchè un foglio A4 ai tempi del coronavirus è un bene che nel tempo potrà diventare prezioso). Non può sporcarlo con la penna perché non sarebbe più un modello stampabile. Non solo, a quel punto il nostro eroe, viene pervaso dall'atroce dubbio: è motivo d'urgenza valido uscire di casa per andare in cartoleria per fare delle dannate fotocopie ed avere il modulo che consente di uscire tranquilli? Senza aver dato risposta al suo quesito, preso coraggio e con il viso travisato da una improbabile mascherina “fai da te”, il nostro Toni esce di casa sentendosi come un ladro. Lui è sempre stato ligio alle regole tanto da non fare un giorno di sciopero e nemmeno di malattia per non dispiacere il padrone, certo, qualche volta è andato a caccia fuori stagione ed è stato multato perché aveva alzato il gomito, tanto che ci ha rimesso il fucile e la patente, ma quelli, lui pensa, sono peccati veniali. Ingiustizie che non ha mai digerito e che oggi lo costringono a privarsi dell'amata cacciagione e ad andare in bicicletta come quando era ragazzo, ma con la pedalata meno sicura e veloce. Comunque arriva davanti alla cartoleria sano e salvo, senza che né i carabinieri, né il vigile del paese, che fra l'altro non gli è mai stato simpatico, lo abbiano visto. Incatena come da ripetuta abitudine il suo vetusto velocipede al palo della luce, perché si sa, anche se non c'è anima viva in giro, i ladri sono sempre in agguato e cerca di entrare in cartoleria. La porta non si apre, lo sguardo corre alle “istruzioni” d'apertura della dannata porta che dicono “tirare”. Ecco la spiegazione, io ho spinto... elabora velocemente il suo cervello ancora veloce e pronto. Il pensiero non si era ancora spento che le nodose mani del Toni tirano la porta.... Niente non si apre. Solo allora realizza, la cartoleria è chiusa perché ha sentito in Tv che quel triestino a capo della Regione ha deciso la chiusura dei negozi di domenica, ed oggi deve essere domenica. Tutto da rifare domani, pensa consolandosi del fatto che il modello oggi non gli serve più perché la spesa non la potrà fare. Bepi dovrà aspettare per avere il modulo indietro pensa rammaricato, ma consolandosi del fatto che neppure all'amico oggi il modulo servirà. Sta pedalando verso casa e da una finestra qualcuno che l'aveva visto gli urla: “Toni vai a casa che ci fai in giro guarda che chiamo il vigile”. Lui non risponde, alza solo un braccio cercando di fare un gestaccio, ma lasciando il manubrio la bicicletta sbanda pericolosamente.... Non cade, invade solo la corsia opposta ma per fortuna non ci sono auto per la strada, anzi non c'è proprio nessuno. Ripreso l'equilibrio più o meno rapidamente raggiunge la sua frazione e torna a casa. Ci riproverà domani, intanto si consolerà con quel bel salame che aveva messo da parte. Peccato che il pane è raffermo l'aveva messo da parte per darlo alla Maria che ha le galline e che così gli allunga qualche uovo buono, ma tutto sommato non è male se elimini quelle superficiali fioriture di muffa, soprattutto se il tutto è innaffiato con il vinello buono, non quello aspro che ha riservato per il Bepi.
La mattina arriva presto, il gallo canta ignaro del coronavirus, e dopo aver acceso la televisione per sentire le novità con lo snocciolare di quei numeri di vivi, morti e contagiati che manco in tempo di guerra, con il nodo alla gola dopo aver visto la fila di bare a Brescia, il nostro impavido Toni guarda il calendario dopo averlo girato perché di certo siamo a marzo e non a febbraio, così per avere la certezza di essere di lunedì. Così dopo aver fatto un rapido calcolo l'atroce scoperta: oddio, ma oggi è martedì, quindi ieri non era domenica, dice ad alta voce come se qualcuno potesse sentirlo. Accende di nuovo la Tv ed attiva il televideo da lui sempre considerato inutile ma che oggi, nel tempo del coronavirus può essergli utile perché riporta l'ora e la data esatta. L'atroce conferma digitale, è proprio martedì. Ma allora perché la cartoleria era chiusa, vuoi vedere che quel fannullone di negoziante si è messo in ferie? Cerca di saperne di più e brandendo la cornetta del suo telefono fisso, lui il cellulare non l'ha mai voluto, chiama sua nipote, la figlia di sua sorella che vive in città e fa l'infermiera in ospedale. Lei saprà di certo che accade pensa mentre preme con le sue dita fuori misura i minuscoli tasti del telefono Sirio ancora marcato Sip. Vi risparmiamo il tenore surreale della telefonata e l'ammirevole pazienza della ragazza che ha preoccupazioni decisamente più serie delle paturnie dello zio Toni. Fatto sta che Toni scopre che la cartoleria è chiusa per ordine del triestino o forse del romano e che le fotocopie, le potrà fare al tabacchino che invece è aperto. Lui che non ha mai fumato, non per virtù, ma per tirchieria (perché mandare in fumo i soldi)... non capisce proprio, perché lasciare aperti i dispensatori di vizi insalubri e chiudere l'osteria che è invece dispensatrice di gioie. Non capisce proprio il senso. Comunque si prepara per la nuova sortita in terra ostile, perché il tabacchino è in altra frazione dove abitano persone a lui ingrate e che da sempre, in cuor suo, ha sperato potessero essere confinate, se non dietro un muro, almeno dietro una bella rete di filo spinato assieme alle orde di immigrati che, lui non ha mai visto, ma che gli dicono sono pronte a invaderci, a rubarci il lavoro e le donne. Del resto lui,  ha votato perché si chiudessero i porti e i confini, ma in realtà  ha sempre pensato che tutto sommato la cosa lo riguarda poco,  neri vicino casa non ci sono, non ha lavoro che gli possano rubare, per non parlare delle donne... Comunque si fa coraggio ed inforcata la bici, con pedalata incerta, si avvia verso il tabacchino. Il percorso e lungo ed il rischio di essere beccato è alto. In giro non c'è nessuno ed anche a lui che non è certo un fine osservatore la cosa gli pare davvero strana. Poi svoltato l'angolo ecco che davanti al tabacchino gli esseri umani si palesano, una piccola ma ordinata fila gli fa capire che l'attesa sarà lunga. Si entra uno alla volta. Giunto il turno il Toni varca l'uscio dell'angusto locale e si trova davanti la tabaccaia che per mole evoca quella di felliniana memoria, ma non certo al Toni che non ha mai avuto il cinema fra le sue passioni ludiche che si sono sempre limitate al gioco delle carte in osteria. Fatte le fotocopie dopo aver preso la difficile decisione che 10 era un numero sufficiente, paga il conto non senza mugugni, quei 2 euro tondi chiesti gli sembrano davvero troppi e gli confermano che in quella frazione vive brutta gente. Saldata la gabella Toni si avvia verso il “confine”, superata la terra di nessuno fatta di bei campi arati segno di operosità.  Toni si avvia verso casa pensieroso su come organizzare le prossime mosse. La sua preoccupazione massima è quella che la sua bicicletta non è attrezzata per il trasporto di scorte di spesa, perché lui ha sempre comprato quello che gli serviva giorno per giorno...... ma questa è un'altra storia, un altra avventura, almeno finché qualche burocrate non deciderà di cambiare il modulo di autocertificazione per la quarta volta, mettendo in difficoltà non solo il “Toni” del racconto che speriamo sia, nella sommatoria di caratteri, solo uno stereotipo inesistente, ma tutti noi costretti ad una innaturale asocialità.

FF