Pochi successi, tanti flop negli otto anni di Obama

Mancano pochi giorni al momento in cui Barack Obama traslocherà dalla Casa Bianca l'ultimo bagaglio di famiglia, dopo due mandati presidenziali e 8 anni. E' quindi il momento di tracciare un bilancio della sua guida alla testa della più grande Potenza del Pianeta.
E' bene subito dire che ha fatto registrare pochi successi, e tutti concentrati nella fase iniziale, ma tanti (troppi) flop. La sua elezione fu infatti salutata con simpatia e curiosità anche per il fatto che lui è il primo Presidente di colore degli States, appartenente a una famiglia originaria del Kenya.
Tanta simpatia e curiosità che, appena pochi giorni dopo il suo insediamento, gli è stato assegnato il Nobel per la pace. Non sulla base di fatti concreti, ma di discorsi pacifisti pronunciati durante la campagna elettorale.
Quanto sia stata prematura (e sbagliata) quella decisione lo dimostrano gli 8 conflitti (una media di uno per anno) che l'hanno visto protagonista o complice nel prosieguo dei suoi due mandati.
Se proprio vogliamo essere benevoli nel giudizio, va citato a suo favore il fatto di avere scelto una donna, Michelle, moglie tanto semplice e raffinata (a differenza della Clinton), dedita soltanto alla famiglia e all'orto. Questo è piaciuto molto agli americani, tanto che ci sono già tanti esponenti del partito democratico che la vorrebbero candidare tra 4 anni, dopo Donald Trump, per vendicare la recente sconfitta 'targata Hillary'.
Su Cuba voto in parità: la riappacificazione con il castrismo è in verità merito quasi esclusivo della mediazione di Papa Francesco, mentre la chiusura della prigione Usa di Guantanamo, nel Sud dell'isola, è rimasta nel regno delle promesse.
Stesso giudizio sulla riforma sanitaria: qualcosa è stato fatto, ma non come avrebbero voluto lui e la Clinton. Bocciatura invece sulla volontà di porre un limite alle armi libere, ma qui Barack ha la giustificazione del potere delle 'lobbies', sostenute dai repubblicani.
Negativo, in quanto esagerato, il suo sostegno a Hillary, sua rivale alle primarie del 2012 e poi sua segretaria di Stato. Antipatica lei all'elettorato, poco amato pure lui.
Il quadro peggiore viene però dalla politica estera, a cominciare dal tragico errore di un drone Usa che uccise due ostaggi: un americano e l'italiano Giovanni Lo Porto.
Molto negativo, poi, il bilancio dei suoi rapporti con Putin e Mosca. Obama ha insistito sulle sanzioni per l'attacco del Cremlino all'Ucraina e l'annessione della Crimea (con grave danno per l'economia Usa), ha accontentato gli americani decretando la fine delle guerre in Afghanistan e Iraq, ma favorendo in tal modo l'Isis, ha permesso al francese Sarkozy di attaccare la Libia ed eliminare Gheddafi. Infine, non ha cercato di contrastare l'alleanza tra Russia e Siria, facendo così del Medio Oriente un dominio esclusivo di Mosca.
E adesso? Dopo un periodo di riposo, mettendo a dimora qualche piantina nell'orto di Michelle, a Barack non resta che il destino dell'ex Premier inglese Tony Blair: conferenze strapagate in giro per il mondo.

AUGUSTO DELL’ANGELO
Augusto.dell@alice.it