Sulla Pandemia Riccardi va oltre la mascherina, impone il bavaglio ai medici che non possono parlare con la stampa

Ancora una volta il Friuli Venezia Giulia si distingue, non bastavano le tante volte che si è finiti sulla stampa nazionale ed internazionale per i comportamenti razzisti, per intemperanze e vessazioni nei confronti dei migranti fra l'altro  ancora oggi ossessione della giunta Fedriga che addita i flussi di stranieri come massima pericolosità Covid  quando è dimostrato che il virus  non arriva certo dalla “rotta Balcanica”, ma oggi c'è di più. A dimostrazione di come certi personaggi al governo della regione intendono democrazia e libertà di parola, ecco arrivare, guarda caso da un giornale nazionale, una denuncia gravissima.

Il quotidiano Italia Oggi in un articolo di oggi titola: “La regione FVG ha deciso di accentrare la comunicazione sull'epidemia. Covid niente interviste ai medici. L'unico che può dare informazioni è il vicepresidente Riccardi”.

Dire che il fatto stupisce sarebbe una menzogna dato che anche in tempi passati la propensione a cercare di imbavagliare la stampa con diffide e minacce di querele in questa regione da parte di certi personaggi non sono mancate, ma oggi c'è di più perchè si tratta addirittura di censura preventiva e per di più utilizzando strutture pubbliche.

Scrive infatti Italia Oggi: "Vietato ai medici parlare di Covid in FVG, nella regione autonoma eventuali interviste sull'andamento del contagio sulle cure messe in campo sulla situazione sanitaria di ospedali, pronto soccorsi e in genere tutto quello che ruota intorno all'epidemia o agli studi sul virus, vanno indirizzati alla Direzione salute regionale che le convoglierà sul vicepresidente con delega alla salute Riccardo Riccardi.
Unna nota in tal senso, scrive ancora Italia Oggi,  è partita dalla DG della regione all'indirizzo dei Direttori generali delle varie aziende sanitarie, ospedaliere e universitarie, friulane. Per spiegare il cambio di passo e l'accentramento delle interlocuzioni con la stampa sull'organo politico della regione nella fattispecie il vice presidente nonchè assessore alla salute e delegato alla protezione civile, la circolare afferma che si è reso necessario adottare una linea "univoca" nella comunicazione in considerazione proprio del delicato momento legato all'emergenza. l'obiettivo del vicepresidente laurea in architettura, politico di lungo corso (eletto con Forza Italia), scrive ancora il quotidiano Italia Oggi,  è di evitare "facili strumentalizzazioni". Nei fatti si delinea una procedura di controllo su quanto arriverà poi alla stampa, procedura per la quale il medico interpellato dai media sottopone la richiesta al proprio Direttore che la inoltrerà alla segreteria della Direzione regionale "alfine di avviare la condivisione di eventuali richieste", recita la nota che Italia oggi ha letto "da proporre al vice presidente Riccardi per il suo successivo rapporto con la stampa" Fine delle comunicazione”.
E' evidente che lo stile della giunta Fedriga, o forse solo del vicepresidente con delega alla salute, sarebbe bene che Fedriga chiarisse,  è quello tipico di regimi del passato, quando l'idea della fonte unica per la stampa si era concretizzata ed anche se "i treni arrivavano in orario" non così era per la liberà di stampa che soggiaceva ai lanci dell'agenzia “Stefani”. E che non ci raccontino che hanno mal equivocato l'uso della mascherina trasformata in "bavaglio". Siamo in realtà dinnanzi  ad un fatto fatto gravissimo, cercare di “uniformare” l'informazione al pensiero unico dell'assessore alla salute in una regione, fra l'altro, dove certe “amicizie” fra giornalisti e politici, anestetizzano da tempo il mondo dell'informazione è un vulnus pesantissimo ai diritti dei cittadini. Appare evidente che la logica è quella della militarizzazione, è infatti normale, anche se non completamente corretto,  che nei corpi militari per parlare pubblicamente  si interpellino i vertici, ma stesso principio non può e non deve riguardare anche le strutture civili. Soprattutto in questa fase dove i cittadini devono essere informati di quanto accade, non può essere consentito insomma a nessuno, scusando il termine, di "pararsi il culo" imponendo silenzio e veline.    Speriamo che della vicenda si occupino con efficacia anche Ordine dei Giornalisti e Federazione della stampa. Nel frattempo sarà necessario creare una mobilitazione in difesa della libertà chiedendo alla politica tutta di indignarsi per questa maniera di intendere la gestione del potere. Fra l'altro se non fossimo in pieno dramma pandemico potrebbe suscitare ilarità che proprio dall'area politica che grida nelle piazze sdegno per quella che chiamano dittatura sanitaria da parte del governo nazionale, arrivano comportamenti che sono uno sfregio all'articolo 21 della costituzione che ricordiamo recita che “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. A questo punto vengono i brividi al pensiero di come sarebbe stata gestita la pandemia se al posto del, pur criticabilissimo governo Conte 2,  ci fossero gli amici di chi governa il Fvg.

Fabio Folisi