Syrian Pound (SYP)… carta straccia

Carta Straccia...., già, cosi’ si potrebbe definire la moneta siriana, il Syrian Pound (SYP). Il crollo che la valuta ha subito soprattutto nell’ultimo periodo e’ drammatico, come drammatica e’ la conseguente situazione delle persone che di questo denaro vivono. Ricordo che all’inizio del 2018 per un dollaro statunitense si ricevevano in cambio circa 350 SYP; oggi se ne ricevono 3300. Nel frattempo e’ chiaro che anche tutto cio’ che si acquista ha subito rincari che se non sono esattamente proporzionali, si aduguano tranquilamente all’inflazione e dunque con prezzi schizzati alle stele. Naturalmente cio’ non puo’ non creare disagi alla maggior parte della gente che vive con i quattro soldi che un normale stipendio garantisce, stipendio che certo non ha seguito nel suo valore l’impennarsi della svalutazione.
L’economia della Siria e’ ridotta all’osso ed e’ ovvio che chi ne soffre di piu’ non sono certo i riccastri che ci sono dappertutto e soprattutto in paesi che gia’ prima della guerra non godevano di grande salute economica; anzi durante gli eventi bellici stiamo pure tranquilli che quei pochi hanno trovato modo di incrementare le loro fortune e di rafforzare la propria posizione. I loro “risparmi” non sono certo in SYP, ma in valute forti e probabilmente custoditi in istituti di credito ben piu’ robusti e discreti rispetto a quelli locali.
La moneta locale non vale piu’ niente? Traquilli che nelle zone occupate dai turchi e dai loro alleati una soluzione l’hanno trovata; si adotta la Lira Turca che pur avendo passato recentemente tempi burrascosi, ora si e’ stabilizzata e dunque da’ una certa garanzia di tenuta. Naturalmente cio’ significa anche che in quelle zone, l’influenza di Ankara e’ ormai fuori discussione e il loro futuro sara’ sempre piu’ condizionato dal potente vicino.
Zone in cui, peraltro, ci sarebbero ancora parecchie cosucce da sistemare, tipo quale gruppo di “ribelli” debba avere il predominio di un sugli altri, di conseguenza del controllo di quelle aree e dei beni che si riescono ancora a produrre. Non si parla solo del controllo dei traffici, soprattutto quelli che attraversano i confini, ma anche delle indispensabili risorse alimentari tipo olio di oliva (soprattutto ad Afrin) e grano (zona di Aleppo dalla parte occidentale) e NES (North Eastern Syria dall’altra). La Siria era un grande produttore di grano ed in grado di soddisfare non solo le esigenze del consumo interno, ma anche di esportarne discrete quantita’. Ora la situazione e’ ben diversa ed i forni non riescono a ricevere rifornimenti adeguati a coprire le richieste. Significa che anche il prezzo del pane, nonostante gli sforzi profusi dalle autorita’ (che devono tenere la gente possibilmente tranquilla) di calmierarne il valore, rischia di finire fuori controllo. A tale proposito, non si capisce bene se gli incendi dei campi di grano pronti per essere raccolti che ultimamente si susseguono numerosi, siano frutto degli effetti collaterali dei bombardamenti, oppure nascondano fini ben piu’ occulti e perversi.
Naturalmente anche le recenti ed ulteriori decisioni prese dal governo USA e relative a nuove sanzioni nei confronti della Siria, non fanno altro che contribuire a peggiorare la situazione di chi gia’ non sapeva come sbarcare il lunario; non si e’ mai visto una sanzione di quel tipo penalizzare chi ne dovrebbe essere colpito, se non piuttosto mettere allla fame chi gia’ in precedenza stentava.
Questo per cio’ che concerne l’economia; per quanto invece e’ relativo alla situazione piu’ in generale, non molto e’ cambiato. Nella zona di Idlib sono sempre piu’ frequenti gli scontri tra HTS (Al Qaeda) e gli altri infiniti gruppi che compongono la variegate galassia dei “moderati”. Alcuni tra i comandanti dei gruppi piu’ radicali tra quelli che secondo l’occidente dovrebbero rappresentare l’alternativa ad Assad, sono stati eliminate di recente grazie ai cosiddetti omicidi mirati che l’aviazione USA non si fa mancare.
HTS rimane comunque ben salda sulle sue posizioni e ne’ I turchi da una parte riescono a far ragionare i suoi leader, ne’ dall’altra russi e governativi sono in grado di scalzarli dal controllo sistematico e militare della zona.
Nella zona del NES (Nord Eastern Syria), Russia e Usa continuano a litigare per imporre le loro pattuglie (e relative controllo) nella fascia nord della regione, quella che una volta si definiva Rojava. Certe scenette di solito girate amatorialmente sono decisamente esilaranti. Russi che cercano di ostacolare le pattuglie statunitensi, ma soprattutto viceversa; si vedono i mezzi degli uni che cercano di sbarrare la strada agli altri e gli altri che cercano di sorpassarli uscendo dalla carreggiata; poi la partenza dell’inseguimento con tanto di controsorpassi. Insomma l’assenza della formula 1 non si sente eccessivamente da queste parti e lo spettacolo non manca.
Piu’ si scende verso sud e piu’ il senso di anarchia affiora. E’ chiaro che ormai le truppe dell’SDF (Syrian Democratic Forces) non riescono piu’ a mantenere il governo della situazione nonostante le operazioni di “pulizia”, che si sussuegono ormai troppo di frequente per mantenere un minimo di credibilita’. Sebbene le cifre ufficiali degli attentati e agguati si mantengano abbastanza basse, la stragrande maggioranza dei crimini che ormai si perpetrano in quelle aree a forte presenza di gruppi “tribali” che si combattono tra di loro, non vengono riportati. La stessa microcriminalita’ e’ in forte aumento e citta’ come Raqqa si stanno si’ rivitalizzando, ma buona parte dei suoi abitanti precedenti non hanno fatto ritorno, lasciando spazio ad altre persone la cui presenza ha stravolto completamente determinati equilibri che fino a prima della guerra in qualche modo si erano create e resistevano.
Scendendo ulteriormente a sud, la situazione si fa ancora piu’ complessa, con il controllo della sicurezza del tutto fuori portata delle truppe e delle amministrazioni civili che erano state instaurate dalla coalizione. La corruzione dilaga e i vari Sheik che rappresentano le tribu’ sunnite piu’ forti (e che spesso durante l’occupazione dell’ ISIS erano riuscite a trovare piu’ di un compromesso con quella gentaglia) hanno il vero controllo dell’amministrazione e del business.
Per concludere, recentemente si registra una rinnovata attivita’ da parte dei turchi che non si sono limitati a bombardare le montagne di Qandil (Kurdistan iraqeno settentrionale dove trova rifugio cio’ che rimane del PKK, il Partito dei Lavoratori Kurdo-turco ), e di Sinjar (zone dove prevalentemente vivono gli Yazidi), ma sono anche penetrate in territorio iraqeno con truppe di terra. Cosa vogliano dimostrare con una mossa del genere non e’ magari proprio chiaro, ma di certo quest’operazione sottolinea la volonta’ di Ankara di dimostrare la determinazione a portare avanti i suoi progetti nell’area e non solo. Un occhio in questo caso, va ovviamente buttato anche su cio’ che succede nella regione Intesa come tutta l’area del Medio Oriente e del nord Africa di cui Siria ed Iraq sono solo pedine non insignificanti, certo, ma in cui girano interessi di dimensioni molto piu’ ampie e dove gli accordi che vanno bene in una certa parte, in un altro contesto diventano carta straccia come la Lira Siriana.

Docbrino