Tagliamento: La Regione ignora i segnali della scienza e tira dritto sulle grandi opere. Pubblicato bando

La recente pubblicazione del bando di gara europeo per l’affidamento del DOCFAP (Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali) relativo alle opere di mitigazione del rischio idraulico sul fiume Tagliamento rappresenta l’ennesimo passaggio opaco delle istituzioni regionali nei confronti del territorio. Ad affermarlo è l’associazione “Noi Siamo Tagliamento – ridare spazio ai fiumi”.  Il bando, che mette sul piatto ben 3,48 milioni di euro di fondi pubblici per i soli servizi di ingegneria e architettura, prevede un affidamento in lotto unico. Tuttavia, analizzando i criteri di valutazione, emerge chiaramente l’indirizzo predeterminato della Stazione Appaltante: su 85 punti tecnici disponibili, ben 23 premiano esclusivamente progettisti con esperienza pregressa in “casse di espansione”, “argini diaframmati”, “dighe e traverse”. Non c’è spazio reale per la multidisciplinarietà ecologica e per approcci Nature Based, relegando il DOCFAP a una procedura per giustificare opere d’ingegneria grigia. Poiché circoscrive il suo raggio d’azione esclusivamente al tratto compreso tra Spilimbergo e la foce, il DOCFAP non prevede di considerare l’area montana del fiume, trascurando di analizzare il Tagliamento nella sua intera costituzione e ignorando la salvaguardia dei territori più fragili di fronte ai reali rischi legati al Cambiamento Climatico.

Con l’adozione di questo disciplinare, la Giunta Regionale dimostra di voler accelerare, blindando un iter viziato alla radice ignorando sistematicamente gli appelli continui dei cittadini. Associazioni, comitati e le stesse amministrazioni comunali, hanno ripetutamente richiesto il ritiro immediato e formale della Delibera di Giunta (DGR) 530/2024 e della successiva DGR 1076/2024. Questi atti, infatti, hanno cristallizzato la volontà di realizzare una traversa laminante tra Dignano e Spilimbergo e Madrisio di Varmo con relative casse fuori alveo.

La posizione del gruppo di cittadinanza attiva “Noi Siamo Tagliamento – ridare spazio ai fiumi” è chiara: l’intero processo è minato da forzature politico-amministrative. Il DOCFAP nasce infatti per dare attuazione a un Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA) che ha delineato con precisione la tipologia e l’ubicazione delle grandi opere senza essere mai stato sottoposto a una Valutazione Ambientale Strategica (VAS). La dimostrazione più lampante di questa “schizofrenia istituzionale” è andata in scena durante le audizioni presso l’Autorità di Bacino. Di fronte a 12 esperti di alto profilo indicati (in parte) dai Comuni – che hanno sollevato criticità insormontabili sulla modellazione matematica, sulla morfodinamica del fiume, sul trasporto solido e sull’impatto ecologico – le istituzioni hanno fatto scena muta. I quesiti più scomodi sono stati evasi con la formula “in via preliminare non è stata valutata”, rimandando pretestuosamente ogni verifica proprio alla redazione del futuro DOCFAP.

L’ultimo atto di questo cortocircuito tecnico e politico avviene con la perizia del prof. Andrea Rinaldo, nobel dell’acqua (Stockholm Water Prize 2023). Incaricato dal Commissario di Governo, l’accademico ha di fatto ribadito quanto già sostenuto dagli esperti fluviali, demolendo in maniera istituzionale in IV Commissione le basi conoscitive dell’attuale PGRA. Rinaldo ha certificato che, a causa della “morte della stazionarietà” climatica, i vecchi modelli idrologici basati sulla piena del 1966 sono completamente obsoleti. Procedere con le scelte progettuali relative alla traversa di Dignano prima di aver aggiornato questi dati è stato definito dallo stesso Rinaldo come un atto “imprudente” e “non ragionevole”, avvertendo che “distruggere il capitale naturale del Tagliamento con opere superate sarebbe la peggiore scelta possibile”.

Nonostante la scienza pagata dalla stessa Regione affermi che le regole del gioco sono saltate, la Giunta vara un bando milionario che si poggia esattamente su quelle regole obsolete. Il DOCFAP non può smentire gli obiettivi imposti a monte da un PGRA ormai fallace.

L’esecutivo dichiara tacitamente le proprie reali intenzionalità: voler procedere a tutti i costi con le grandi opere impattanti e obsolete, calpestando le evidenze dei cambiamenti climatici, le perizie degli accademici e la volontà di salvaguardare il Tagliamento, l’ultimo grande fiume a canali intrecciati d’Europa, dalla retorica della “falsa sicurezza”. È giunto il momento che la Giunta Regionale interrompa questa folle corsa uscendo allo scoperto, ritirando le contestate delibere 530 e 1076 e ripartendo da un PGRA aggiornato. Si smetta di usare il DOCFAP come uno strumento fittizio di partecipazione o di studio di alternative che finirebbero per avvalorare le ipotesi di partenza o, peggio ancora, favorire un ritorno a ipotesi altamente impattanti già stralciate in passato e tanto osteggiate dalla cittadinanza.