Tangentopoli russa: manette per il Ministro russo dello svilupo economico beccato con tangente da 2 milioni di dollari

Una tangentopoli a Mosca non si era mai vista, e soprattutto non si era mai visto l'arresto di un ministro praticamente con le notizie date in diretta. La notizia dell’arresto, nel cuore della notte, del ministro dello Sviluppo economico russo Alexey Uliukaev, ha davvero sconvolto il mondo politico russo anche perchè l'informazione, pare, sia stata non filtrata dal normalente attento sistema di controllo statale tanto che perfino il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov tirato giù dal letto dai giornalisti è apparso sorpreso, dicendo che non sapeva se il presidente Vladimir Putin fosse stato informato dell’accaduto, vista l’ora. Insomma tutti i particolari dell'operazione di polizia sono stati forniti con tempestività ai media che li hanno rilanciati senza nessun velo. Forse il fatto che il ministro è stato preso in flagrante mentre riceveva una tangente di 2 milioni di dollari è un fatto talmente grosso che non si è potuto in nessun modo pensare di minimizzarlo o forse si vuole dimostrare che la trasparenza anche in Russia esiste ma che si è trattato di un evento straordinario e irripetibile. La natura della mazzetta era la più classica, ed era relativa al parere favorevole del suo ministero all’acquisizione della importante società petrolifera Bashneft da parte del colosso statale del greggio Rosneft. In realtà l'arresto non è stato per nulla casuale, fonti investigative, mai così ciarliere, hanno rivelato che Uliukaev veniva indagato da un anno, che il suo telefono era intercettato, e che l’arresto stesso era una trappola, con gli agenti del servizio segreto Fsb a fare la parte di funzionari “portatori” della mazzetta. Durante l’arresto, sempre secondo la narrazione fornita alla stampa, il ministro avrebbe cercato di “telefonare ai suoi protettori”, e oltre all’accusa di tangente che i media russi commentano essere “di dimensioni eccezionali” - fino a 15 anni di carcere - rischia quella dell’estorsione, in quanto sarebbe stato parte attiva nel richiedere il pagamento per i suoi favori. Che per una volta gli inquirenti abbiano indagato in maniera molto libera sarebbe dimostrato dal fatto che questo scandalo di dimensioni senza precedenti in Russia, il governo di Dmitry Medvedev ha evitato di commentarlo per ore. Quello che preoccupa, secondo i media Russi non è solo l'altosonanza del nome ma quello degli altri protagonisti. L'azienda Rosneft infatti è il potentato di Igor Sechin, considerato uno degli uomini più vicini a Putin, di cui era stato ex agente dei servizi diventato il top manager più pagato della Russia tanto che il suo stipendio è coperto da riservatezza assoluta quasi fosse un segreto di Stato, e la sua società - nata dalle ceneri della Yukos di Mikhail Khodorkovsky, del cui arresto Sechin è considerato l’artefice principale - è la maggiore compagnia petrolifera russa, e una delle più grandi del mondo. Sulla vicenda non vi sono solo lotte fra clan economico-finanziari c’è un aspetto anche politico. Sechin infatti è il capofila dei conservatori fedelissimi a Putin e l'arrestato Uliukaev invece era un esponente dei tecnici liberali trincerati nell’esecutivo, una sorta di governo ombra all'interno del governo.