Tempo di costruire una visione politica universale

È giunto il tempo di innovare la politica dandole dignità e prospettiva universale.
Si devono superare i conflitti ideologici basati sullo scherno e sull’odio, che delegittimano l’avversario.

Mai come in questi giorni amiamo New York.
Noi che amiamo i Cittadini, che crediamo che la Politica debba essere esercitata in loro funzione, e non debba essere un esercizio di bullismo, siamo confortati dalla vittoria di Mamdami.

Sembrava che il buio non avesse fine, invece lui ce l’ha fatta.
Abbiamo capito che uscirne è possibile.
Ora tocca a noi!
Dobbiamo uscire dall’oscurità che sembra volerci accompagnare spegnendo la speranza a tutti noi cittadini di poter contare, parlare, incidere.
Ogni giorno ci sentiamo più chiusi in una stretta che toglie invece di dare. Colpisce prima i più deboli, ma poi sale, fino a stringere la classe media, mentre assistiamo ai maxi-profitti delle banche, dei ricchissimi sempre più ricchi e dei monopoli che tengono in mano i destini dell’umanità.

La politica deve risorgere. Per troppi anni è stata delegittimata e usata solo come strumento di potere, dimenticando la sua vera funzione: indirizzare la società verso il bene comune, come ci ricorda la nostra Costituzione.

Abbiamo capito – e dobbiamo ancora capire meglio – che hanno fatto di tutto per dividerci, per distrarci dal compito più urgente: ricostruire un sistema equo, che oggi non funziona più se non grazie all’impegno dei singoli che, con fatica, vincono battaglie quotidiane.

Le regole non scritte, imposte per mantenere privilegi e status, vanno cambiate. E vanno cambiate con la competenza della politica.

C’è chi guadagna nel dividere le comunità, nel metterci uno contro l’altro, nel fingere di prendere le parti di qualcuno per poi speculare sulla narrazione.
Dobbiamo invece ribadire con forza che la politica, ecco perché deve essere universale e lo è quando non divide ma unisce. Quando comprende che il destino è comune. Quando lavora per la giustizia non per una parte, ma per tutti, soprattutto per chi non riesce a farsela riconoscere.

Costruiamo il futuro non per l’interesse di pochi, ma per i giovani che oggi faticano a sperare, per chi cerca pari opportunità, per gli immigrati che hanno scelto di vivere qui – come fecero i nostri concittadini emigrati in passato – per i lavoratori precari che non arrivano a fine mese, per le madri sole che attendono ancora un costo della vita sostenibile.

Non può lasciarci indifferenti il fatto che ogni giorno tre persone muoiano sul lavoro. Che pur lavorando si arrivi a stento alla fine del mese.
Insieme dobbiamo dare inizio a una nuova stagione: di cambiamento, di innovazione umanistica al pari di quella che si riscontra nell’innovazione tecnologica. Dobbiamo avere il coraggio di farlo, contro l’oscurantismo che vuole riportarci a democrazie illiberali.
Dobbiamo rispondere ai nuovi rischi di oligarchia e autoritarismo che nel mondo si fanno modello, con la dignità e la forza che temono di più: il risveglio della partecipazione, la solidarietà, la giustizia sociale, non più esercizio del potere del più forte.

Non si tratta solo di fermare chi oggi concentra potere e ricchezza nelle proprie mani: si tratta di smantellare le condizioni che permettono a chiunque di abusarne in futuro.

Cambiare si può, ma solo se lo facciamo insieme. Diamo inizio ad una nuova era.
Anche nella nostra Regione.

Serve accompagnare l’universalità della politica con azioni concrete: garantire la gratuità dei servizi fondamentali: asili nido gratuiti, una tessera di cittadinanza che permetta trasporti liberi in tutta la regione, il diritto alla casa difeso da chi specula sugli affitti, magari di categorie fragili tra cui studenti. Serve protezione per i più deboli: colpire la solitudine non voluta, che rende vulnerabili e inadeguati. Non possiamo accettare che un anziano venga escluso solo perché non sa usare SPID o CIE.

Se non difendiamo i deboli, sbagliamo due volte: nei loro confronti, per ingiustizia; e nei nostri, perché saremmo i prossimi a essere colpiti.

Dobbiamo impegnarci a mettere fine alla cultura dei favoritismi che arricchisce pochi a spese di tutti. Riscoprire che è bello stare al fianco dei sindacati, dei lavoratori, degli artigiani, delle imprese che producono ricchezza ed economia sana. Sostenere i piccoli comuni, e gli amministratori che si dedicano alla propria comunità non divisi tra destra e sinistra. Sostenere le associazioni e il volontariato che resistono nonostante le difficoltà e concorrono al bene della Repubblica. Lavorare per ampliare diritti e tutele e insieme educare all’impegno di adempiere ai doveri.

Franco Lenarduzzi
(Sindaco del comune di Ruda)
Presidente PD FVG