Terna e l’effetto boomerang

Abbiamo ricevuto un comunicato dal Comitato per la Vita del Friuli Rurale che volentieri pubblichiamo per dare voce a chi troppo spesso non trova ospitalità sui media:

Favorita dai nostri governanti, dai suoi sodali, dalle bugie dei tengo famiglia e dalle entrate delle nostre bollette, la TERNA ha giocato tutte le sue carte, ma questa volta ha fatto cilecca.
Al termine delle recenti udienze al Consiglio di Stato, il nuovo avvocato della Terna, si è parato improvvisamente innanzi al nostro legale e, viso contro viso, lo ha preso per il bavero ed ha sporto le labbra simulando un bacetto, come si fa per segnalare al compagno di gioco l'asso di briscola. Uomo di esemplare educazione e non abituato a simili buffonate, il nostro legale è rimasto esterrefatto, eppure quel gesto teatrale come una gag di Totò, un senso lo aveva: era rivolto a noi del Comitato per confonderci e incrinare il rapporto di fiducia nei confronti del nostro legale. Tanto più al termine delle udienze del diciotto gennaio scorso che di certo non si erano risolte a favore della Terna e dei suoi sodali. Né si può dire che l'entrata in scena dell'emulo di Totò abbia rafforzato la potenza di fuoco o, per meglio dire, l'abuso di posizione dominante della Terna. Visto che a pagare i suoi capricci e i suoi legali siamo sempre noi con le nostre bollette elettriche, la Terna non ha badato a spese ed ha pensato bene di aggiungere alla lista anche questo nuovo legale, che per quei solidi principi che regolano la vita della nostra repubblica delle banane, dimostra di avere le mani in pasta in ogni assise e centro di potere che si rispetti, tant'è, che in guisa del prezzemolo, nei giorni scorsi è stato inserito persino nel vertice commissariale della Lega Calcio. Tutto ciò dimostra che i miei amici hanno la coda di paglia e paura delle ragioni di un pugno di galantuomini e di sindaci, gli unici a non aver capitolato davanti allo strapotere del monopolista, al tradimento degli amministratori, alle menzogne della stampa, all'omertà degli ambientalisti di regime e delle associazioni di categoria, ai ricatti degli industriali e al servilismo del vertice regionale. Giorgio, Adriano, Tommaso, Stefania, Vittorino, Daniele, Orietta... persone vere e semplici che talvolta si sono cavate il pane di bocca per sostenere una lotta impari davanti a magistrati troppo distratti, che emettono sentenze bislacche e tanto tardive da risultare inefficaci; una lotta volta a difendere la Costituzione e l'onorabilità di una Regione intera, disinformata e rimasta a guardare la costruzione di un ecomostro che era possibile evitare con l'interramento della linea.
Anni trascorsi aspettando l'esito di Tribunali amministrativi farciti di membri designati dalla politica e quindi intenti a mantenere lo status quo mentre le ragioni del contendere venivano superate e stravolte dalla prosecuzione dei lavori, illeciti ma utili a mettere tutti davanti al fatto compiuto e ad essere ignorati dalla magistratura locale. Orbene, la vicenda della sentenza emessa dal Consiglio di Stato il 20 u.s. sul ricorso per revocazione promosso dalla Terna non può che dirsi paradigmatica e il suo esempio ci spinge a ripercorrerla. Ebbene l'odierna decisione arriva a due anni e mezzo di distanza dalla presentazione del ricorso e già questo fatto la dice lunga sulla scarsa efficacia e sull'uso distorto che si può fare della giustizia amministrativa.
In proposito è bene ricordare che quel ricorso ebbe la precisa funzione di delegittimare la sentenza con la quale il Consiglio di Stato aveva messo a nudo le malefatte dei funzionari ministeriali che avevano approvato l'elettrodotto aereo. Ne era seguito l'obbligo di ricominciare tutto da capo e, perdendo la faccia davanti a tutti i collaborazionisti che in varia misura si erano appecoronati, la Terna si vide obbligata a fare la vittima e, all'insegna del boia chi molla, aveva tenuto a bada lo sbandamento dei suoi sodali, riproponendo il progetto originario e impugnando la sentenza
avversa davanti alla Corte di Cassazione e davanti allo stesso Consiglio di Stato. Persa la causa in Cassazione con soccombenza delle spese, ma nel più assoluto silenzio della sua scorta mediatica, è arrivata al pettine anche l'udienza conclusiva del Consiglio di Stato. Ebbene, dimostrando l'uso strumentale della Giustizia e consapevoli di andare incontro ad una sicura sconfitta, alla vigilia della data prefissata i legali della Terna hanno dato forfait, come dire: abbiamo scherzato! Naturalmente, la tardiva retromarcia non ha impedito di ritenere il loro ricorso per revocazione inammissibile con la soccombenza alle spese legali, per quanto in misura irrisoria ed impari rispetto all'impegno profuso e al danno patito.
Naturalmente, i media locali -sempre prodighi nel trasmettere le veline della Terna- si sono guardati bene dal diramare la notizia della sconfitta. Diramandola, i tengofamiglia avrebbero dovuto ammettere di aver suonato la grancassa quando il sindaco di Palmanova ha rinunciato alla lite con la Terna, ritenendola una battaglia persa. Dovrebbero anche ammettere che la sconfitta al Consiglio di Stato si è estesa ai Ministeri che da sempre si sono rivelati succubi ai voleri del monopolista e in particolare alla acciaieria ABS che si era costituita in giudizio accanto alla Terna, ad adiuvandum. Noi che abbiamo una sincera ammirazione nei confronti della Danieli e soprattutto del suo patron Giampietro Benedetti, questa solidarietà con la Terna non l'abbiamo mai capita e ci sorge persino il dubbio che in qualche modo le sia stata carpita, profittando della congiuntura e delle difficoltà di tenere in piedi un colosso industriale che tanto ci onora nel mondo. Il nostro timore che tutto ciò abbia a che vedere con le famigerate provvigioni che vengono elargite alle società energivore con speciosa finalità e a quanto pare con arbitraria scelta, per poi addossare il corrispettivo alle bollette elettriche degli Italiani. Se così fosse, noi siamo dalla parte della Danieli, sebbene con le sue dichiarazioni abbia finito per influire in modo determinante sulla realizzazione dell'elettrodotto aereo Redipuglia Udine ovest. Quanto poi la minaccia di traslocare all'estero le attività d'impresa fosse stata del tutto immotivata, lo si è capito nel momento in cui i nuovi impianti sono potuti andare in funzione prima ancora del completamento della nuova linea. Resta il fatto che il fiume di denaro destinato alle società energivore le lega in maniera indissolubile alla Terna, la quale ha il compito di elargirlo a suo arbitrio a partire da una incredibile decisione emessa nel 2005 dall'allora presidente dell'Autorità per l'Energia Alessandro Ortis; decisione seguita al paradossale black out che aveva messo in ginocchio l'Italia a causa di un improbabile albero caduto in Svizzera. Si tratta di sovvenzioni elargite nella remota possibilità che un disservizio qualsiasi possa interrompere la fornitura di energia: tanto ingenti da non stimolare comportamenti virtuosi, risparmi o autoproduzioni, cioè quelle iniziative che in passato hanno indotto Alessandro Vescovini, titolare di una industria metalmeccanica del Monfalconese, a rendersi autonomo dal gestore elettrico.
Un fiume di denaro che fa gola a chi lo riceve e fa imprecare gli esclusi. La parola per accedere al circolo degli eletti è “superinterrompibilità”, cioè un secondo livello di sconti riservato alle imprese che hanno una potenza interrompibile superiore ai 40 MW. Un valore limite ritenuto dai più arbitrario, senza evidenza scientifica e senza un reale pericolo, oltretutto aggirabile con la creazione di consorzi formati ad hoc per superare il fatidico limite: un modo capace di promuovere preoccupanti fidelizzazioni e dipendenze da parte di uno degli attori che condiziona il mercato dell'energia e che elargisce dividendi da favola all'azionariato cinese e USA. Un modo capace di alterare il mercato con vistosi squilibri competitivi fra le imprese beneficiate e quelle escluse. In pratica è come assegnare un rimborso preventivo per le possibili forature che si possono verificare o meno lungo un'autostrada: ma solo alle vetture di grossa cilindrata o a quelle più piccole che dichiarano di viaggiare in compagnia! Di fronte ad uno Stato e ad una Comunità Europea andati in bambola davanti allo strapotere delle lobby e dei monopolisti, ben pochi hanno il coraggio di denunciare la cosa. Ne fa eccezione lo sfogo della IRO, impresa bresciana del tondino, di cui riportiamo un passaggio di una sua lettera aperta: “dov'erano le associazioni, i giornali , le commissioni, ecc. quando la nostra azienda, da sola, ha denunciato che il cosiddetto servizio di “superinterrompibilità” ritagliato su misura in modo del tutto arbitrario non faceva altro che arricchire i grandi e distruggere i piccoli?”
Tibaldi Aldevis per il Comitato per la Vita del Friuli Rurale  https://www.facebook.com/comitato.friulirurale