Terza corsia: le mirabolanti imprese di un Commissario davvero straordinario e della sua fedele scorta mediatica

Debora Serracchiani (Presidente Regione Friuli Venezia Giulia), Graziano Delrio (Ministro Infrastrutture e Trasporti) e Luca Zaia (Presidente Regione Veneto) alla posa della prima pietra del terzo lotto della terza corsia dell’Autostrada A4, tratto Alvisopoli-Gonars – Ronchis (UD) 23/11/2016

Per le inestricabili ragioni e per gli evidenti interessi che rendono il Bel Paese rifugio delle mafie e ostello della corruzione, le grandi opere inutili impazzano e i costi crescono a dismisura.
La vicenda della terza corsia dell’A4 è sotto gli occhi di tutti e non per questo la scorta mediatica dei tengo famiglia la smette di chiudere gli occhi davanti ai più evidenti abusi della Concessionaria autostradale, abusi commessi con la complicità della classe dirigente e delle autorità di vigilanza. Uno degli aspetti più incredibili è costituito dalle continue limitazioni al traffico, dalle file interminabili e dai continui incidenti che rendono la percorrenza lungo la Trieste Venezia un vero e proprio inferno. Poco importa quanto ciò sia dovuto all’imperizia del gestore, o piuttosto
alle pretese dell’impresa che limita la piattaforma stradale nel suo prevalente interesse. Resta il fatto che la responsabilità è del Commissario Straordinario, nominato a bella posta per ridurre ogni problematica possibile e, con la Serracchiani, quella del Prefetto di Udine che dovrebbe sanzionare la scandalosa gestione del traffico e invece si presta a sottoscrivere continui protocolli di intesa e inutili procedure, subito smentite dai fatti, ma utili a parare il culo dei responsabili. E dire che si tratta di una semplice terza corsia di una semplice autostrada di pianura: nulla al confronto della ben più complessa terza corsia dell’Autostrada del Sole che ho avuto l’avventura di seguire in prima persona, oltretutto senza aver bisogno di un decennio di inutili Commissari Straordinari!
Una disorganizzazione scandalosa che ha comportato disagi e costi spropositati a carico degli ignari viaggiatori e degli autotrasportatori imprigionati nel traffico senza ricevere indennizzi e informazioni di sorta. Ed è altrettanto scandaloso che le file interminabili si formino a causa delle errate o intempestive informazioni fornite agli utenti sugli appositi visori che fanno mostra di sé ai caselli autostradali. Ebbene, nel momento in cui la paralisi obbliga i veicoli ad uscire dal primo casello utile e a defluire nella viabilità ordinaria, la improvvisazione e la disinformazione
sono talmente vistose da paralizzare anche il traffico circostante. In tutto ciò, anziché rimborsare l’utente della mancata prestazione, il pedaggio autostradale è stato ulteriormente aumentato, senza che le associazioni dei consumatori se ne siano dispiaciute o il dormitorio di Piazza Oberdan abbia mai spinto i suoi fracabotoni a risvegliarsi dall’atavico torpore o a distrarli da quelle funzioni corporali che sono alla base e a fondamento della loro attività amministrativa.
Altro non si tratta che di una truffa, perché il pedaggio autostradale non è un tributo ma un prezzo pubblico, ovvero un semplice corrispettivo in cambio della messa a disposizione di un bene dalle caratteristiche e dalle prestazioni predefinite. Il pagamento del pedaggio autostradale è dunque  un vero e proprio contratto, nello specifico un contratto di scambio: da una parte l’utente è tenuto a pagare il prezzo della tratta, dall’altro il gestore è obbligato a garantire la percorrenza veloce e in piena sicurezza del tratto autostradale, come identificato dall’art.2 del codice della strada.
Per questo motivo se si verifica un danno, chi lo ha subito può contestare al gestore dell’autostrada un’inadempienza contrattuale e chiedere il dovuto risarcimento. Il gestore è dunque tenuto a risarcire il danno, a meno che non riesca a dimostrare che l’evento è stato determinato da una causa che non gli può essere imputata: da un caso imprevedibile, fortuito e a carattere momentaneo, quale può derivare da un terremoto o dall’imperizia di un utente, non certo da una costanza di disagi quotidiani che durano da due anni a questa parte, tali da ridurre sia la velocità che la
sicurezza degli utenti. Del resto lo stesso Codice Civile (art. 1218) impone al gestore autostradale la prova della mancata responsabilità. Ebbene, i disagi degli utenti e quindi gli abusi nei loro confronti sono resi ancora più manifesti dal fatto che la concessionaria non ha fatto nulla per limitare i transiti e quindi i disagi, tanto da raggiungere nel 2017 una media di duecentomila passaggi giornalieri, il che equivale ad un incremento del 17% per un totale di 72 milioni di veicoli in un anno. Più aumentano i transiti, con gli introiti della concessionaria aumentano i disagi degli utenti, i tempi di percorrenza e di pari passo l’inquinamento atmosferico: della serie “venghino, venghino: più gente entra, e più animali si vedono!”. Altrimenti come si fa a spiegare la ieratica, costante
ilarità stampata sulla faccia della Commissaria Straordinaria? Il bello è che tutto ciò avviene sotto gli occhi di noi tutti e sotto gli occhi di una Comunità Europea sempre più in balia delle lobby internazionali, ivi comprese quelle che si contendono il controllo delle concessioni autostradali: l’italiana Atlantia della famiglia Benetton e la spagnola Hochtief che stanno unendo le forze per l’acquisto di Abertis, un colosso con 5,3 miliardi di ricavi, 9 mila chilometri di strade, più 43 concessioni in Europa, America, Asia e Cile, ma anche pronto a papparsi la A 4. Sì perché nel frattempo la Commissaria ha fatto partire i lavori della terza corsia in fretta e furia e a dispetto del fatto che la Concessione della A4 sarebbe scaduta entro una manciata di mesi: alla fine di marzo del 2017.
Un imprudenza o un semplice favore a beneficio di una impresa gravata da un interdittiva antimafia finita nel nulla con la improvvisa rimozione del Prefetto di Udine che l’aveva sollecitata? Sta di fatto che il lotto assegnato aveva già in precedenza suscitato l’attenzione di uno dei pochi giornalisti degni di questo nome. Questi non aveva esitato a pubblicare talune provate e preoccupanti indiscrezioni che di conseguenza gli erano valse una pronta diffida e, in rapida successione, una busta contenente una pallottola, un esplicito invito a starsene fuori, la successiva curiosa visita di
due improbabili funzionari dell’Antimafia e, infine, il silenzio della Procura. Ciò nonostante i lavori sono partiti fra la gioia degli amministratori locali e l’immancabile vistoso plauso della scorta mediatica dei tengo famiglia di regime. Un lotto quanto mai strano quello affidato con inusitata solerzia: tanto più per il fatto che non poteva certo identificarsi con quelle caratteristiche di funzionalità che il buon senso e la giurisprudenza vogliono si sviluppi da un casello autostradale a quello successivo. Un lotto tagliato su misura per maturare un cospicuo importo lavori e un
opera d’arte di particolare impegno, da costruire ex novo: il ponte sul fiume Tagliamento. Ed è altrettanto curioso il fatto che in un passato, pur oppresso dai vizietti e dagli appetiti di tangentopoli, le terze corsie venissero realizzate senza dover costruire nuovi ponti fluviali, bensì con una semplice e di gran lunga più economica estensione degli impalcati, solidarizzati alla struttura esistente. Evidentemente i progettisti di Autovie hanno più a cuore le sorti delle imprese assegnatarie che non le tasche del povero Pantalone! Del resto chi mai è in grado di giudicarne le loro scelte? La Serracchiani, la Santoro o la provvida Uliana? A onor del vero ancora più incredibile è stata la sceneggiata per giustificare l’incauto avvio dei lavori, ovvero per aggirare la scadenza della
concessione e l’avvio di una gara europea per la scelta del successore. Sempre con l’usuale frastuono mediatico, gli effevugini furono allora convinti della prossima creazione di una società totalmente pubblica, l’unica a non dover sottostare alla gara europea e a competere con chicchessia. La creazione della nuova società presupponeva, accanto al Friuli Venezia Giulia e al Veneto, l’ingresso dell’Anas quale socio di maggioranza e con l’apporto dei fondi necessari a liquidare la Autovie Venete e i suoi soci privati. Alla fine del 2016 fu persino sottoscritta una sorta di accordo, nonostante la erosione della autonomia regionale che ne sarebbe derivata a vantaggio dello Stato e nonostante il fatto che l’Anas fosse già in trattative per essere assorbita dalle Ferrovie dello Stato, diventando privata e quindi inabile a formare la agognata società pubblica. I nodi vennero quindi al pettine: nell’ottobre del 2017 la concessione dell’A4 rimase fuori dalla legge di bilancio e due mesi dopo l’Anas entrò nel gruppo FS mandando a gambe all’aria le furbate della governante.
Arrivati a questo punto è del tutto evidente che la società pubblica non potrà realizzarsi se non a carico dei cittadini di questa Regione cui saranno chiesti i 200.000 euro necessari a liquidare i soci privati della Autovie. In compenso i lavori fervono, i disagi aumentano, i proprietari dei terreni non sono stati ancora liquidati e continuano a pagare le tasse sugli immobili.
Come non bastasse i Comuni attraversati sono travolti dai lavori, dalle discariche e da quei gravami che inutilmente avevamo anticipato e cercato di condizionare nella omertà e nella irritazione dell’amministratore locale, che, avendo rinunciato a contropartite e compensazioni di sorta, adesso affida la sua cattiva coscienza e i suoi pigolii al tengo famiglia di turno.
Tibaldi Aldevis

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