Il terziario, settore trainante tre quarti dell’economia Fvg

In Fvg è il settore del terziario a sostenere la ripresa. Infatti, è l’unico comparto dove il saldo tra nuove imprese e chiusure non risulta negativo.
i dati. È quanto emerge dalla indagine di  Format Research, presentata a Pordenone in occasione dell’assemblea regionale di Confcommercio Fvg. A fine anno, stando ai numeri diffusi dal direttore scientifico della società di ricerca Pierluigi Ascani, il saldo tra nuove iscrizioni, vicine a quota 5mila, e cessazioni sarà pari a -537 imprese (+771 del terziario, -1.308 degli altri settori). Da segnalare, in particolare, la forte incidenza della provincia di Udine che da sola, produce quasi la metà dell’intero saldo negativo (-625).
servizi & c. Le imprese della regione sono 84.310, di cui 64.629 appartenenti al terziario (commercio, turismo e servizi), pari al 77% del totale delle unità produttive della regione. Tra queste quasi il 60% sono imprese dei servizi, «segno evidente - si legge in una nota - della capacità del terziario Fvg di posizionarsi all’avanguardia in termini di capacità di fare innovazione e interpretare in modo moderno le sfide della nuova economia e della globalizzazione. Le imprese del Fvg unite danno lavoro a quasi 353 mila occupati di cui 210 mila nel terziario (60%). In termini di produzione di ricchezza, il 72,4% proviene dai settori del terziario, ossia quasi i tre quarti della ricchezza della regione in termini di “capacità di produrre valore” è generata dalle imprese del commercio, del turismo e dei servizi».
In sintesi, il terziario risulta di gran lunga il settore più importante nella nostra regione.
Determinante, dunque, l’analisi dei parametri economici del comparto. Tra questi, la fiducia, che risulta ai massimi dal 2012:  il tasso sulla situazione generale del primo trimestre segna 42,5 contro il 38,9 del quarto trimestre 2015. Cresce l’ottimismo anche con riferimento all’andamento della propria attività (44,7 da 43,2). In vista della fine della prima metà dell’anno la situazione tornerà a sfiorare i livelli precedenti la crisi, avvicinandosi alla soglia di espansione (50).
A giustificare tale ottimismo, un corrispondente aumento dei ricavi, anche se un terzo delle imprese dichiarano ancora difficoltà su questo fronte.
In termini occupazionali, il primo trimestre di questo anno ha evidenziato un calo della dinamica occupazione, complice la riduzione del “bonus  occupazionale”, usato dal 12% delle imprese, per lo più di grandi dimensioni e impegnate nel settore dei servizi e del turismo.
Tra gli aspetti più critici, quello del credito bancario a la pressione fiscale. Nel primo caso, i miglioramenti ci sono, ma ancora troppo lievi per consentire di avvicinarsi ai livelli pre-crisi.
Il vero “incubo” delle imprese della regione resta quello delle tasse, lo dichiara almeno una azienda su due (58%). A fronte di una pressione fiscale costante (-0,1%), risulta aumentata la tassazione sui salari, con un prelievo fiscale sui dipendenti pari al 49% (+1%).