Traffici di rifiuti fra Italia e Tunisia, dopo gli arresti eccellenti a Tunisi anche la procura di Salerno apre fascicolo

Si complica la vicenda del traffico di rifiuti fra Italia e Tunisia. Dopo l'arresto del ministro dell'ambiente di Tunisi Mustapha Aroui e la denuncia da parte della giustizia tunisina di 23 persone con una dozzina di arresti, si pensava che la vicenda assumesse un certo clamore mediatico anche in Italia. Così non è stato ed è molto strano, come se sulla vicenda si volesse far scendere un velo di silenzio e forse il perchè ora è più chiaro, non si tratta solo di una controversia seppur internazionale fa una società privata è un committente estero, ma vi è coinvolta anche l'Italia come istituzione, visto che anche la Regione Campania è stata tirata in ballo, se non altro dalle tesi auto assolutorie della azienda di Salerno che indica nella Regione il soggetto che aveva in qualche modo fatto, se non da tramite, da garante sulla correttezza degli interlocutori esteri. Questo potrebbe avere delicate ripercussioni tali da frenare la stampa a parlarne, difficile dirlo. Insomma ci si chiede il perchè la notizia dell'inchiesta e degli arresti eccellenti non abbia trovato cittadinanza su grandi media italiani ad oltre un mese di distanza dai fatti, nonostante la vicenda fosse finita più volte sulla stampa internazionale, (Guardian, Agenzia France Presse, France24), distrazione legata al momento (covid, vaccini ecc) o a puzzare non è solo la “merce” esportata? Vi sono molti lati oscuri in una storia giornalisticamente appetibile che nella migliore delle ipotesi racconta di approssimazione nel maneggiare i rifiuti e della gran voglia di sbarazzarsene anche a spese dell'ambiente di paesi terzi. Vediamo di ricostruirla la vicenda, tutto nasce nel novembre dello scorso anno quando una inchiesta di una Tv tunisina evidenzia che nella città di Sousse, era scoppiato un caso, la dogana aveva bloccato dei container provenienti dall'Italia con destinazione una azienda locale che avrebbe dovuto “trattarli”. Ma il carico, sosteneva la dogana, conteneva rifiuti non conformi a quanto riportato sulla documentazione. Si trattava di una quantità rilevante, 12000 tonnellate di rifiuti in 282 container con arrivi avvenuti in due fasi tra i mesi di maggio e luglio. Una vicenda che ha scosso la politica tunisina generando l'inchiesta che ha portato all’arresto, domenica 20 dicembre, di alti funzionari, tra cui il ministro dell’ambiente Mustapha Aroui dimissionato precipitosamente dal governo il giorno prima per evitare l'imbarazzo delle manette ad un ministro in carica). Secondo i media tunisini, la Soreplast, destinataria del carico, sarebbe una società opaca che avrebbe potuto trattare solo rifiuti plastici e non certo quella miscellanea indifferenziata arrivata con i container dalla Campania. Assieme al ministro i giudici del Tribunale di prima grado di Sousse spiccarono mandati d’arresto per 12 persone e denunce per altri 11. Tra questi oltre all’ex ministro, alcuni alti funzionari del suo dicastero, nomi eccellenti dell’autorità doganale tunisina, nonché un direttore dell’Agenzia nazionale per il riciclaggio dei rifiuti (Anged). Secondo fonti investigative rilanciate dall'agenzia France Presse gli inquirenti avrebbero scoperto che la Soreplast, il cui titolare sarebbe scappato all'estero, aveva rilasciato false dichiarazioni circa il contenuto dei container. La società aveva chiesto un’autorizzazione per l’importazione temporanea di imballaggi di plastica di rifiuti industriali non pericolosi che dovevano essere riciclati nel Paese. Purtroppo, sempre secondo gli inquirenti tunisini, il contratto reale stipulato con la società italiana era ben diverso: prevedeva il recupero dell’immondizia da parte di Soreplast e la sua eliminazione in Tunisia. E se consideriamo, scrivevamo già nel dicembre scorso, che il paese maghrebino ha enormi difficoltà strutturali nella raccolta e smaltimento già dei propri rifiuti e non possiede le capacità gestionali per poter procedere alla lavorazione dei rifiuti ricevuti dall’Italia, la questione assume contorni inquietanti dato che vi è il dubbio che una parte dei rifiuti potessero essere smaltiti in maniera “disinvolta” fra fosse e fuoco. Ma ancora più inquietante è che mentre in Tunisia avvenivano arresti ed interrogatori, l'azienda italiana di Salerno si tirava fuori mandando in giro la sua verità che evidentemente però non è priva di criticità. Del resto è he, notizia di questi giorni, che della vicenda non si occupano più solo inquirenti tunisini ma anche la Procura della repubblica di Salerno che avrebbe incaricato i carabinieri del Noe di compiere approfondimenti, pare, anche sui carteggi fra la società Sra srl e gli uffici della regione Campania che potrebbe non essere estranea alla vicenda se non altro per la presunta superficialità che avrebbe poi indotto l'azienda di Salerno ad eccessiva sicurezza sulla bontà degli interlocutori tunisini. Ovviamente questa è una tesi “buonista”, di certo però sembra davvero poco probabile che uno Stato estero faccia dimettere ed arresti un proprio ministro e funzionari di altro rango per capriccio e che sotto non vi sia un ben più grave meccanismo di corruttele. Pare comunque accertata una comunicazione scritta tra Ministero tunisino e Regione Campania sulle modalità di richiesta di autorizzazioni. Ma dalla Tunisia si indicano come corresponsabili degli “errori” proprio gli uffici regionali campani per non aver chiesto all’ente giusto in quanto, secondo la Convenzione di Basilea (che si occupa di di rifiuti internazionali) non doveva essere contattata l’Anged bensì direttamente il ministero dell’Ambiente. Questo è facilmente riscontrabile con una rapida ricerca sul sito della convenzione di Basilea che spiega le procedure. Non solo, sempre secondo il Governo di Tunisi la tipologia di rifiuti inviati dall'Italia, secondo la Convenzione di Bamako che riguarda i rifiuti in Africa, non può essere portata in Tunisia e per questo sarebbe scattata la richiesta di rimpatrio dei rifiuti. La società SRA srl da conto suo continua a ripetere che le autorizzazioni sono state tutte concesse dalla Regione Campania e che l’azienda ha seguito l’iter richiesto da quest'ultima e quindi di essere vittima. Insomma un grande pasticcio.

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