Traffico di rifiuti italiani nel mediterraneo, arrestato ministro dell’ambiente in Tunisia

Come FriuliSera, una delle poche testate italiane, ne avevamo parlato nel novembre scorso rilanciando una inchiesta dei media tunisini secondo cui  sull’altra riva del Mediterraneo, nella città di Sousse, era scoppiato un caso,  che ha successivamente  scosso la politica tunisina generando l’inchiesta che ha portato all’arresto, domenica 20 dicembre, di 23 alti funzionari, tra cui il ministro dell’ambiente Mustapha Aroui dimissionato precipitosamente dal governo il giorno prima per evitare l'imbarazzo delle manette ad un ministro in carica). Alla base dell’inchiesta quanto pubblicato anche da FriuliSera il 19 novembre scorso, relativamente all’esportazione in Tunisia dal porto di Salerno di 282 container, avvenuta in due fasi tra i mesi di maggio e luglio, contenenti 12000 tonnellate di rifiuti classificabili come rifiuti urbani, il cui trasporto transfrontaliero è regolato dalla convenzione di Basilea che prevede precise procedure, che non sarebbero state rispettate dalle parti, almeno secondo le tesi della procura tunisina. Secondo i media locali, il proprietario della società tunisina coinvolta, la Soreplast, risulterebbe al momento latitante, la sua azienda sarebbe una società semi-fittizia che avrebbe potuto trattare solo rifiuti di plastica e non certo quanto arrivato con i container dalla Campania. Assieme al ministro i giudici del Tribunale di prima grado di Sousse hanno spiccato mandati d’arresto per ben 23 persone. Tra questi oltre all’ex ministro, alcuni alti funzionari del suo dicastero, nomi eccellenti dell’autorità doganale tunisina, nonché un direttore dell’Agenzia nazionale per il riciclaggio dei rifiuti (ANGED). Secondo fonti investigative rilanciate dall'agenzia Afp gli inquirenti avrebbero scoperto che la SOREPLAST, l’impresa tunisina attiva nel riciclaggio di rifiuti, aveva rilasciato false dichiarazioni circa il contenuto dei container. La società aveva chiesto un’autorizzazione per l’importazione temporanea di imballaggi di plastica di rifiuti industriali non pericolosi che dovevano essere riciclati nel Paese per poi essere imbarcati verso un altro Paese europeo. Purtroppo, sempre secondo gli inquirenti tunisini, il contratto stipulato con la società italiana era ben diverso: prevedeva il recupero dell’immondizia da parte di Soreplast e la sua eliminazione in Tunisia. E se consideriamo che il paese maghrebino ha enormi difficoltà strutturali nella raccolta e smaltimento già dei propri rifiuti e non possiede le capacità gestionali per poter procedere alla lavorazione dei rifiuti ricevuti dall’Italia la questione assume contorni inquietanti.

Rifiuti italiani clandestinamente seppelliti in Tunisia, scandalo internazionale taciuto