Tragedia della Thyssen-Krupp, riflessioni sulla sentenza

È di ieri la notizia che i manager della Thyssen-Krupp, la cui condanna definitiva per le loro responsabilità nella tragedia del 2007 è stata confermata dalla giustizia tedesca appena pochi giorni fa, avranno già diritto a godere dei benefici della semilibertà.
Non entro nel merito di un disastro nel quale 7 operai dello stabilimento torinese persero la vita in un terribile rogo causato – secondo sentenza definitiva – da pesanti omissioni nella manutenzione, nella prevenzione e nella sicurezza, ma una riflessione è importante farla. È indegno che ci siano voluti 13 anni e un numero indefinito di procedimenti in Italia e in Germania per arrivare a una sentenza definitiva e che – questa sentenza – lungi dal lenire il dolore di chi ha avuto i propri cari morti sul lavoro, abbia invece offeso le famiglie delle vittime e dei sopravvissuti, confermando ancora una volta la giustezza della frase attribuita a Solone: «La giustizia è come una tela di ragno: trattiene gli insetti piccoli, mentre i grandi trafiggono la tela e restano liberi».
Nel 2019 in Italia ci sono stati – a seconda delle modalità di calcolo – tra i 1100 e i 1500 morti sul lavoro. Un numero enorme, che si accresce se a questi uniamo il numero degli infortuni gravi o gravissimi che – anche se non mortali – alle volte sconvolgono per sempre la vita del lavoratore e della sua famiglia. È fondamentale che la sicurezza sul lavoro diventi centrale, che l’emergenza sanitaria ed economica in atto non finisca per rendere ancora più precario il diritto alla salute e alla vita di chi lavora, che i controlli siano incisivi e le punizioni per chi è coscientemente colpevole di negligenze od omissioni certe e rapide.

Furio Honsell