Trattati di pece

Non so, ho paura veramente di essere estremamente dietrologo e di vedere qualcosa di losco dietro qualsiasi azione. Il fatto e’ che quando si affrontano questioni e problemi legati a quella parte di globo, diventa davvero difficile non vedere ombre anche in ciò che appare trasparente. Il termine trasparenza dalle parti del Medio Oriente assume una valenza di inesistenza, di impossibilità ad essere reale. Troppi attori interessati, troppi decenni passati a combattere a rimescolare il fango sedimentato dagli immensi interessi che quest’area vede incrociarsi da troppo tempo.
Dunque quando si sente che non passano neppure due giorni dall’immane disastro (disastro, più ancora che carneficina alla quale quest’angolo di mondo ormai ci ha abituato) dell’esplosione del porto che già gli avvoltoi di turno svolazzano sulle rovine rimaste a prova della dimensione del botto, non si può che rimanere con tutti i dubbi che questa immane tragedia riesce a sollevare. Più ancora che le perdite umane (sigh!), si diceva, contano i danni provocati dall’esplosione che si rifletteranno non solo in termini economici, ma sociali, politici e geostrategici; le guerre, fossero civili oppure provocate dall’occupazione di potenze confinanti, l’indifferenza rispetto a quanto accadeva nel neppure lontanissimo 1983 a Sabra e Shatila con l’esercito occupanti che si proponeva come “garante” di una strage di donne, vecchi e bambini morti a migliaia, dovrebbero farci pensare che magari un paio di centinaia di morti possano persino risultare una cifra tutto sommato accettabile e facile da dimenticare in poco tempo. Naturalmente se tutto ciò permetterà di poter interferire direttamente nel futuro prossimo (e remoto) del Libano. Altrettanto naturalmente senza curarsi troppo di ciò che questi potenziali cambiamenti potranno rappresentare nel “riassestamento” di tutto il Vicino Oriente e non solo.
Il termine “trattati” che più che riferirsi ad una pace, due paesi devono essere in guerra per poter firmare una pace e Israele e Emirati Arabi non risultano essere in guerra, sembra avere un senso maggiore se si pensa a come certi contesti vengono trattati. Con estrema indifferenze rispetto ai diritti delle persone ma con enorme attenzione rispetto agli interessi degli attori interni ed esterni che intendono, attraverso le loro ingerenze, spolpare l’osso con la più spregiudicata normalità. Naturalmente prima di potersi impossessare degli “asset” fondamentali di un paese, bisogna prima riuscire a smantellare ciò che rimane in piedi, giuste o sbagliate che siano, delle sue architetture statali ed amministrative.
Fin da subito e’ stato identificato un colpevole, diretto o meno poco importa, delle cause che hanno provocato l’esplosione al porto: Hezbollah, che secondo alcune fonti avrebbe avuto un deposito di missili vicino al magazzino incriminato e nonostante tutto avrebbe mantenuto più o meno incustodita quell’enorme quantità di nitrato di ammonio. Certo, se fosse stato così, sarebbe stato possibile che l’esplosione di un missile avrebbe potuto provocare l’innesco per la deflagrazione del nitrato di ammonio. Ma nemmeno è cosi’ facile per un missile esplodere casualmente… Poi l’ipotesi del deposito di missili si e’ evaporato, ma nel frattempo Hezbollah e’ stato in ogni caso individuate come causa unica (o quasi) di tutti i guai che passa il Libano. Dimenticandosi che se quel paese si trova in quella situazione non e’ certo solo perchè il gruppo sciita ha le sue responsabilità, ma a causa di un sistema di governo arzigogolato che deve mantenere in equilibrio (per quanto precario) una rete di intrecci tra le varie confessioni. Sistema che e’ stato inventato e mantenuto da chi quelle terre ha governato e colonizzato fino ad inventarsi quel meccanismo che rimane si’ in qualche modo in equilibrio, ma che lascia al potere un gruppo di soggetti (famiglie fondamentalmente) che da decenni governano lo stato dei cedri arricchendosi alla faccia di tutti.
Le privatizzazioni e il neoliberismo imperante hanno ridotto quel paese nelle condizioni in cui si trova oggi e l’alternativa che si vorrebbe di nuovo imporre e’ sempre la stessa; i soldi del FMI che non faranno altro che aumentare il debito (tra i più alti in assoluto al mondo), privatizzare quel poco che rimane (le famose riforme) e finire nelle solite ampie e sempre pronte tasche.
Allo stesso tempo queste nuove (solo formalmente nuove) alleanze tendono a far fuori Hezbollah e rafforzare i nuovi assi dei paesi sunniti (tranne Qatar e Turchia) in funzione anti Iran. E per continuazione, anti cinese. Al di la’ di tutto, Hezbollah in Libano non rappresenta solo una forza militare (tanto da far paura ancora ad Israele memore delle legnate che ha rimediato nel 2006), ma anche di fatto lo stato sociale-assistenziale; esagerando anche in termini di dimensioni, si potrebbe definire una specie di Caritas (islamica ovviamente e molto ben armata) Libanese.
La gente, nel frattempo, ma anche prima del botto al porto, ne ha le scatole piene di un governo inetto ed è scesa nelle strade a protestare per la misere condizioni di vita in cui si ritrova; anche questo (con tutte le ragioni che ovviamente hanno le persone di protestare e di incazzarsi) è un déjà vù. Ricorda molto le famose primavera arabe che a parte qualche caso, sono sfociate in guerre incontrollate che hanno ridotto i paesi interessati da quel fenomeno in condizioni addirittura peggiori rispetto a prima.
Chissà, speriamo che invece queste proteste cosi’ apertamente e giustamente appoggiate anche dall’occidente, possano davvero portare ad un cambiamento in positivo per i libanesi; certo, se la soluzione prospettata dagli occidentale e’ quella di riportare al potere il fantoccio di Saad Hariri, mi par di potere tranquillamente dire che si andrà verso l’ennesimo macello. Che non si ridurrà solo all’interno del Libano, ma che rischierà di rimpolpare un fuoco già bello robusto e di infiammare direttamente l’Iran. Con tutto ciò che una follia del genere potrebbe comportare.
Davvero, abbiamo la memoria di un’ameba.

Docbrino