Tre morti sul lavoro in due giorni. Emergenza con scarsa visibilità. La creazione dell’Ispettorato nazionale del lavoro non ha prodotto risultati, fondi insufficienti e Inail fortemente depotenziata

Un operaio è morto folgorato la scorsa notte mentre lavorava in area ferroviaria, per la manutenzione della linea elettrica nei pressi di ‘bivio Navile’, alla periferia di Bologna.  L’operaio lavorava per una di una ditta appaltatrice di Rfi ed è deceduto all’1.40 di questa notte. Lo rende noto Rete ferroviaria italiana. Per accertare le cause dell’incidente è stata avviata un’inchiesta interna.  La Procura di Bologna aprirà un fascicolo per omicidio colposo sulla morte dell’operaio. Ieri, come ci raccontano le cronache del resto già scivolate in secondo piano nelle notizie del giornali, due operai di 25 e 52 anni sono morti in seguito all’esplosione di un serbatoio all’interno del deposito di combustibili costiero Neri, nel porto industriale di Livorno. Si tratta di due dipendenti della Labromare, ditta che si occupa di bonifiche. L’esplosione riguarda il serbatoio 62 del deposito costiero, al cui interno sarebbe stato stoccato precedentemente dell’acetato di etile, un composto che viene utilizzato come solvente. Al momento dell’esplosione la cisterna era stata svuotata e secondo una prima ricostruzione gli operai stavano lavorando all’esterno del silo in un operazione che è stata definita da Massimo Provinciali, segretario generale dell’Autorità Portuale di Livorno “un’operazione abbastanza ordinaria di pulizia di un serbatoio vuoto dove evidentemente c’era qualche esalazione, qualche vapore esistente – ipotizza – bisogna capire come possa essere scaturito questo scoppio, una botta di aria compressa“.
“Ancora una volta lasciamo due persone che muoiono per lavorare, è inaccettabile – dice il sindaco di Livorno Filippo Nogarin accorso sul luogo dell’incidente – la città si stringe intorno ai familiari, ancora una volta. Questa è una notizia terribile, ancora una volta”. Al cordoglio oggi si è unito il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che in una nota ha espresso il suo profondo cordoglio per la morte dei due operai a Livorno. “Sono vicino alle loro famiglie, ai lavoratori e alla città di Livorno”. Il Presidente della Repubblica si augura, ancora una volta, che “dopo questa ennesima, intollerabile tragedia sul lavoro vengano rafforzate a tutti i livelli le misure di prevenzione e di controllo. Non è accettabile che si muoia sul lavoro”.
Inutile dire che ha pienamente ragione Mattarella, il problema è che nonostante gli appelli che come un mantra si ripetono ad ogni morte bianca non molto viene poi fatto.
«La tragedia che si è consumata nel porto di Livorno, con la morte di due operai in seguito all’esplosione di un serbatoio, deve scuotere le coscienze di tutti dice l’esperto di sicurezza sul lavoro ing. Sandro Simoncini, ci siamo ormai assuefatti a contare le vittime e a snocciolare dati senza coglierne la drammaticità: in Italia si verificano almeno 1.000 morti all’anno, con un tasso spaventoso di 2,6 decessi ogni 100.000 lavoratori. La crisi economica che si è abbattuta sul Paese da un decennio ha sicuramente contribuito ad abbassare la guardia, privilegiando gli aspetti produttivi su quelli della prevenzione e dell’attenzione. Interventi legislativi discutibili e continui tagli alle risorse da destinare ai controlli hanno fatto il resto». L’ing. Sandro Simoncini, è docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA, azienda specializzata nella sicurezza sui luoghi di lavoro. «Il sistema, almeno fino ad oggi, spiega, non ha tratto alcun beneficio dalla creazione dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, nato più di un anno fa per armonizzare le attività di tutti i soggetti incaricati di azioni di controllo. Non essendo stato predisposto un piano finanziario ad hoc, il nuovo soggetto ha finito per drenare risorse destinate all’Inps e all’Inail, pregiudicandone l’operatività. Molte sigle sindacali hanno più volte denunciato un calo sostanziale nel corso degli ultimi anni sia del numero degli addetti alle verifiche sul fronte della sicurezza sia della quantità di ispezioni effettuate. L’agenzia unica nazionale, tra l’altro, sconta anche un sistema molto meno collaudato rispetto a quello degli enti che ad essa fanno capo e ha contribuito a un appesantimento burocratico delle procedure, laddove è di tutta evidenza la necessità di agire tempestivamente: ritardare anche di un solo giorno un’ispezione può voler dire non riuscire ad evitare un infortunio o, peggio ancora, la morte di un lavoratore. In Italia abbiamo una legislazione di alto profilo sul fronte della sicurezza, ma senza adeguati strumenti operativi e uno scatto culturale non si riusciranno ad ottenere risultati significativi nel breve-medio periodo».

I dati

Il bilancio degli infortuni dell’Inail (ancora provvisorio in attesa dei dati definitivi che arriveranno con la relazione annuale di luglio) sale cosi’ a 1.029 ‘casi mortali’, +1,1%. Sono undici in più in uno scenario complessivo, quello del 2017, su cui pesano un maggior numero di “incidenti plurimi”, ed “in particolare le due tragedie avvenute in gennaio in Abruzzo, a Rigopiano e Campo Felice”. E’ in calo il numero complessivo delle denunce di infortunio (in tutto sono state 635.433, rispetto all’anno prima 1.379 in meno, -0,2%), ed  in questo caso ad aumentare sono solo gli infortuni di lavoratori stranieri. E c’e’, rileva l’Inail, “un netto contrasto tra Nord e Centro-Sud”. Le denunce “sono, infatti, aumentate nel Nord-Est (1.171 casi in più) e nel Nord-Ovest (+1.133) mentre sono diminuite al Centro (-1.108), nel Sud (-1.435) e nelle Isole (-1.140). In Lombardia (+1.708 denunce) e Emilia Romagna (+1.177) gli aumenti piu’ netti, in Sicilia (-1.304) e Puglia (-1.078) il calo più consistente.

Sono diminuite anche le denunce di malattie professionali: nel 2017 sono state 58.129 (-3,7%, pari a 2.200 in meno), di piu’ nel Centro Italia (+1,4%), con “un calo consistente nelle Isola (-19,5%) e piu’ contenuto nel Nord Ovest (-5,4%, nel Nord Est (-4,1%) e al Sud (-0,3%). Alla diminuzione delle denunce di infortunio “ha contributo in modo decisivo la sola Agricoltura”, -5,2%. Ci sono stati 121 casi in piu’ per le donne e 1.500 casi in meno tra gli uomini, con “un sensibile aumento” oltre i 55 anni: 2.300 casi in piu’ tra 55 e 59 anni, 2.900 in piu’ tra i 60 ed i 69. All’Inail “risultano in aumento solo le denunce dei lavoratori stranieri (+2.250 casi) mentre quelle degli italiani sono diminuite (-3.600)”.

Quanto invece ai soli incidenti mortali sono stati 16 in più (857) nell’Industria e servizi (+1,9%), 8 in più (141) nell’Agricoltura (+6,0%), 13 in meno (31) nel ‘Conto Stato’ (-29,5%). In aumento +5,2% “le morti avvenute in itinere”, -0,4% “quelle in occasione di lavoro”. Sono aumentate nel Nord-Ovest (+44) e nel Mezzogiorno (+15) ed in calo nel Nord-Est (-40) e nel Centro (-9). Con variazioni che vanno dai 28 infortuni mortali in più in Abruzzo e dai 19 in più in Lombardia ai 28 in meno in Veneto. Sono 119 i lavoratori extracomunitari che hanno perso la vita.

Potrebbero interessarti anche...