Trieste Airport: c’è l’ok della giunta alla cessione del 55% delle quote, lo scalo così passerà subito ai privati che ringrazieranno per il gentil favore

Dopo la prima gara per la vendita del 45%, andata deserta, la regione pronta a cedere il controllo di Airport Fvg spa ad un unico investitore che supporti finanziariamente il piano investimenti fino al 2023. Come noto la Regione già in era Serracchiani, nel marzo scorso, aveva dato il definitivo via libera per la cessione ma solo del 45% del capitale sociale della spa, era però prevista un opzione di acquisto di un ulteriore 10% da parte dell'aggiudicatario dell'asta. Una cessione che arrivava non prima che su "Trieste Airport" venissero compiuti interventi importanti, spiegava nell'agosto 2017 l'allora governatrice Serracchiani che  "si può contare su 38,9 milioni di euro di investimenti, di cui 25,07 da fondi propri dell’aeroporto e 12,8 da fondi pubblici. Sono risultati ottenuti, chiosava la governatrice,  con un lavoro di squadra preziosissimo" Un lavoro importante, quello svolto sul fronte degli investimenti, che per Serracchiani dimostrava come “questa si confermi una delle infrastrutture strategiche su cui stiamo puntando maggiormente, sia nel presente che in prospettiva”. Tanto importante da metterla subito dopo all'asta certamente non senza ragioni, uno scalo o diventa sinergico o non sopravvive,  ma comunque non prima di aver operato gli investimenti per rendere l'affare più appetibile. Del resto si diceva nei corridori dei palazzi regionali la clausola del 10% futuro consentiva di mettere in sicurezza la gestione per ben tre anni. La clausola  scaturita dalle raccomandazioni ministeriali di tenere conto “dell'interesse pubblico al mantenimento, da parte della società, di condizioni di affidabilità nell'espletamento del servizio pubblico della concessione”  era infatti stata interpretata come volontà di mantenimento del controllo della società e di un graduale passaggio di governance ai privati. Ma il “mercato”, forse debitamente imbeccato, ha detto no, tutto subito o nulla. Ingenuità, incapacità o altro? Difficile dirlo con certezza, anche se i dubbi che qualcuno abbia pilotato, e non parliamo dei velivoli, è forte.   Così dopo la più che prevedibile asta deserta, si arriva alla cessione del 55% delle quote, che era probabilmente  il reale obiettivo a favore di un unico investitore di profilo nazionale o internazionale. Un operazione necessaria  per supportare finanziariamente il piano investimenti 2016-23 della società Aeroporto Fvg spa viene declarato, come un mantra, sia dal centrosinistra che dal centrodestra che ha ereditato in continuità l'operazione. Così ecco arrivare  le nuove principali linee guida decise  dalla Giunta della Regione Fvg e illustrate dall'assessore Fvg a Infrastrutture e Territorio, Graziano Pizzimenti, per avviare quanto prima una nuova procedura di cessione delle quote di Trieste Airport. Ma torniamo all'asta precedente che alla luce di quanto accaduto sembra molto una operazione finalizzata ad essere inapplicabile per poi arrivare, come ineluttabile conseguenza del "fato" alla cessione del comando ai privati. Come è noto la società aveva messo in vendita il 45 per cento del capitale sociale per un valore di 40,4 milioni di euro ma il 6 giugno scorso (data di scadenza per la presentazione delle offerte) nessun acquirente si era presentato, nonostante il forte interesse manifestato in precedenza. Forse gli interessati si sono parlati fra di loro, forse  la frenata è stata determinata  dal fatto che un “uccellino” parlante abbia sussurrato all'orecchio degli interessati che si poteva avere di più e a meno. Così le dichiarazioni di interesse si sono fermate al palo, probabilmente  avendo la garanzia che sarebbe subito successo quello che in effetti oggi la giunta regionale ha determinato, una nuova e ben più conveniente asta.  Forse un controllino sulla vicenda, chi di dovere, dovrebbe farlo.  In ogni caso siamo certi che gli occhi e le orecchie  resteranno poco sensibili alla vicenda evitando di disturbare i manovratori, chiunque essi siano.  Così alla fine, siamo certi, che  non solo chi si aggiudicherà la prossima asta avrà da subito il controllo dello scalo, ma alla fine c'è la ragionevole possibilità che pagherà meno. Se infatti la vendita del 45% dava la potenzialità dell'acquisto di un ulteriore 10% a solo nel caso in cui, per i tre anni successivi all’acquisto, il socio privato avesse concretizzato un incremento del traffico del 7% annuo, migliorando i parametri del piano industriale, ora tutta questo presumibilmente non esisterà più e l'impegno sarà solo “morale” e per di più si comprerà quel 10% a prezzo odierno e non dopo la cura al rialzo prevista dal futuro piano industriale. Insomma così come si è evidenziata la procedura oggi non solo si soddisfa la voglia di maggioranza dei potenziali investitori a lo si fa in maniera conveniente. Non è un caso che potenziali investitori stiano già bussando alla porta, è il caso, ma non sarebbe l'unico, del maggiore network italiano, F2i, fondo privato che copre quasi il 40% del traffico aeroportuale con il controllo di Torino, Napoli, una quota di Bologna e la gestione pure di Milano Malpensa, Linate e Alghero. Costituita nel 2007, F2i è ora guidata dall'ottobre 2014 dall'Amministratore Delegato, Renato Ravanelli. Chissà perche solo il giorno dopo la scadenza del bando del 45%, F2i si mossa ribadendo il proprio interesse al processo di privatizzazione di Trieste Airport. Insomma anche se tra le modifiche apportate dalla Giunta regionale oggi, evidenziate dall'assessore Pizzimenti, c'è anche l'impegno per il nuovo socio di maggioranza di “rispettare” l'incremento dei livelli occupazionali in presenza di aumento del Wlu (World load unit), ovvero dell'unità di carico corrispondente a 1 passeggero o 100 kg di merce. Inoltre, l'eventuale acquirente non potrà esternalizzare servizi né vendere le proprie quote per almeno cinque anni dal passaggio di mano. Insomma ora l'acquisizione di Airport Fvg spa potrebbe essere un affare goloso e chissà che l'uccellino parlante non abbia nel suo futuro un bel tornaconto, non parliamo di “becchime” ma di semplice riconoscenza, ovviamente. Del resto le domande che bisognerebbe porsi sono quelle di sempre, quando vengono venduti beni pubblici:  la valutazione del valore dell'aeroporto è stata corretta? Quanti soldi si sono spesi per renderlo appetibile? E' davvero conveniente vendere? La società  che subentrerà  diventando proprietaria del 51 per cento darà reali garanzie? Speriamo che tutto sia stato valutato, ma visti i precedenti non c'è per nulla da giurarci.

Fabio Folisi

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