Trieste fra riconciliazione e intolleranza. Inquietante episodio fascista nel capoluogo giuliano

Proprio mentre Lubiana e Roma annunciano l'attesa restituzione della storica sede degli sloveni di Trieste, il Narodni dom, alla comunità slovena, una giornalista del Primorski Dnevink segnala un episodio d'intolleranza fascista. Si apre così un articolo a firma Alessandro Martegani pubblicato sul sito web di Radio Capodistria. Da una parte, spiega Martegani  l’annuncio della restituzione del Narodni Dom alla comunità slovena, dall’altra esibizioni di gesti e canti fascisti in pieno centro.
"È la realtà di Trieste che prosegue la strada verso la convivenza e l’elaborazione delle lacerazioni del passato.
Proprio mentre da Gerusalemme il Presidente Borut Pahor e l’omologo italiano Sergio Mattarella annunciavano, per il 13 luglio prossimo, la cerimonia di restituzione alla comunità slovena dell'ex Narodni Dom, edificio dato alle fiamme dai fascisti proprio il 13 luglio del 1920 e attualmente sede della Scuola per traduttori e interpreti, la giornalista del Primorski Dnevnik, quotidiano della comunità slovena, Poljanka Dolhar, ha raccontato un episodio vissuto direttamente: un gruppo di persone, festeggiando un compleanno in un pub del centro, si si è esibito all’interno e all’esterno del locale, in manifestazioni di stampo fascista. Braccia tese, canti, e anche qualche intimidazione verso la collega e i suoi amici che parlavano in lingua slovena". Trieste è molto migliorata rispetto a 30 anni fa, si tratta di un episodio, ma Poljanka Dolhar invita a non sottovalutare i segnali di una ripresa dell’intolleranza e dell’ideologia fascista.
“Il clima – dice - è sicuramente migliorato: se penso agli anni in cui ero bambina o adolescente, quindi 30 anni fa, non c'è paragone. Forse anche per questo ci sono rimasta molto male quando quella sera a Trieste ho vissuto un po' sulla mia pelle il fascismo nei simboli e nelle parole. Non avevano problemi a cantare “Boia chi molla” in centro città, all'uscita da un locale. Sicuramente non sono una di quelle che dice che Trieste è una città fascista, o che è difficile vivere in questa città se sei sloveno, assolutamente no, però diciamo che il clima è po' cambiato: credo sia la conseguenza del fatto che la mentalità fascista, i simboli, sono stati un po' sdoganati negli ultimi anni a livello nazionale”.
“Mi viene in mente un altro episodio recente che rientra in questo clima: in questi giorni stavo realizzando due pagine del giornale dedicate ad Auschwitz, abbiamo trovato una superstite che aveva già raccontato la sua storia, che era anche già stata pubblicata, ma che, adesso, ha chiesto di non riportare il suo nome e cognome perché ha paura”.