Trump festeggia il nuovo anno con missili e bombe destabilizzando medio oriente e mondo. Raid Usa sull’aeroporto di Baghdad, ucciso il generale iraniano Soleimani

Con un raid aereo ordinato dal presidente Usa sull'aeroporto di Baghdad è stato ucciso il generale iraniano Soleimani. Il generale era il capo delle milizie al-Quds dei Guardiani della Rivoluzione, la forza d'élite dell'esercito della Repubblica islamica, incaricata di compiere le operazioni all'estero. La Guida suprema iraniana, ayatollah Khamenei ora minaccia vendetta contro gli Stati Uniti e proclama tre giorni di lutto nazionale. Vendetta attende i criminali" "L'opera e il percorso del generale Qassem Soleimani non si fermeranno qui. Una dura vendetta attende i criminali, le cui mani nefaste si sono macchiate del sangue di Soleimani e degli altri martiri dell'attacco avvenuto la notte scorsa". Questo il messaggio lanciato dall'ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell'Iran. Del resto la risposta militare voluta da Trump è considerata spropositata anche da gran parte della politica Usa e non solo da Democratici, a due giorni dall'assalto all'ambasciata statunitense in Iraq questa azione rischia di scatenare un terremoto nella geopolitica mediorientale. L'attacco, ordinato da Donald Trump senza avvertire nessuno, alleati compresi, è stato compiuto con l'ausilio di droni ed è stato militarmente un successo dato che l'obiettivo è stato raggiunto, l'uccisione di Qassem Soleimani però non è una ritorsione priva di rischi dato che si trattava di un personaggio vicinissimo ai vertici iraniani. Con lui è stato ucciso anche il 'numero 2' di Hashed - rete di milizie sciite - Abu Mahdi al-Muhandis. L'attacco è avvenuto poco dopo la mezzanotte, missili hanno colpito due veicoli che si trovavano vicino l'aeroporto. Fonti della sicurezza irachena hanno subito chiarito che i missili avevano colpito un convoglio Hashed e ucciso otto persone, tra cui "figure importanti". Muhandis era nella 'lista nera' degli Stati Uniti, ma è la presenza di Qassem Soleimani è quella che pesa molto dato che si tratta di una figura quasi leggendaria, uno degli uomini più potenti in Medio Oriente: generale, stratega con ambizioni politiche, è spesso apparso al fianco della Guida Suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, ma si è sempre mosso nell'ombra, arcinemico di Usa e Israele. E' considerato l'architetto di gran parte delle attività iraniane in Medio Oriente, compresa la guerra in Siria. I successi contro l'Isis e gli attacchi su Israele. Come è noto l'lran, paese a stragrande maggioranza sciita, esercita un'enorme influenza sull'Iraq da quando è stato ucciso il 'rais', Saddam Hussein, che era sunnita. Nonostante questo però era una sorta di zona del dialogo dove,pur con enormi limiti, la situazione era mediata. Ora con l'azione d'impulso di Trump, il pur precario equilibrio è saltato. Una reazione muscolare da bullo fatta senza neppure pianificare sicurezza per gli americani all'estero tanto che l'ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad che pare non fosse stata avvertita o almeno non per tempo dell'attacco ha sollecitato i cittadini americani a "lasciare l'Iraq immediatamente". "I cittadini americani partano per via aerea dove possibile, altrimenti raggiungano altri paesi via terra", sottolinea l'ambasciata Usa in una nota. L'Iraq da ottobre è scosso dalle proteste anti-governative e contro l'Iran, considerato la 'longa manus' che agisce dietro il governo; e Soleimani, proprio per aiutare il governo a riportare la situazione sotto controllo, sarebbe stato più volte nelle ultime settimane in Iraq. Che l'azione non fosse completamente condivisa negli Usa lo traspare<dalla stessa nota del Pentagono: "Su istruzioni del presidente i militari americani hanno intrapreso una decisa azione difensiva con l'uccisione del generale Qassem Soleimani per proteggere il personale americano all'estero". Insomma Trump ha deciso e anche se nella seconda parte del comunicato si cerca di giustificare è chiara la presa di distanza. Soleimani stava "attivamente mettendo a punto piani per colpire i diplomatici americani e uomini in servizio in Iraq e in tutta la regione". "Il generale Soleimani ha anche approvato gli attacchi contro l'ambasciata americana a Baghdad che hanno avuto luogo questa settimana", si legge ancora nella nota. Certamente Soleimani era uomo d'azione considerato responsabile della morte di centinaia di militari della coalizione e di americani, popolarissimo in Iran dove addirittura si vociferava di una sua discesa in politica alle presidenziali del prossimo anno. Insomma l'azione Usa apre un 2020 che rischia di diventare anno di sangue e dimostra da qualsiasi lato la si guardi l'assoluto disprezzo di Trump per gli alleati, nessuno è stato avvertito, neppure Israele che ha dovuto immediatamente elevare i sui livelli di sicurezza perchè rischia di essere obiettivo di una eventuale quanto probabile ritorsione iraniana. Parole durissime contro gli Usa anche dal presidente iraniano Hassan Rohani :"Gli iraniani e altre nazioni libere del mondo si vendicheranno senza dubbio contro gli Usa criminali per l'uccisione del generale Qassen Soleimani": ha dichiarato secondo quanto riporta l'agenzia stampa ufficiale di Teheran IRNA. L'attacco, ha sottolineato, rafforza la determinazione dell'Iran di resistere e affrontare le aggressioni degli Stati Uniti. "Tale atto malizioso e codardo è un'altra indicazione della frustrazione e dell'incapacità degli Stati Uniti nella regione per l'odio delle nazioni regionali verso il suo regime aggressivo - ha proseguito -. Il regime americano, ignorando tutte le norme umane e internazionali, ha aggiunto un'altra vergogna al record miserabile di quel Paese". Ma è tutta la politica iraniana ha parlare, su Twitter il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif: "L'atto degli Usa di terrorismo internazionale, che ha preso di mira e assassinato il generale Soleimani - la forza più efficace nella lotta a Daesh (Isis), al Nusrah e al Qaeda - è estremamente pericoloso e rappresenta un'incosciente escalation". "Gli Usa hanno la responsabilità di tutte le conseguenze di questo avventurismo da furfanti". Inquietante la dichiarazione di Moqtada al Sadr il leader sciita iracheno Moqtada al Sadr che ha dato l'ordine ai suoi combattenti di "tenersi pronti", riattivando così la sua milizia ufficialmente dissolta ma dormiente da quasi un decennio e che aveva seminato il terrore tra le fila dei soldati americani in Iraq. Moqtada al Sadr ha postato l'annuncio su Twitter. L'attacco militare americano si fa sentire anche sui mercati finanziari. L'impatto più evidente è sulle quotazioni del petrolio, con il greggio che torna ai massimi da 4 mesi rivedendo temporaneamente quota 63 dollari e lòe borse che all'apertura vanno in pesante segno negativo .
Come già accennato in apertura voci critiche contro l'azione di Trump si sono levate anche dagli Usa, mentre l'Europa tace. Molti analisti e osservatori fanno notare come l'azione non abbia valutato appieno le conseguenze. Da parte democratica non vi sono dubbi che si possono sintetizzare nella dichiarazione del candidato alla Casa Bianca Joe Biden secondo cui "Trump ha lanciato dinamite in una polveriera".
"Nessun americano piangerà la morte", ha affermato Biden in una dichiarazione ufficiale. "Qassem Soleimani meritava di essere consegnato alla giustizia per i suoi crimini contro le truppe americane", ma il raid di Trump rischia di generare una pericolosa escalation. Il tycoon "deve al popolo americano una spiegazione sulla strategia" che sta seguendo. "L'Iran risponderà sicuramente, potremmo essere sull'orlo di un grande conflitto in Medio Oriente", ha avvertito, dicendo di temere che l'amministrazione Trump non abbia "la necessaria visione a lungo termine". Pesante il giudizio anche dalla speaker della Camera dei Rappresentanti Usa, Nancy Pelosi: che parla di "atto provocatorio e sproporzionato". Un raid che, ha affermato, "rischia di provocare una pericolosa ulteriore escalation di violenza", fino al "punto di non ritorno". Pelosi ha sottolineato che il Congresso americano non è stato consultato prima che il presidente Trump desse l'ordine di attacco ed ha chiesto che i parlamentari vengano "immediatamente informati" della situazione.