Turchia del dittatore-sultano Erdogan, mai farla entrare in Europa

 

Di dittatori e dittatorelli è pieno il mondo, dalla Corea del Nord al Sud America per finire con la Turchia del sultano Erdogan. Ma con Ankara il problema è diverso e più complesso. Da decenni si sa che nega ogni responsabilità per il massacro degli armeni e per la guerra interna ed esterna ai curdi, suoi nemici storici (come dimostra la recente retata dei suoi leader e dei giornalisti amici dei peshmerga dopo il golpe ‘farlocco’ di metà luglio) e si sa anche che è sistematica la sua violazione dei diritti umani.
Ma purtroppo, a far stendere un pietoso velo su questa drammatica verità c’è la Realpolititik: la Turchia è infatti Paese membro della Nato e ospita molte testate nucleari. In più noi europei ci siam legati le mani perdendo ogni leva di pressione pagando Ankara perché ci aiuti a trattenere i disperati che fuggono dalle guerre in Siria e in Iraq imboccando la rotta balcanica che arriva fino a Trieste.
Però anche a questo c’è un limite: non si deve permettere alla dittatura di Erdogan di entrare nella Comunità europea.Da anni se ne discute, ma fortunatamente non si è mai giunti a un accordo.
Con tutte le critiche che l’ex Presidente francese Nicolas Sarkozy si è meritatamente tirato addosso con l’improvvido intervento armato che ha detronizzato Gheddafi gettando la Libia nel caos (e facendo esplodere l’esodo dei profughi attraverso il Mediterraneo), bisogna comunque riconoscergli il merito di essere stato l’unico (e il più duro) a dire sempre ‘no’ all’ingresso di Ankara nell’Ue. Fin dal 2006.
Tutt’altro l’atteggiamento della tedesca Angela Merkel, che ha il problema di avere in casa da decenni migliaia di turchi.
Ma torniamo all’ultimo atto della repressione con cui il pugno di Erdogan ha finito di sgominare l’opposizione dopo i già numerosi arresti seguiti al golpe da lui inventato ‘pro domo sua’ a metà estate. Stavolta sono finiti in carcere il leader parlamentare dei curdi, altri 11 deputati e numerosi giornalisti ‘non teneri’ con il regìme.
Il pretesto è la solita accusa: sarebbero terroristi o comunque legati all’eversione anti-turca, che fa capo al PKK di Ocalàn, braccio armato delle rivendicazioni indipendentiste dei curdi.

Augusto Dell’Angelo

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