Tutti pazzi per Mimmo Lucano, ma intanto il sistema Riace è stato piallato e anche in Friuli prevale l’egoismo sovranista

E' durata più di un'ora, ieri pomeriggio a Zugliano, la conferenza stampa di Domenico Lucano, sindaco “sospeso” di Riace. Presenti come nelle grandi occasioni tutte le testate,  dinnanzi non ad una rock star e neppure ad un politico di primo piano, ma ad un uomo che la sua semplicità e schiettezza, unita a determinazione e convinzione di essere dalla parte giusta, ha reso speciale agli occhi del mondo. Eppure oggi Mimmo Lucano resta sotto accusa e lo è  per quello che è riuscito a costruire e che una politica gretta e una magistratura miope e cartiera hanno distrutto in poche settimane. La conferenza stampa è stata preludio ad una serata di rara partecipazione al centro Balducci con la sala strapiena, gli addetti alla sicurezza sull'orlo di una crisi di nervi e oltre 400 persone restate fuori dalla sala affollata come in poche altre occasioni. Una testimonianza di vicinanza ma per alcuni, temiamo molti, solo la curiosità di "vedere" il personaggio.  Nel suo lungo intervento dinnanzi alla stampa “Mimmo” ha raccontato la sua storia, ha evidenziato i punti di forza del sistema di accoglienza Riace ha ammesso con grande onestà intellettuale i limiti e le criticità. Criticità che lui, abituato a dire quello che pensa senza nascondere nulla, deve aver ripetuto anche ad ispettori e  magistrati che hanno voluto vedere e cercare in maniera ossessiva il marcio che non c'era. Nessun interesse personale, nessun euro finito nelle sue tasche o in quelle dei suoi familiari. Una delusione cocente per investigatori che avevano in mente un teorema e forse un mandato politico preciso, demolire il sistema Riace e l'uomo che lo rappresentava. Di questo ne è convinto Mimmo Lucano anche se ha dovuto imparare che dire tutto quello che si pensa non sempre è una buona idea, così alla domanda se rifarebbe quello che ha fatto,  ha risposto di sì  senza tentennamenti, anche se ha ammesso che alcune scorciatoie dettate da esigenze del momento andavano meglio regolate. La sensazione è che  siamo dinnanzi ad una vicenda che ricorda, nel suo svolgimento di prefabbricazione giudiziaria, la vicenda di Sacco e Vanzetti (con le dovute differenze di gravità ed epilogo ovviamente). La  prova non solo è che agli occhi di tutti (giuristi compresi)  quell'arresto è apparso sproporzionato, come sproporzionata è la disposizione, quasi una condanna preventiva” di allontanamento dalla sua Riace. Un fatto questo che Mimmo Lucano vive come una vera è propria messa al confino. La sua Patria è certo l'Italia dove può muoversi liberamente, ma è evidente dalle sue parole che il cuore è rimasto a Riace fra la sua gente. Ed invece Mimmo Lucano è considerato nel dispositivo della sentenza che lo scagiona praticamente da ogni atto grave, un soggetto “socialmente pericoloso”. Una “qualifica” che data in terra di Locrite dove ancora oggi spadroneggiano le 'ndrine fa ben comprendere come lo Stato, quando è mal gestito nelle varie articolazioni, sia debole con i forti e forte con i deboli. Ma c'è di più, basta guardarlo negli occhi mentre parla il Sindaco Lucano per capire di che pasta è fatto, un uomo giustamente legato alla sua terra che ha avuto l'unica “colpa” di vedere nell'accoglienza dei disperati che sono sbarcati sulla spiaggia di Riace una opportunità non solo di affermate il principio dell'accoglienza verso che scappa da guerre e disperazione, ma trasformare quello che per molti sembra un problema insolubile in una opportunità di lavoro per la propria gente. Ed in effetti così è stato, basti pensare che non solo il sistema d'accoglienza diffusa di Riace ha integrato centinaia di migranti, ma ha dato lavoro ad una ottantina di operatori sociali impegnati nei progetti Sprar e a 15 ragazzi occupati nell'asilo multietnico. Senza contare l'inversione di tendenza dello spopolamento, non solo la presenza di stranieri ma anche di “riacesi” di ritorno. Cittadini italiani che hanno visto nel volano economico che si era creato a Riace una occasione di per tornare alla terra d'origine. Ora tutto questo è stato messo in discussione, piallato, dalle scelte politiche di chi, a Roma come in Calabria, ha visto nel “modello” Riace un pericolo per il progetto della paura. Un esempio inaccettabile di integrazione per chi deve veicolare un messaggio sovranista fatto di muri, blocchi navali e filo spinato,  per realizzare il quale non si fa scrupolo nel restare spettatore passivo della morte di migliaia di persone lasciate annegare nel Mediterraneo o destinate alla lenta consunzione e annullamento nei lager vecchi e nuovi che stanno e si vogliono “edificare” in Europa, Italia compresa mutuando quelli già presenti in terra libica.  Un esempio controcorrente quello di Riace per di più materializzato in una terra difficilissima. E se si può fare a Riace si può fare ovunque. Un rischio quell'esempio di convivenza multietnica che addirittura può diventare occasione di sviluppo. Questo vale anche in Fvg dove  la miopia politica, il morbo  di chi vede solo il tornaconto in termini di consenso, ha trovato terreno fertile rischiando di fare danni umanitari notevoli.  Basti pensare   a Udine dove è presente, o meglio era presente,  la rete Aura, che si occupa di accoglienza diffusa per richiedenti asilo. A parlarne ieri è stato Giovanni Tonutti responsabile della Oikos Onlus che ha spiegato che in città sono 350 le persone accolte e di queste  Oikos si occupa di 55. La questione ha spiegato in sintesi Tonutti è  che questi richiedenti asilo per effetto del "decreto sicurezza" di Salvini  saranno fuori da ogni protezione con il primo gennaio e ad oggi non sappiamo  dove andranno a finire in quanto non abbiamo ottenuto ancora alcuna comunicazione da parte della Prefettura. Il Comune di Udine che  è il titolare di queste rete non vuole concedere una proroga e la prefettura non riesce, per questione di tempistiche, a creare una soluzione in tempo per la scadenza. Il sindaco Fontanini  in ossequio alle sue promesse elettorali ha deciso di interrompere la convenzione con il 31 dicembre 2018, ma senza dare risposta a cosa ne sarà delle 350 persone accolte. Anche se  l'unica possibile soluzione sembra essere  la già sovraffollata caserma Cavarzerani che "ospita già 530 persone, ammassate  in stanzoni da 30 letti. Una situazione che da drammatica potrebbe diventare esplosiva. E senza voler pensare che è questo proprio quello che si vuole per alimentare la stagione della paura, appare evidente che per qualcuno  la logica è quella di nascondere la "polvere sotto il tappeto" e scusate se il paragone non è politicamente corretto. Insomma l'importante è rendere invisibili i migranti, poco importa se questi sono segregati in Libia o alla Cavarzerani. La scelta politica di "accoglienza" è questa. Ma del resto con certe ideologie al potere appare evidente che l'idea di base è quella xenofoba che speravamo di aver confinato nelle pagine dei libri di storia.  Una verità incontrovertibile ben sintetizzata dalla frase con la quale  ha aperto l'incontro con la stampa Gianfranco Schiavone , vicepresidente nazionale di A.s.g.i. - associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione che supporta sul piano legale Mimmo Lucano: "Riace non è un caso isolato, è una storia che riguarda il nostro paese e riguarda quello che sta succedendo negli ultimi due anni in Italia".  Del resto  Riace è località  famosa a prescindere dai migranti  anche per il ritrovamento dei famosi bronzi, ma pensandoci bene, in una logica di respingimento,  anche quelle statue "aliene" sfuggite  ad un naufragio si sarebbe dovuto ributtarle in mare.

Fabio Folisi

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