Uccise il convivente, si sono aperte le porte del Coroneo. Condanna definitiva a 14 anni

La vicenda finì per giorni sulle prime pagine della stampa locale, era il 10 ottobre 2012 quando, in serata, in una casa di Scodovacca non lontano da Cervignano i carabinieri trovarono il 42enne, Gabriele Sattolo, originario di Terzo di Aquileia, con una profonda ferita da lama. Soccorso immediatamente dal personale medico del 118, lo sventurato morì dopo poche ore di agonia.
La fidanzata della vittima, Francesca Del Medico, 44 anni, fu subito sospettata di essere la responsabile di quel terribile gesto. Un accusa di omicidio per la quale iniziò un lungo percorso giudiziario. Dopo i vari gradi di giudizio, ieri per lei sono aperte le porte della sezione femminile del carcere del Coroneo a Trieste, dove sconterà la pena a 14 anni per omicidio volontario diventata definitiva. Ad accompagnarla in carcere dagli arresti domiciliari i carabinieri. La pena originariamente a 16 anni in Appello era stata ridotta di due anni. I giudici, infatti, in primo grado avevano sentenziato 16 anni. La vicenda chiara nella sua dinamica aveva però dei particolari che hanno reso tutto molto più complesso. Secondo la tesi che è prevalsa nei vari gradi di giudizio la ferita d'arma da taglio fu infera dalla Del Medico al culmine di una violenta lite scoppiata nella villetta in cui abitavano lei e la vittima, a Scodovacca di Cervignano. Lei ha sempre negato dicendo di non ricordare nulla , ma a rendere la vicenda intricata era la dichiarazione fatta dalla vittima, giunto in ospedale cosciente nonostante la ferita da punta e taglio inferta con un coltello da cucina con lama di 20 centimetri, al torace. La lama aveva raggiunto un polmone e lambito il cuore. Il Sattolo infatti prima di morire, rivolgendosi a soccorritori e ai carabinieri, parlò di un incidente domestico, attribuendo la ferita ad un suo maldestro movimento mentre taglia della carne. Un tentativo di perdonare la donna dato che i riscontri della scientifica e quelli medico legali non lasciavano dubbi, quella ferita non poteva essere autoinferta. Così la donna è stata condannata e da oggi sconta la sua pena in carcere.