Un esercizio di democrazia nella scuola

In Italia una delle categorie più bistrattate dall’opinione pubblica è quella degli insegnanti: scansafatiche, impreparati, ignoranti, troppo esigenti, sempre in vacanza, troppo severi, troppo tolleranti ecc. Per la verità anche molte altre categorie sono oggetto degli strali degli utenti: medici, infermieri, magistrati, politici, vigili urbani, impiegati delle poste, autisti di autobus, camionisti e chissà quante altre. Il vizio di far di ogni erba un fascio porta a non considerare che all’interno di qualunque categoria ci sono delle pecore nere, persone poco motivate e che tendono a battere la fiacca, accanto però a molti altri preparati, impegnati, brillanti; e poi c’è la via di mezzo in una continua scala di valori. Resta comunque il fatto che la scuola, forse perché tutti o quasi siamo stati studenti, resta uno dei bersagli privilegiati e sul cui funzionamento molti si ritengono titolati ad esprimere pubblicamente opinioni.
Una settimana fa ho avuto l’occasione di partecipare personalmente a una bella iniziativa promossa dal MIUR e organizzata da WeWorld, un’organizzazione non governativa di cooperazione allo sviluppo, nata a Milano e operante, oltre che in Italia, in alcuni paesi africani, asiatici e latinoamericani . L’iniziativa di cui parlo si chiama “Exponi le tue idee”, ed è un torneo di oratoria tra classi del secondo, terzo e quarto anno delle scuole superiori.
Un’associazione alla quale sono iscritto era stata contattata tempo fa per scegliere al proprio interno uno dei tre giudici della finale regionale, da tenersi all’ISIS Malignani di Udine fra una quarta della stessa scuola e una terza del liceo scientifico Marinelli, mi sono ritrovato così a vivere una nuova, interessantissima esperienza.
Tema da dibattere :”Per diffondere il senso civico, è meglio reprimere i comportamenti scorretti o educare a quelli virtuosi?” . Una delle due squadre deve sostenere la TESI PRO, cioè “la prevenzione e l’educazione bastano per diffondere il senso civico, non occorre concentrarsi sul contrasto ai comportamenti scorretti. L’altra squadra deve sostenere la TESI CONTRO, cioè” la prevenzione e l’educazione non bastano per diffondere il senso civico, occorre concentrarsi sul contrasto ai comportamenti scorretti”.
Per ciascuna squadra gli studenti che partecipano direttamente alle varie fasi dibattito sono tre, supportati da un altro gruppetto che ha il compito di prendere appunti e poi di dare suggerimenti nelle brevi fasi di sosta. Si badi bene che ognuno deve argomentare INDIPENDENTEMENTE DAL PROPRIO PERSONALE CONVINCIMENTO, sostenendo comunque la tesi assegnatagli, e deve saper controbattere a quanto affermato dagli avversari.
Le varie fasi del dibattito sono predeterminate anche nella durata e gli studenti conoscono da tempo il tema. Anche i criteri per assegnare i punteggi da parte dei giudici sono indicati dettagliatamente, in particolare nella valutazione complessiva bisogna dare UGUAL PESO ALLA COMPONENTE LOGICO ARGOMENTATIVA ED A QUELLA RETORICA.
I ragazzi affrontano il dibattito con serietà, si vede che ci tengono molto e che si sono ben documentati , citano dati e fonti, non interrompono mai chi sta parlando, qualcuno gestisce bene l’emozione, qualcuno un po’ meno, ma nel complesso tutto fila via liscio. Alcune classi presenti tifano silenziosamente per l’una o per l’altra squadra.
Alla fine noi giudici ci trasferiamo in un’altra stanza per consultarci e stabilire il punteggio finale; le due colleghe giudice sono come me preoccupatissime che il responso sia equo, controlliamo e ricontrolliamo i punteggi assegnati individualmente nel corso del dibattito, discutiamo di pregi e difetti di entrambe le squadre e cerchiamo di capire quale è stato il fattore che ha deciso la gara, dovremo pur spiegare a chi di là attende il perché del risultato.
Alla fine torniamo nell’aula del dibattito, ha vinto di pochissimo la squadra che sosteneva la tesi contro, quella del Marinelli, andrà a Milano alla finale nazionale a sedici squadre. Gioia dei vincitori e grande delusione dei perdenti, che sono bravi a celare il magone, è la legge crudele delle gare ad eliminazione.
Per tutti resta il valore educativo e formativo dell’esperienza che hanno vissuto, in una società che privilegia il parlarsi addosso mettendo in secondo piano la qualità dell’argomentazione e l’importanza di basarsi su dati e fatti certi.
Tutto questo non sarebbe possibile se non ci fosse un ambiente scolastico che nelle sue varie componenti stimola la partecipazione a eventi di questo tipo; per portare gli studenti a certi livelli ci vogliono insegnanti con una solida preparazione professionale e con tanta passione didattica, come sono senza ombra di dubbio quelli che hanno organizzato e guidato le squadre nel difficile compito. Un bell’esempio di educazione alla democrazia e alla cittadinanza.

Daniele Bosco