Un fine anno ricco di promesse e di bilanci positivi percepiti solo dalla politica. la realtà e le prospettive per il Paese e per il Fvg sono ben altre

Ricapitoliamo l'ultima settimana politica dell'anno, ovviamnete a farla da padrone sono state le conferenze stampa di fine anno. Tralasciando quella del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, apprezzata da tutti e per questo in realtà poco significativa se non per qualche messaggio che si poteva intravvedere fra le righe, concentriamoci invece sulla nostra regione. “Sono molto orgoglioso della mia prima legge di stabilità; mi auguro per il 2019 di mettere in cantiere una manovra altrettanto forte e impattante per l'anno successivo". A parlare è il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che ha chiuso con quelle parole il bilancio dei primi mesi del suo mandato, "che, ha affermato, hanno visto rispettate tutte le promesse fatte ai cittadini, avviando un processo di cambiamento non facile ma necessario". Insomma Fedriga non ha dubbi sul ruolo della Regione rispetto alle misure attuate per affrontare la crisi economica: "gli indicatori internazionali dicono che nel 2019 potrebbe verificarsi un rallentamento della ripresa: una prospettiva a fronte della quale abbiamo messo in campo misure anticicliche, come è giusto che un ente pubblico faccia in questi casi. Pensare, viceversa, di attuare politiche di austerità, significa agevolare la recessione, non certo la crescita". In risposta alle domande dei giornalisti che hanno partecipato alla tradizionale conferenza stampa di fine anno, il governatore si è soffermato su alcuni punti chiave per il futuro del Friuli Venezia Giulia. Quanto ai rapporti Stato-Regione, il governatore ha rimarcato la propria soddisfazione per aver limitato a 716 milioni la quota dovuta per il 2019 dal Friuli Venezia Giulia a Roma. "L'impegno - così ancora Fedriga - è ora rivolto a rivedere gli accordi in scadenza nel 2020 e, proprio a tal fine, a gennaio si aprirà un tavolo di confronto a Palazzo Chigi con, all'ordine del giorno, la ridiscussione delle compartecipazioni tributarie e delle competenze".
Come copione a pensarla in maneiera diametralmente opposta è il segretario del Pd Fvg Cristiano Shaurli che formula il suo severo giudizio sul primo semestre del dopo Serracchiani: “Un'ora di monologo alla maniera di Di Maio, una bella dose di autocompiacimento, nessun vero progetto per il futuro: la nostra regione continua a navigare a vista”. Per Shaurli “alla fine dell'anno non si tirano solo le somme, sia pur di riforme abbozzate e scelte mancate, ma si indica anche la direzione e gli obiettivi. E qui continua a esserci la nebbia, con la speranza di crescita ancora affidata ad un minimale taglio dell'Irap o a misure puntualissime senza alcuna visione strategica”.
“Accanto ai suoi assessori esterni tutti tenuti in silenzio, Fedriga ha replicato su scala regionale – continua Shaurli - modi e temi propri del Governo nazionale, dalla sicurezza alla famiglia tradizionale. Non un pensiero alle relazioni internazionali, di cui mantiene la delega e su cui il nostro territorio dovrebbe continuare a puntare. Scomparsi i temi dell'autonomia e trattato con superficialità il problema dell'economia che rallenta e – conclude - delle tasse che crescono".
Fin qui tutto prevedibile ma in realtà la situazione è decisamente poco tranquilla soprattutto per le finanaze regionali, scadrà infatti il 31 gennaio il termine concesso alla giunta Fvg per rinegoziare con Roma gli importi del patto finanziario tra Stato e Regione. La prima sorpresa è che ci saranno due mesi di meno per la trattativa, infatti la legge di stabilità appena approvata a Roma riduce pesantemente i margini di manovra per la giunta Fedriga accorciando i tempi per la trattativa inizialmente prevista al 31 marzo. Fedriga quindi dovrà vedersela con un probabilmente riottoso ministro dell’Economia, Giovanni Tria che non ha nascosto in passato un certo fastidio per alcune autonomie finanziarie locali ma soprattutto è alla ricerca di fondi per puntellare il pericolante bilancio statale. La trattativa ricomincerà probabilmente subito dopo l’Epifania e probabilmente, almeno in fase iniziale, vedrà sedersii al tavolo non direttamente Tria ma il sottosegretario Giancarlo Giorgetti amico nonché compagno di partito di Fedriga. Ma in realtà questo non è rassicurante perchè le parentele politiche in genere non portano bene. Fedriga punta a rinegoziare lo “sconto” rispetto agli 836 milioni di contributo (2,4 miliardi in tre anni) che il Fvg deve garantire ogni anno al risanamento della finanza pubblica, come è noto anche nel 2019 la cifra sarà ridotta di 120 milioni per effetto del patto Padoan-Serracchiani, ma dal 2020 si tornerà da 716 a 836 milioni, ovvero alle cifre previste dal precedente accordo Tondo-Tremonti. In realtà i dubbi sulla possibilità che Fedriga riesca nell'impresa di limitare i danni sono presenti anche nel  centrodestra, del resto è stato lo stesso governatore a non nascondere le difficoltà: «Io non firmo se non è vantaggioso per il Fvg. Anzi, nel caso, sono pure pronto a ricorrere alla Corte costituzionale visto che, a differenza di chi mi ha preceduto, non ho paura del governo amico».

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