A Tolmezzo una mostra dedicata a Elio Martinis

Palazzo Frisacco di Tolmezzo rimane un importante centro d’incontro culturale. Vengono infatti organizzate ogni anno diverse mostre di un certo rilievo.
Venerdì 28 febbraio è stato inaugurato il primo appuntamento espositivo del 2016 dedicato all’artista ampezzino Elio Martinis.
La mostra rimarrà aperta fino al primo maggio.
Sarà colpa della crisi, sarà perché la gente tende a rimanere “in paese”, sta di fatto che i partecipanti a questo evento erano numerosi.
Ma sarà forse perché Elio Martinis, pur avendo avuto una certa fame anche fuori regione, non ha mai voluto lasciare la sua Ampezzo e i locali hanno sicuramente colgo l’occasione per dare un riconosciuto al suo attaccamento al paese natio.
Sarebbe tuttavia un po’ riduttivo parlare di interesse esclusivamente locale.
I presenti non erano solo carnici e c’erano pure altri artisti, come il pittore e mosaicista Ivanoe Zavagno, a dimostrazione della loro considerazione per l’artista.
Classe 1921, Elio Martinis è troppo spesso ricordato come il comandante partigiano “Furore” della Repubblica libera della Carnia durante la seconda guerra mondiale. Perché Martinis fu anche un importante pittore e sculture.
Autodidatta, come non ha mai mancato di ricordare, inizia la sua attività pittorica nei primi anni Sessanta. Da subito la sua arte è pervasa da quel pensiero di libertà che lo ha portato a continue sperimentazioni e all’uso di tecniche e materiali sempre diversi.
Inizia con le vedute per poi arrivare alla ricerca di forme plastiche nella scultura in pietra e in legno, desumendo le sue suggestioni dalla natura e dal paesaggio che interpreta con forme reali mentre, in un secondo tempo, in modo più astratto.
Con il finire del suo primo decennio di attività, comincia a sperimentare il bronzo alternando forme figurative ad altre più astratte. A quel periodo risalgono alcuni disegni in cui studia le forme, o che si caratterizzano come opere a se stanti. È il caso dei suggestivi “racconti partigiani” tratteggiati a china.
Negli anni Settanta si aggiungono opere in metallo con cui evolve le sue figurazioni in stilizzazioni estreme come il Danzatore.
Inizia, sul finire degli anni Sessanta, la sua passione per la paleontologia, sempre da autodidatta. Martinis fa importanti ritrovamenti che hanno poi contribuito alla nascita del museo geologico di Ampezzo. Ad un fossile è stato perfino assegnato il suo nome.
Negli anni Ottanta il desiderio di scoperta prenderà il sopravvento sull’arte e, pur continuando a disegnare e dipingere, la sua stagione creativa cederà il passo alla sua nuova passione.
Elio Martinis è stato un ricercatore per tutta la vita, prima sperimentando e cercando le forme d’arte più adatte alla sua indole, successivamente, sviscerando la terra alla ricerca delle tracce della storia passata.

Danielle Maion

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