Una verità renziana: “nel Pd è scontro surreale”

Davanti ai tanti problemi in Europa e nel mondo "il dibattito interno di tutti i partiti (talvolta purtroppo anche del Pd) sembra surreale. Ai miei compagni di partito che pongono grandi problemi sulla visione strategica della sinistra, in Italia e nel mondo, do appuntamento per lunedì prossimo, in direzione e soprattutto al congresso del 2017".
E' quanto scrive sulla sua e-news il segretario dem dopo le polemiche avvenute all'interno del partito da parte di Bersani e D'Alema. Renzi parla poi delle primarie. "Viva le primarie vere, libere, oneste. Quelle in cui chi perde ammette la sconfitta e dà una mano. Quelle in cui chi vince va in campagna elettorale non da solo ma con migliaia di persone che vogliono essere cittadini, non solo numeri". "Sono uno strumento serio - dice - per favorire la partecipazione e aprire la classe dirigente dei partiti al rapporto con i cittadini. Certo, qualche volta si registrano casi antipatici, non è una discussione nuova".
"Io ricordo - afferma il segretario Pd - che quando ho perso le primarie del 2012 molti dei miei amici volevano fare ricorso perché in intere regioni c'era la poco simpatica abitudine di bruciare schede e verbali senza la possibilità di ricontare. Allora presi il microfono e dissi la verità: che avevo perso. Punto. Può accadere di perdere. E solo chi sa perdere potrà imparare a vincere". Ma la comunicazione digitale renziana è solo un capitolo della querelle di questi giorni. Si tratta infatti di uno scontro alle radici dell’essenza stessa del partito democratico. Non una sfida all’Ok Corral però, dato che nel Pd certe tensioni ci sono da mesi e alla fine tutto finisce per ricompattarsi appena vi è un reale rischio parlamentare di finire tutti a casa. In ogni caso però assistiamo oggi ad un anteprima di quanto potrà avvenire se le amministrative andranno in un certo modo con la perdita di città importanti come Roma o Milano, per non parlare poi del referendum sulla legge elettorale. C’è stato anche il divertente ping pong fra Roma, dove Matteo Renzi ha parlato alla scuola formazione dei giovani Pd, e San Martino in Campo, dove Massimo D'Alema e Pier Luigi Bersani hanno partecipato all'incontro della sinistradem. Un botta e risposta tesissimo sulla storia dell'Ulivo, sulla creatura politica invenzione di Romano Prodi che è stata la premessa per la nascita del Partito democratico. Renzi attacca: «Chi chiede rispetto per l'Ulivo lo ha distrutto». Bersani replica visibilmente irritato: «Noi lo abbiamo fatto l'Ulivo e abbiamo battuto due volte Berlusconi. Renzi si ricordi che sta seduto sulle spalle di qualcuno». E poi a margine, ancora sul premier: «Sta passando il segno, se tocca l'Ulivo ci sentiamo».
Dalla Capitale il premier gela la minoranza con poche parole. Lo scontro interno al Pd ? Una «realtà parallela». Ma l'affondo sugli avversari dentro al partito attraversa tutto il ragionamento di Renzi, lungo quasi due ore.
Non pensino di «usare strumentalmente» le amministrative, è l'avvertimento: «Chi vuole mandarmi a casa la battaglia la farà al congresso del 2017».

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