Unioni civili ok alla fiducia, ma la legge Cirinnà diventa spezzatino

Approvata dal Senato la legge sulle unioni civili. Con 173 sì, e 71 no e nessuna astensione l’aula ha confermato la fiducia al governo. Di conseguenza risulta approvato il testo concordato tra i partiti di maggioranza che istituisce le unioni tra omosessuali, ma senza la possibilità di adottare i figli del partner e l’obbligo di fedeltà. La legge va ora alla Camera dove visti i rapporti di forza non avrà alcun problema.
Difficile dire chi sia uscito vincitore o vinto da questa vicenda tormentata, forse gli unici vincitori sono i vescovi italiani che hanno cercato di influenzare il voto e lla fine ahanno avuto il voto segreto che volevano. Di certo ha perso ancora una volta la democrazia parlamentare, anche se qualcuno canta vittoria mentre altri, pateticamente, vedono il bicchiere mezzo pieno. Si è dimostrata l’arretratezza culturale della classe politica italiana. Amaro il commento postato su facebook da Roberto Speranza della minoranza Pd: “Destra e Sinistra esistono e sono cose diverse. Si è visto nella discussione sulle unioni civili. Il Pd ha sbagliato a scegliere la strada del patto al ribasso con Alfano. Certo ci sono responsabilità pesanti dei 5 stelle. Le loro ambiguità hanno pesato moltissimo. Eppure serviva più coraggio. Il risultato di introdurre le unioni civili in Italia, che pure è un passo in avanti, purtroppo è macchiato dall’aver rinunciato alla stepchild. Continuo a pensare che si doveva e poteva andare in aula e difendere integralmente le nostre idee. Ora non bisogna fermarsi. La battaglia per l’uguaglianza dei diritti è solo iniziata”.
Si è chiusa così così l’ennesima giornata di polemiche e di ordinaria follia parlamentare. Cero il Senato ha approvato la fiducia sul maxiemendamento al ddl sulle Unioni civili ma a quale prezzo è sotto gli occhi di tutti. Prima della chiama il Movimento 5 stelle è uscito dall’aula mentre dopo le ultime trattative fra Pd e Ncd, la norma sulla stepchild adoption è stata stralciata, ma fanno notare dal Pd è stata salvata almeno l’ultima parte dell’articolo 3, quella che fornisce alle coppie gay una possibilità sulle adozioni, lasciando ai giudici la facoltà di decidere con le sentenze i casi in cui ammettere l’adozione agli omosessuali del “figlio del partner”, una magra e incerta consolazione.
Raggiante invece il leader di Ncd Angelino Alfano che non ha resistito a fare una dichiarazione che in altri tempi avrebbe visto gli scranni della sinistra rivoltarsi e che invece hanno visto solo una tiepida replica. “È stato un bel regalo all’Italia avere impedito che due persone dello stesso sesso – ha detto Alfano – cui lo impedisce la natura, avessero la possibilità di avere un figlio. Abbiamo impedito una rivoluzione contro natura e antropologica, credo sia stato un nostro risultato”. Ma non solo Angelino ha girato il coltello nella piaga, lui è riuscito anche a spuntare la non equiparazione delle unioni civili al matrimonio, abolendo l’obbligo di fedeltà. Resta però il cognome unico, la reversibilità della pensione e l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Insomma è nato il pasticcio all’italiana che avevamo predetto. Lapidaria Monica Cirinnà, prima firmataria del ddl poi sostituito e stravolto dal maxiemendamento. Lei si è alliniata e ha detto: “Questa legge seppur menomata riconosce le unioni civili, passando dal diritto di famiglia al diritto delle famiglie”. Una posizione in linea con quella del premier che già ieri aveva esultato per il risultato parlando di svolta epocale. Quello che duole che in molti che avevano lanciato strali contro le modifiche alla Cirinnà, dentro e fuori il palazzo, compresi molti opinionisti e direttori di testata si sono subito appiattiti sulle posizioni del premier. Un bell’esempio di giornalismo libero, libero di servire alla corte del vincitore anche se la vittoria è di “Pirro”.

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