USO DELLE MASCHERINE PER STRADA: NESSUN CONSENSO DALLA COMUNITA’ SCIENTIFICA INTERNAZIONALE

L’obbligo tassativo per tutti gli abitanti del FVG di indossare le mascherine per poter uscire di casa e andare all’aria aperta, non trova consenso nella comunità scientifica internazionale, che conferma invece come misura cardine anticontagio la distanza interpersonale e quindi l’assoluta necessità di evitare gli assembramenti e gli incontri ravvicinati, sia al chiuso che all’aperto. A confermarlo è il consigliere regionale, nonchè medico,  Walter Zalukar.  Queste, dice Zalukar,  sono le raccomandazioni che l’European Center for Disease Prevention and Control – ECDC, ha pubblicato l’8 aprile, che si richiamano a quelle dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Ecco la sintesi.

Il Covid-19 è un virus respiratorio e di conseguenza la massima parte dei contagi avviene tra persone che hanno un rapporto diretto e quindi un’esposizione ravvicinata in ambienti chiusi, cioè: famiglia, luoghi di lavoro, ospedali, ecc., mentre risulta molto difficile che ci si contagi per strada all’aria aperta, dove il virus non riesce a raggiungere una carica virale sufficiente tale da determinare la malattia.

Ribadito che le misure fondamentali anticontagio sono la distanza interpersonale di almeno un metro e l’igiene (lavaggio delle mani, sanificazione delle superfici, ecc.) l’uso delle mascherine chirurgiche, secondo l’ ECDC, “ potrebbe - al condizionale! - servire quale mezzo di controllo al fine di ridurre il diffondersi dell’infezione nella comunità minimizzando l’escrezione di goccioline respiratorie (droplets) da persone infette che non hanno ancora sviluppato sintomi o che sono asintomatiche.” Ma “non è dato sapere se l’uso di maschere nella comunità può contribuire ad una diminuzione nella trasmissione in aggiunta alle altre misure.” E specifica che “ l’uso di mascherine nella comunità potrebbe essere considerato in particolar modo quando si frequentano spazi chiusi e affollati, come negozi di alimentari, centri commerciali o quando si utilizza il trasporto pubblico, ecc.”
In sintesi l’ ECDC dichiara che neppure in ambiente chiuso si sa se le mascherine possano servire, ma deve essere chiarissimo che se realmente servissero, servirebbero a ridurre la diffusione del virus nella comunità. Ma la protezione della singola persona, invece, ammesso che vi sia, è minima.

Anche all’aperto il contagio si può evitare solo con il distanziamento fisico, per cui la premessa dichiarata su cui poggia l’obbligo di indossare le mascherine in strada (“spesso non risulta possibile il rispetto della distanza interpersonale minima di sicurezza di almeno 1 metro, quale misura principale di contenimento, anche negli spazi aperti”) non sembra reggere dal punto di vista scientifico, perché se non fosse possibile il rispetto della distanza all’aperto l’unico modo per eliminare il rischio sarebbe il divieto a tutti di uscire di casa.
E comunque pur indossando la mascherina se non si rispettano le distanze il contagio può avvenire anche attraverso le congiuntive. Il rischio non è mai neutralizzabile al 100% neppure fermando la nazione, va ridotto il più possibile, ma con misure ragionevoli, validate dalla comunità scientifica, proporzionate al pericolo, valutando costi e benefici.
Tanto più che la prima raccomandazione è di “ dare priorità all’uso di mascherine per gli operatori della sanità rispetto all’impiego delle stesse nella comunità.” Cosa che mi pare non stia avvenendo nella nostra regione.

E a scanso di equivoci l’ ECDC ribadisce che “ L’uso delle mascherine nella comunità dovrebbe essere considerato esclusivamente come una misura complementare e non in sostituzione di stabilite misure di prevenzione, per esempio il distanziamento fisico, l’“etichetta” (coprirsi il volto quando si starnutisce o si tossisce), la meticolosa igiene delle mani ed l’astenersi dal toccarsi la faccia, il naso, gli occhi e la bocca.”

E occorre la rigorosa osservanza delle istruzioni d’uso per non rivelarsi dannoso, sottolineando che l’umido le rende un ricettacolo di microbi, oltre al rischio di dare un senso di sicurezza infondato, distraendo da comportamenti igienici essenziali come lavarsi le mani o il distanziamento fisico e quindi paradossalmente favorire il contagio. E le stesse osservazioni si dovrebbero fare per l’uso dei guanti.

In definitiva, chiarisce l’ ECDC “l’uso delle mascherine nella comunità dovrebbe tener attentamente conto delle lacune nell’evidenza scientifica sull’utilizzo delle mascherine, della situazione dell’approvvigionamento e dei possibili effetti collaterali negativi.”

In merito ho presentato un’interrogazione al Presidente della Giunta regionale per conoscere se ritiene opportuna una valutazione delle raccomandazioni dell’ECDC al fine di un eventuale adeguamento delle disposizioni regionali in materia, al fine di garantire ai sanitari la disponibilità di un utile presidio antivirus e di risparmiare ai cittadini un disagio inutile e quindi evitabile.

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