Verrà disdettato il “Memorandum d’intesa con la Libia” o sarà l’ennesima debacle del “Io non sono ricattabile?”

Ricordate quando Giorgia Meloni, con il suo modo tronfio di esprimersi, si dichiarava “non ricattabile”. Poi il tempo, che spesso è galantuomo, ha dimostrato in più occasioni il contrario. Non parliamo delle dinamiche politiche casarecce, sulle quali le classi politiche del terzo millennio,  hanno dimostrato, aimè  in ogni schieramento , la propria pochezza, ma di questioni che avevano a che fare con ben più importanti vicende di “sovranità” nazionale, quella, a parole, tanto cara alla Giorgia iper-sovranista. Potremmo citare la vicenda Regeni, la cui memoria è costantemente violentata sull’altare di un presunto interesse nazionale (che come spesso accade in realtà è interesse di pochi)  con l’indicibile rapporto amicale con quell’Al Sisi vero mandante del rapimento e dell’omicidio del giovane ricercatore friulano. Ma l’esempio più palese è stato  il caso del generale libico Nijeem Osama Almasri con la liberazione del quale, la Corte penale internazionale, ha ricordato proprio ieri  che “L’Italia non ha rispettato i suoi obblighi”. Vicenda  scandalosa  che ha visto lo Stato italiano, anzi la “nazione”,  piegarsi al ricatto della milizia libica dei trafficanti di uomini, quelli che avremmo dovuto perseguire nell’intero globo terracqueo di cui, evidentemente, il territorio italiano non fa parte. Oggi rischiamo di vedere un replay sempre nei rapporti con la melma libica. La vicenda è tutta “bilaterale” e non fa parte della “sudditanza” servile nei confronti di Donald Trump. Quella sudditanza potrebbe avere in fondo “giustificazione”   in quella sorta di “internazionale” nera che non ne nobilita di certo le azioni, ma che almeno sembra avere se pur nefanda una base di natura ideologica simile a quella che in altre epoche e clima portava l’allora Pci di Togliatti,  essere “cortigiana” dell’Urss stalinista con la differenza non lieve che Togliatti non era capo di governo. Parliamo invece di quanto probabilmente avverrà il prossimo 2 novembre, o meglio di quanto non avverrà nel probabile silenzio dei media mainstream. In quella data scade infatti  il termine entro la quale il governo italiano potrà fermare un accordo che produce sofferenze e violazioni dei diritti umani. Entro il 2 novembre infatti Giorgia Meloni può chiedere la cessazione del Memorandum d’intesa con la Libia. Se non lo farà, il 2 febbraio 2026 l’accordo verrà automaticamente rinnovato per altri tre anni. Il Memorandum (ufficialmente “Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo stato della Libia e la Repubblica italiana”), firmato nel 2017, prevede il sostegno alla cosiddetta guardia costiera libica e la collaborazione nel controllo delle frontiere. Nel concreto l’accordo, come anche allora era prevedibile, si è tradotto nella detenzione arbitraria di migliaia di persone in movimento in fuga da guerre e carestie e nel respingimento forzato di oltre 158.000 persone verso la Libia, dove torture, violenze, detenzioni arbitrarie e tratta di esseri umani sono documentate da Onu, Corte penale internazionale e organizzazioni indipendenti. Nel marzo 2023 la Missione d’inchiesta delle Nazioni Unite in Libia ha accertato che nel paese sono stati commessi crimini contro l’umanità e ha chiesto la cessazione di ogni forma di supporto agli attori libici coinvolti. Anche la Corte di cassazione italiana e la Corte europea dei diritti dell’uomo hanno stabilito che la Libia non è un porto sicuro per lo sbarco delle persone soccorse.   Nonostante ciò, la criminale cooperazione continua: dall’inizio del 2025 oltre 20 mila persone sono state intercettate e riportate nei centri di detenzione libici secondo dati dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni. A quasi nove anni dalla sua firma il Memorandum rappresenta una pagina oscura delle politiche migratorie italiane ed europee, una pagina che sarebbe ora di chiudere. L’intesa ha, infatti, contribuito a consolidare un sistema di violazioni sistematiche dei diritti umani a danno di persone in movimento e rifugiate sostenendo di fatto pratiche di respingimento e detenzione illegittime, condotte pericolose e violente di intercettazione in mare da parte della cosiddetta guardia costiera libica, nonché la criminalizzazione delle Ong impegnate nelle attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Il Tavolo asilo e immigrazione (Tai), insieme alle organizzazioni della flotta civile e a numerose associazioni della società civile oggi chiedono con forza al parlamento italiano di aprire un dibattito pubblico sul rinnovo dell’accordo, e al governo italiano di fermare il Memorandum Italia-Libia. Verrà fatto? Sinceramente crediamo difficile che questo Governo,  i cui atti in tema migrazione sono prevalentemente spinti alla persecuzione dei migranti, rendendo difficile perfino il loro salvataggio in mare, decida di porre fine a questa complicità con assassini e torturatori. Del resto anche quando i barconi sfuggono dalle sgrinfie dei libici tutto viene ostacolato di fatto riducendo il numero di chi sopravvive, quando poi vengono soccorsi in mare scatta una perfida persecuzione dei sopravvissuti  costringendo le navi di soccorso a lunghe traversate per raggiungere i “porti sicuri” più lontani possibile dal luogo dei naufragi. Un comportamento sul quale speriamo prima o poi i “decisori” dovranno fare i conti, speriamo  senza attendere la giustizia divina.

Fabio Folisi