Vertice Ue sui migranti: “è accordo con la Turchia”

I leader europei hanno approvato l’accordo con la Turchia sui migranti. Dopo l’assenso del premier turco, i capi di stato e di governo dell’Unione europea hanno ratificato il piano: dal 20 marzo Ankara prenderà indietro i migranti arrivati in Grecia in cambio di finanziamenti e facilitazioni sui visti per l’area Schengen. Inoltre, per ogni siriano riportato in Turchia, l’Unione europea ne ammetterà uno con un visto umanitario. Come previsto la Turchia è riuscita ad ottenere quello che si prefiggeva in quel “souk” che ci ostiniamo a chiamare Europa unita. Davutoglu, il premier turco, ha avuto buon gioco nel mercanteggiare il traffico di esseri umani che il vecchio continente si appresta a fare. “L’accordo con la Turchia è approvato. Tutti i migranti illegali che arriveranno in Grecia dalla Turchia dal 20 marzo torneranno indietro”. Ha annunciato con orgoglio il premier ceco Bohuslav Sobotka su Twitter nel corso del Vertice dei 28 interrpretando il pensiero dei colleghi, almeno di quelli che amano i muri e il filo spinato. Insomma tutto ripianato è bastato risolvere il problema dei migranti col ricacciarli indietro come appestati, perchè occhio che non vede cuore che non duole. La stessa ricettà che usò l’Italia in era berlusconiana pagando la Libia di Gheddafi. L’accordo con la Turchia entrerà in vigore domenica perchè si vuole evitare una ‘ressa’ sulle barche degli scafisti in direzione delle isole greche dell’Egeo. Ankara accetta il principio che tutti i migranti (che siano rifugiati o persone in cerca di lavoro non ha alcuna importanza) che vanno in Grecia tornino in Turchia, ma non è chiaro dove finiranno. Per ogni migrante tornato in Turchia, il governo di Ankara invierà un migrante siriano nella Ue ma con il limite massimo di 72mila. Gli altri? E’ il meccanismo comunque che viene ritenuto unanimemente in grado di scoraggiare i viaggi nell’Egeo e che avrà come conseguenza il rafforzarsi di altre rotte. Comunque secondo quanto indicato al termine delle trattative ristrette fra Juncker, Tusk, Rutte e Davutoglu, ad Ankara non sono bastati i soldi, i turchi hanno strappato l’impegno che entro giugno almeno uno dei capitoli del negoziato per l’adesione della Turchia all’Unione europea verrà esaminato. La Ue assicurerebbe 18 mila posti da aggiungere ai 54 mila previsti dal piano di ricollocamento (in tutto 72mila) come è noto mai decollato e che non si capisce perchè ora dovrebbe partire. Ma il pezzo forte sono gli aiuti, è confermata la disponibilità della Ue di raddoppiare il pacchetto di 3 miliardi ad Ankara, contro verifica del modo in cui sono stati spesi i primi 3 miliardi già assicurati alla Turchia, verifica che avverrà in ogni caso nel 2018. Questo è l’unico vincolo per Davutoglu che in patria aveva già venduto il raddoppio come un successo. Ma come è noto non è difficile camuffare i conti soprattutto se in mano si ha sempre l’arma di ricatto di riaprire i flussi se non dovessero arrivare i soldi. A margine dei lavori sui profughi si è anche svolta una bilaterale Renzi-Merkel e un mini-vertice sulla Libia a cinque con i leader di Germania, Francia, Regno Unito e l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, Federica Mogherini. Secondo Renzi, che nella conferenza stampa trasmessa anche live non è apparso smagliante, sono stati rispettati “i requisiti che ci eravamo dati, ora bisogna lavorare perché funzioni nel miglior modo” possibile. E ancora: “A chi ci chiede che bisogna aiutarli a casa loro noi diciamo che la strada è la cooperazione. Ora il punto è passare dalle parole ai fatti”.

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