Vincono i bari: da oggi il Pronto Soccorso a gestione pubblica di Latisana è solo storia passata

Les jeux sont faits. Il gioco è fatto. Ci viene segnalato che con oggi, 1 settembre, non solo si è aperta la caccia, ma si è chiusa la gestione pubblica del Pronto Soccorso di Latisana, e che ad essere impallinati  non saranno solo i fagiani, ma anche gli utenti del servizio pubblico e soprattutto l’idea, costituzionalmente garantita, di diritto alla salute a ricevere prestazioni da parte degli apparati pubblici dello Stato.    L’esternalizzazione tanto caldeggiata  dall’assessore alla Salute Riccardo Riccardi si è compiuta anche se, nel suo impareggiabile stile, lui ha sempre negato formalmente di aver avuto un ruolo “operativo” in questo misfatto. Della vicenda, come è noto,  si parla da mesi, se non da anni, una situazione con risvolti paradossali e forse giudiziari, di cui si è perfino interessata la stampa nazionale (utilizzo di medici Argentini ndr), meno quella locale se non trascinata dagli eventi con un occhio di salvaguardia al “manovratore” . Come FriuliSera abbiamo cercato di sostenere le giuste rivendicazioni, ma evidentemente nulla è servito, ma almeno abbiamo la coscienza pulita. La strategia di “governo” era chiara da anni e si è esplicitata anche nelle dichiarazioni dell’assessore del 19 marzo scorso, quando Riccardi ha spiegato che nessun atto della Giunta è stato fatto su esternalizzazioni di servizi ma che queste nascono, evidentemente, dall’ineluttabilità delle necessità. Spiegava l”assessore: “è in corso valutazione tecnica, sulla base delle norme vigenti, di partnership pubblico-privato per garantire e migliorare servizi ospedalieri comunque in modo gratuito per i cittadini”. Inutile dire che la “valutazione” era cosa fatta prima di iniziare, facendo parte del sistema  di sanità che in passato veniva chiamato, prima che il personaggio ispiratore finisse ospite delle patrie galere,  “modello Formigoni”. Un modello di business nella sanità che passa proprio attraverso la privatizzazione di pezzi del Servizio sanitario. Per questo, in via generale affermare che c’è chi specula sulla nostra salute, non è ideologia, ma la pura verità. Ma per Riccardi e Fedriga, che non ha mai mancato di reggere il sacco (in senso figurato ovviamente) al suo assessore: “l’obiettivo è trovare le possibili soluzioni che rendano più strutturati gli ospedali spoke della rete regionale, mettendoli in grado di superare le attuali criticità garantendo i servizi. (Servizi aggiungiamo noi che sono stati messi alla corde da una perniciosa volontà di progressiva demolizione attraverso politiche di depauperamento del sistema pubblico favorendo, o quantomeno non limitando la fuga del personale: malpagato, vessato e spesso sfinito da una organizzazione del lavoro volutamente deficitaria). “Le modalità delle alleanze pubblico-privato – aveva aggiunto Riccardi sempre il 19 marzo scorso, per la gestione di alcuni servizi oggi in sofferenza, questo ce lo dicono la letteratura scientifica e i maggiori esperti italiani della materia, sono una possibile strada che consente di integrare, non già di sostituire, il pubblico nella gestione sanitaria efficientando il sistema nell’interesse dei pazienti. Per altro – aveva osservato ancora l’assessore – si tratta di modalità ormai ben consolidate in tutte le altre Regioni italiane”. “Non possiamo essere l’unica Regione d’Italia – ha aggiunto l’esponente della Giunta – in cui, a fronte di ipotesi di proposte di questo tipo, venga avanzato un “no” a priori per motivazioni che sono soltanto ideologiche. Un no – ha aggiunto – potrà esserci eventualmente soltanto dopo l’analisi tecnica approfondita delle proposte che avviene sulla base dell’interesse pubblico e delle condizioni previste dalle norme vigenti”. Dimentica forse Riccardi che questo criterio dovrebbe valere anche per il “si”. Poi la chiosa finale secondo cui: “Le esperienze dei partenariati pubblico-privato nascono con una visione precisa: dare risposte migliori e gratuite ai pazienti, riducendo sia i tempi di attesa delle prestazioni, sia i disagi degli spostamenti per gli stessi pazienti e contrastare la fuga verso il privato convenzionato di altre regioni, valorizzando tutte e risorse e consentendo il mantenimento dei servizi”. Insomma: udite, udite, cittadini della bassa friulana, lo fanno per voi. Peccato che della tanta decantata  “valutazione” pubblica e trasparente, non sembra esserci traccia, come del resto esplicitato il 29 luglio scorso da una nota della Consigliera Regionale d’opposizione Simona Liguori (Civica FVG) che ha chiesto che sui servizi ospedalieri essenziali a Latisana: “Si ascoltino le legittime attese di operatori sanitari e amministratori locali” “L’ospedale di Latisana. proseguiva Liguori, merita rispetto e certezze sul suo presente e sul suo futuro. Non possiamo ignorare la crescente preoccupazione dei cittadini, dei dipendenti ospedalieri e dei consiglieri comunali che, con senso di responsabilità, chiedono alla giunta Fedriga-Riccardi trasparenza e impegni chiari. Da consigliera regionale e da medico, sono accanto alle loro legittime attese”. “La scelta di esternalizzare servizi essenziali come il pronto soccorso, la radiologia fino alla sala gessi – proseguiva Liguori – sta impattando profondamente sul personale sanitario, che ogni giorno lavora con dedizione, e sulle comunità di un vasto territorio che ha nell’ospedale di Latisana il baricentro della tutela della salute.” “Serve una strategia chiara per la sanità del basso Friuli – conclude la consigliera – fondata sulla valorizzazione delle strutture esistenti e sul coinvolgimento reale di chi lavora nell’ospedale e di chi amministra i Comuni. Latisana non può diventare terreno di scelte calate dall’alto senza confronto”. Purtroppo da oggi, secondo il più classico schema che vede nell’estate il periodo migliore per chiudere certi giochi, sembra proprio che “Les jeux sont faits”. Ed è anche chiaro, almeno per noi,  chi ritirerà il piatto con le “fiches”.