Volano gli stracci fra i sindacati dei medici ospedalieri. Riccardi, il Richelieu della sanità regionale, gongola
Certo non si può dire che l’assessore regionale alla sanità Riccardi Riccardi non sia abile, già in altre occasioni ha utilizzato il classico “divide et impera” ed ora è riuscito, con mossa degna del cardinale Richelieu, a rompere il fronte sindacale dei medici ospedalieri. La divisione si è evidenziata con parole pesanti e repliche piccate fra sindacati dei medici. La prima nota è di ANAAO ASSOMED, UIL MEDICI e CGIL MEDICI che senza fare giri di parole accusano il collega Dott. Alberto Peratoner capo di AAROI EMAC, sindacato degli anestesisti, che si sarebbe fatto ammaliare dalle offerte dell’Assessore Riccardi che, si legge nella nota “è intervenuto tempestivamente per accogliere le richieste degli anestesisti AAROI EMAC. Un risultato che, di per sé, non contestiamo, proseguono le altre sigle, ma quello che contestiamo è il metodo e chi ha scelto deliberatamente di rompere il fronte comune, anteponendo il proprio tornaconto personale all’interesse generale”. Parole pesanti come pietre che rischiano di pregiudicare i rapporti fra sindacati. “Tuttavia, proseguono, pretendiamo la stessa attenzione e lo stesso livello di interlocuzione istituzionale anche per tutte le altre criticità che le scriventi Organizzazioni sindacali – insieme ad AAROI EMAC – hanno già formalmente segnalato in merito al nuovo Atto aziendale ASUFC”. Parole chiare che diventano ancora più dure nel proseguo del j’accuse: “Il comportamento di Peratoner: opportunismo, non rappresentanza. Non possiamo tacere che il dott. Peratoner, fino a pochi giorni fa firmatario insieme a tutte le altre OO.SS. di una richiesta congiunta sulla revisione dell’Atto aziendale, si è improvvisamente sfilato dall’azione collettiva non appena ha intuito la possibilità di ottenere un vantaggio esclusivo per la categoria da lui rappresentata”. “È legittimo tutelare gli anestesisti, si legge ancora ma, è gravissimo, invece, farlo rompendo il fronte sindacale e cercando un canale privilegiato con l’Assessore a detrimento di tutto il resto del personale, che ora si ritrova con un Atto aziendale peggiorato, pieno di tagli e privo di trasparenza. Questo atteggiamento alimenta una logica di “si salvi chi può”, incompatibile con il ruolo di chi sostiene di rappresentare la dignità e la sicurezza dell’intero blocco operatorio. Non è accettabile che il sindacato degli anestesisti non consideri tutta l’organizzazione aziendale ma guardi solo al proprio interesse. Un riassetto aziendale squilibrato, poco trasparente e gestito in totale solitudine”. Ovviamente secondo Massimiliano Tosto, Stefano Vita e Liana Fabi, rispettivamente rappresentanti di ANAAO ASSOMED, UIL MEDICI e CGIL MEDICI ad operare per conto di Riccardi sarebbe stato il Direttore Generale ASUFC che “non solo ha evitato sistematicamente il confronto, ma secondo le stesse dichiarazioni dell’AAROI-EMAC “ha cercato di delegittimare i sindacati… scaricando la responsabilità delle modifiche dell’atto aziendale sulla Direzione centrale Salute”. “In altre parole, conclude la nota, mentre si riscrive l’intera architettura sanitaria dell’ASUFC, il Direttore Generale ha scelto deliberatamente di procedere da solo, senza consultare nessuno e senza assumersi pubblicamente la responsabilità delle proprie decisioni. Se, come dichiara il dott. Peratoner, “l’Assessore ha capito completamente le nostre istanze”, chiediamo la stessa disponibilità per le richieste già poste dalle scriventi Organizzazioni sindacali. Un messaggio chiarissimo: gli anestesisti non sono gli unici a poter fermare le sale operatorie. Nel momento in cui qualcuno lascia intendere che “gli anestesisti possono bloccare le sale”, è necessario ricordare un fatto fondamentale: Le sale operatorie si fermano soprattutto se i chirurghi delle varie specialità decidono di non entrarci più. E oggi, alla luce di un Atto aziendale confuso, non condiviso e calato dall’alto, il malessere tra i Dirigenti Medici di tutte le specialità è altrettanto grave. Alla luce di quanto sopra, concludono le tre sigle chiediamo: • che l’Assessore Riccardi convochi con urgenza le scriventi Organizzazioni sindacali per un confronto formale e documentato sul nuovo Atto aziendale ASUFC; • che vengano rese pubbliche e condivise con le Organizzazioni Sindacali le motivazioni, i criteri e i dati a supporto del riassetto organizzativo; • che tutte le istanze già presentate dalle scriventi OO.SS. ricevano risposte chiare, scritte e verificabili, al pari di quanto avvenuto per le richieste di AAROI-EMAC. In assenza di immediata e concreta apertura al confronto e di risposte adeguate, le scriventi Organizzazioni sindacali si riservano di: • proclamare lo stato di agitazione del personale; • mettere in campo tutte le ulteriori iniziative di mobilitazione e di tutela, anche nelle sedi istituzionali e legali competenti”. Insomma si può dire che volano gli stracci e che Riccardi certamente gongola. Ma non è finita, come era prevedibile gli anestesisti reagiscono con altrettanta durezza ma, con una apertura finale che pare una terapia del dolore. In una nota scrivono: “Respingiamo al mittente le inutili e sterili polemiche di alcune sigle sindacali, ricordando a tutti che AAROI EMAC, intercettata la potenziale chiusura di uno dei reparti più importanti dell’Ospedale di Udine si era mossa immediatamente a tutela dei propri professionisti ben 5 giorni prima del comunicato congiunto con le altre sigle sindacali, comunicato promosso proprio da AAROI EMAC e UIL a tutela anche di altri professionisti e altre strutture. Non accettiamo lezioni su fronti sindacali più o meno uniti da chi in altri tempi per opportunità politiche e di cortile non ci ha mai appoggiato quando per esempio sullo scandalo dei numeri dei posti letto delle Terapie Intensive da soli abbiamo dovuto resistere agli attacchi dell’amministrazione regionale. Dove erano queste sigle al tempo? Si proceda sulla linea sindacale condivisa, che confermiamo e riproponiamo, di pretesa di confronto sindacale sui cambiamenti previsti dal nuovo atto aziendale, sfruttando questo primo successo da noi ottenuto a livello regionale e non si cada in polemiche divisive chiaramente strumentali ad altri interessi e ovviamente fomentate dalle amministrazioni aziendali per sviare il vero problema”.




