Valorizzazione dei prodotti ittici della laguna attraverso la lingua friulana: risultati del progetto e degustazione

Rivitalizzare il patrimonio locale legato all’attività della pesca attraverso il recupero dei mestieri della tradizione lagunare friulana e la valorizzazione dei prodotti e delle ricchezze gastronomiche, riscoprendo al contempo i termini della lingua friulana che storicamente venivano utilizzati per definirli. Questi gli obiettivi del progetto di ricerca “MARI-VAL – Sapori e mestieri della laguna friulana (la MaRIne): VALorizzazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura attraverso l’uso della lingua friulana”, sostenuto dal Centro interdipartimentale per lo sviluppo della lingua e della cultura del Friuli (CIRF) dell’Università di Udine. I risultati dello studio saranno presentati nel corso del convegno conclusivo del progetto, cui seguirà una degustazione, dal titolo “MARI-VAL: La valorizzazione di un prodotto della tradizione lagunare attraverso l’uso della lingua friulana”.

L’appuntamento è per giovedì 14 novembre alle 18 nella sala meeting del ristorante Allegria, in via Grazzano 18 a Udine. Alle 19, alla fine del convegno, ai partecipanti verrà offerta una degustazione di piatti a base di capatonda, creati per l’occasione dallo chef del ristorante e accompagnati da vini regionali. La partecipazione al convegno e alla degustazione è gratuita. Per esigenze organizzative si chiede di segnalare via email la propria partecipazione all’indirizzo federico.nassivera@uniud.it.

«L’iter di promozione della laguna friulana, in friulano la “marine” – sottolinea Federico Nassivera, responsabile scientifico del progetto -, deve necessariamente passare attraverso la valorizzazione dei prodotti della tradizione, tra i quali emergono le produzioni ittiche e gli antichi saperi, pratiche e mestieri della ricchissima tradizione culturale della laguna friulana. I mestieri e i prodotti agroalimentari tradizionali sono, infatti, parte integrante del patrimonio materiale e immateriale di una comunità e della sua storia. Rivitalizzare il patrimonio locale legato all’attività della pesca, riscoprendo anche i termini della lingua friulana che storicamente venivano utilizzati per definirli, possono giocare un ruolo fondamentale per la salvaguardia del territorio e possono costituire, soprattutto nel caso del settore ittico, una risorsa strategica per lo sviluppo locale».

L’incontro di giovedì 14 novembre sarà moderato da Federico Nassivera, ricercatore del dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali (DI4A) dell’Università di Udine. Giuseppe Milocco, con un intervento dal titolo Tradizioni della laguna nella pesca dei molluschi, racconterà le esperienze di vita che hanno caratterizzato in passato le attività tradizionali della pesca nella laguna friulana. Milocco, testimone in prima persona del cambiamento della pesca tradizionale, oggi con la sua attività di divulgazione continua a mantenere vivo il ricordo di arti e mestieri della pesca in laguna, ormai quasi dimenticati.

La parola passerà quindi al gruppo di ricerca che, per le finalità del progetto, ha individuato nella capatonda, o cuore di laguna o cerastoderma, un prodotto ittico idi particolare interesse per le sue riscoperte peculiarità culinarie. Questo mollusco bivalve verrà descritto dai ricercatori per le potenzialità che sta offrendo anche agli operatori della pesca in laguna. In particolare, Claudio Franci (BIO-RES Biological Researchers) e Rodolfo Ballestrazzi (Università di Udine) parleranno de La capatonda: inquadramento e gestione della risorsa; Stefania Troiano (Università di Udine) e Gioele Zamparo presenteranno i risultati della ricerca di mercato che ha inteso misurare la risposta dei consumatori nei confronti di questo prodotto ittico quando viene proposto con un termine in lingua friulana che storicamente lo descrive.