Presentata la Coalizione per i diritti dei migranti forzati sulla rotta Balcanica

E’ stata presentata oggi a Trieste la Coalizione è promossa dall’APC (Serbia), il CMS (Croazia), l’ICS (Italia) e Legis (Macedonia del Nord), quattro organizzazioni della società civile impegnate a migliorare i diritti e il benessere delle persone in cerca di protezione da persecuzioni di natura etnica, religiosa, razziale, politica, linguistica o in fuga da conflitti armati, violenze o altri tipi di disastri.
Le quattro associazioni, che operano in diversi punti della rotta balcanica, constatano il rapido peggioramento delle condizioni umane e materiali delle persone sulla rotta, le violenze subite dai migranti anche per mano delle forze di polizia e gli episodi di respingimenti a catena. Per questo
motivo hanno deciso di collaborare in maniera più stretta, con lo scopo di condividere buone pratiche, scambiarsi informazioni sulla situazione nei diversi paesi e poter intervenire in maniera più strutturata sugli eventi della rotta balcanica.

Dichiarazione congiunta
Nei paesi dei Balcani, lungo le rotte dei migranti, i respingimenti illegali delle persone da uno stato all’altro e i cosiddetti “respingimenti a catena” attraverso più stati stanno diventando sempre più una pratica comune.
I cosiddetti push-back avvengono quotidianamente, a cui spesso si accompagnano l’uso della forza, il sequestro di effetti personali, le molestie e l’umiliazione di rifugiati e migranti.
Di particolare gravità è inoltre il fatto che, a subire le pratiche appena menzionate, siano anche bambini e minori non accompagnati; e che a molti richiedenti asilo – sia minori sia maggiorenni – venga negato l’accesso alla procedura di asilo e alle necessarie tutele.
Queste azioni sono solitamente condotte dalla polizia di frontiera durante la notte, ma sempre più spesso si registrano casi anche durante il giorno.
Secondo i dati dell’ONG serba APC (Asylum protection center), dall’inizio dell’anno fino al 19 settembre sono stati registrati oltre 1.256 singoli respingimenti in Serbia dai paesi vicini, principalmente dalla Croazia (almeno 472) e dall’Ungheria (almeno 485).
L’opinione pubblica è quasi del tutto inconsapevole di questa pratica, e sui media locali l’argomento non viene minimamente affrontato. A causa delle dimensioni sempre più rilevanti che sta assumendo questo trattamento disumano e illecito è necessario presentare un appello urgente alle istituzioni competenti per fermare simili azioni per cui i richiedenti asilo e i migranti – soggetti particolarmente vulnerabili – stanno diventando non solo vittime dei trafficanti, ma anche vittime delle forze di polizia. Molti migranti stanno attraversando i Balcani in cerca di protezione dalla violenza e dalle persecuzioni nei loro paesi di origine. Non hanno un posto dove tornare perché le loro case sono distrutte e le loro vite in pericolo a causa della violenza e della persecuzione perpetrate da vari gruppi armati. Tra questi c’è una moltitudine di bambini e donne, ma anche adolescenti e giovani che inseguono una vita migliore e più tranquilla.
Nessuno di loro merita di essere esposto alla violenza, alla brutalità, né al comportamento crudele e umiliante di nessuno e certamente non da parte dei rappresentanti dello stato.
Il comportamento dalla polizia di frontiera può essere visto come un tentativo, illegale, di controllare le migrazioni. Tuttavia l’alternativa esiste e risiede nell’attuazione delle leggi e procedure legali esistenti, che prevedono il libero accesso per i richiedenti asilo, la possibilità di richiedere asilo e il buon funzionamento del sistema di accoglienza.
Facciamo appello alle istituzioni statali affinché rispettino le leggi nazionali e internazionali in materia di asilo e le applichino.
Lanciamo un appello alle organizzazioni internazionali affinché condannino fermamente la pratica illegale, violenta, disumana dei push back e la negazione del diritto all’accesso all’asilo e che mettano in campo tutte le risorse disponibili per stimolare gli stati affinché adottino misure per prevenire e fermare tali pratiche, rispettando i valori della civiltà europea.

Secondo i dati dell’APC, nella prima metà del 2019 oltre 16.000 migranti e rifugiati sono entrati in Serbia di cui il 37% erano donne e bambini. In questo momento oltre 5.000 migranti si trovano in Serbia, di cui circa 3.000 ospitati nei centri statali mentre altri in alloggi di fortuna o all’aperto, nascosti lungo i confini o negli squat in aree urbane.
Centinaia di migranti entrano quotidianamente in Serbia dalla Macedonia del Nord, dal Kosovo e dal Montenegro, mentre centinaia di altri stanno provando allo stesso tempo a lasciare la Serbia verso nord e verso ovest per raggiungere la Croazia, la Bosnia, l’Ungheria e persino la Romania. Nel periodo dal 01/01/2019 al 31/08/2019 7396 persone hanno espresso l’intenzione di richiedere asilo in Serbia, mentre sono 14 le persone titolari
dello status di protezione internazionale e 15 persone hanno ottenuto protezione sussidiaria.
In Croazia, secondo i dati ottenuti dal CMS dal Ministero dell’Interno, nel periodo dal 01/01/2019 al 25/07/2019 sono 3.463 i migranti arrivati e 482 persone sono state rimpatriate. Inoltre, nei primi 9 mesi del 2019, 1.198 persone hanno chiesto asilo e a 134 persone è stata concessa la protezione internazionale. Vi è una visibile discrepanza di oltre 1000 persone tra chi ha richiesto asilo e chi effettivamente ha ottenuto una protezione e si pone la questione di cosa sia successo a queste persone. La domanda è importante anche alla luce delle testimonianze di richiedenti asilo e delle denunce da parte di organizzazioni e istituzioni nazionali e straniere sulle espulsioni illegali e sulla violenza perpetrata dalla polizia croata. Si segnala anche che i responsabili di questi fatti non vengono indagati o sanzionati.
Per quanto riguarda l’Italia, i dati raccolti da ICS in Friuli Venezia Giulia mostrano che, dal 01/01/2019 al 15/09/2019, 5.526 migranti hanno chiesto asilo arrivando dalla rotta balcanica. Durante il periodo da gennaio a luglio 2019 l’ICS ha registrato un peggioramento delle condizioni psicofisiche delle persone in arrivo. Molti di loro hanno riferito di aver subito abusi (fisici e verbali) dalle forze di polizia che hanno incontrato nei Balcani, in particolare dalle forze di polizia croate. Alcuni rifugiati hanno testimoniato di essere stati sottoposti a respingimenti a catena dalla Slovenia e dalla Croazia verso la Bosnia ed Erzegovina.
Nella Repubblica della Macedonia del Nord, secondo i dati della ONG Legis, nel periodo dal 01/01/2019 al 31/08/2019, a 15.695 migranti è stato impedito di entrare nel Paese e sono stati conseguentemente respinti in Grecia. Nello stesso periodo sono stati intercettati più di 3.025 ingressi irregolari nel Paese ma si stima che il numero totale di persone di entrate illegalmente sia molto più alto.

 

Qualche dettaglio sulle associazioni:
Centar za zaštitu i pomoć tražiocima azila (Asylum protection center) è una organizzazione noprofit attiva dal 2007 a Belgrado che si occupa di fornire assistenza legale, psicologica e sostegno ai processi di integrazione ai richiedenti asilo che si trovano in Serbia (sia che intendono richiedere asilo in Serbia sia che siano forzatamente costretti a rimanervi). Sono attivi nei vari centri per richiedenti asilo in Serbia e con un progetto specifico per i minori stranieri non accompagnati a Belgrado.
Il Centar za Mirovne Studije è un’organizzazione no-profit nata nel 1996 da varie esperienze di cooperazione finalizzate a stimolare i processi di pacificazione dell’area della Slavonia Occidentale.
(Volonterski projekt Pakrac, 1993 – 1997). Si occupa di promuovere la non violenza e il cambiamento sociale tramite l’educazione, la ricerca e l’attivismo. Ha diversi progetti e programmi dedicati al sostegno legale dei richiedenti asilo e rifugiati presenti in Croazia, alla loro integrazione
e al monitoraggio dell’effettivo rispetto dei diritti dei richiedenti asilo (e degli stranieri in generale) in Croazia. Collabora con altre associazioni croate nella denuncia della violenza e dei respingimenti da parte della polizia croata.
Legis è una ONG fondata a Skopije nel 2009, inizialmente come associazione di volontari per la raccolta fondi attraverso l’organizzazione di eventi a favore delle popolazioni (locali e non) colpite da disastri naturali o da conflitti armati. Nel 2014 è la prima ONG macedone a fornire una risposta
strutturata alla nascente crisi migratoria nell’area balcanica, fornendo supporto umanitario ai migranti e lavorando per fornire supporto logistico e formazione ai diversi piccoli gruppi di volontari che si stavano attivando in autonomia. Dal 2016 fornisce supporto legale, psicologico e materiale ai migranti e richiedenti asilo all’interno dei campi di accoglienza macedoni, oltre a proseguire le attività di advocacy

 

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