Sos fiumi. Microplastiche e rifiuti abbandonati non risparmiano neanche l’Isonzo. Pubblicati i risultati del 2020 di Legambiente

Microplastiche e rifiuti abbandonati non risparmiano neanche i fiumi italiani. A denunciare il loro stato di salute è Legambiente per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla qualità delle acque, per il recupero della balneabilità nei grandi corsi d’acqua e per tutelare la salubrità dei fiumi. Per l’occasione pubblicati i risultati del secondo monitoraggio a livello nazionale delle microplastiche nei fiumi - in collaborazione con ENEA - nell’ambito del progetto Zero plastica in mare realizzato in collaborazione con BNL Gruppo BNP Paribas, e dei rifiuti lungo le sponde (prima edizione) - effettuati rispettivamente su quattro e sette fiumi, per un totale di 11 corsi d’acqua monitorati. Osservati speciali per la presenza di microplastiche sono stati il fiume Volturno, in Campania, il Tevere nel tratto laziale, il Lambro in Lombardia e l’Isonzo-Soča in Friuli Venezia Giulia e Slovenia.

Il campionamento delle microplastiche nei fiumi è avvenuto da stazioni fisse (ponti) e utilizzando una “manta”, ossia una speciale rete che permette di filtrare grandi volumi d’acqua (misurati attraverso un flussimetro), trattenendo il materiale solido, che si accumula nel bicchiere finale dal quale viene poi recuperato. Le analisi sono svolte dall’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.

Durante il campionamento la rete viene calata in acqua da ponti sui fiumi e lasciata filtrare lo strato superficiale per un tempo stabilito. Il campione raccolto viene conservato e consegnato ad Enea. Il numero di particelle rinvenuto viene rapportato al volume d’acqua che è stata filtrata e misurata dal flussimetro. I dati vengono espressi in numero di particelle per metro cubo di acqua filtrata (microparticelle per metro cubo).

L’Isonzo è l’unico caso in cui è possibile un confronto con anni precedenti perché era stato analizzato per la presenza di microplastiche nel 2019 sempre da Legambiente ed Enea. E mostra una concentrazione media minore rispetto allo scorso anno. Il suo valore, infatti, passa da 0,11 a 0,02 particelle/m3 (Fig.1). Sono stati ripetute le stazioni di Bovec e Doblar in Slovenia, a Gorizia e due ponti a Sagrado (Go) nel tratto italiano. Allo stesso modo nei singoli transetti (Fig.2), anche se numericamente inferiore, si osserva un andamento della densità simile, con un aumento passando dal secondo, al terzo e quarto transetto e poi una diminuzione nel quinto.

Per quanto riguarda forme e polimeri dei frammenti risulta che le forme più presenti sono frammenti 38%, pellet 25% e Polistirolo, Film e Filamenti 13%. Per quanto riguarda i polimeri quelli più presenti sono Polietilene 33% e polipropilene 11%.


Fig. 2 – Densità media di microplastica nei transetti del fiume Isonzo (particelle/m3)

Anche se le concentrazioni sono le più basse rispetto agli altri fiumi, e minori rispetto a quelle dell’altro anno, è necessario mantenere alta l’attenzione. In particolare Legambiente ha da tempo gli occhi ben puntati sull’Isonzo- Soča, fiume internazionale, e dove non solo manca una fattiva collaborazione tra le autorità rivierasche, ma soprattutto una gestione congiunta del fiume ai sensi della Direttiva Acque. Per altro non solo si continuano a verificare abbandoni di rifiuti ma viene denunciata la permanenza di rifiuti ben noti alle autorità, ad esempio a Gorizia nel parco dell’Isonzo della Campagnuzza (un centinaio di pneumatici) o quelli a Nord di Montesanto (rifiuti ingombranti gettati dalla scarpata).