Giornata della sanità pubblica, da Trieste l’appello della Cgil e del Coordinamento salute Fvg. Migliaia in corteo

«Il confronto e la collaborazione sono la strategia per affrontare i temi complessi e le scelte di chi deve farsi carico del bisogno di salute del cittadino e delle comunità». È l’appello al dialogo e al confronto che la Cgil, con il segretario regionale Cgil Michele Piga, ha lanciato alla Regione alla chiusura del corteo che ha visto sfilare oggi a Trieste migliaia di persone, unite dallo slogan “L’importante è la salute” e dall’obiettivo comune di fermare il declino della sanità pubblica in Friuli Venezia Giulia. La manifestazione, ha detto ancora Piga nel corso del suo comizio conclusivo, tenutosi sotto la sede del Consiglio regionale, in piazza Oberdan, è nata «dal confronto e dai molti punti in comune trovati con il coordinamento dei comitati regionali, con i sindacati dei medici di medicina generale, un confronto che continuerà con tutte le forze sociali, sindacali, civiche e politiche».
Dietro alla Giornata di difesa della sanità pubblica, l’aggravarsi delle criticità che stanno caratterizzando l’organizzazione e il funzionamento del servizio sanitario regionale, da molti anni oggetto delle critiche e delle richieste di confronto ripetutamente avanzate dalla Cgil. Liste d’attesa di una «lunghezza sfibrante», ha denunciato Piga, «200.000 corregionali che non hanno un medico di famiglia, quasi un anziano su quattro che rinuncia alle cure, una spesa media di 730 euro all’anno a cittadino per le prestazioni sanitarie private, più dell’importo di una pensione minima». Sotto accusa anche ai distretti, la rarefazione dei servizi territoriali e di altri presidi fondamentali per rispondere alla crescita delle cronicità, della non autosufficienza e delle fragilità: «Siamo nella città in cui sono stati dimezzati i consultori, il fiore all’occhiello della psichiatria ha visto ridursi i presidi e le aperture h24, proprio mentre i trattamenti sanitari obbligatori sono raddoppiati in regione e triplicati a Trieste».
Le responsabilità, per la Cgil, «sono della giunta guidata dal presidente Fedriga e dell’assessore Riccardi, dei direttori generali delle aziende, non dei cittadini o dei professionisti, delle lavoratrici e dei lavoratori, perché la responsabilità è sempre di chi gestisce». Questo senza dimenticare le colpe del Governo nazionale, «che ha tagliato il finanziamento in termini reali del Ssn, stanziato per i rinnovi contrattuali risorse che garantiscono aumenti solo del 6%, a fronte di un’inflazione del 17%, avallando la perdita di potere d’acquisto e il depauperamento della sanità pubblica».
Ma le risposte sulla contrattazione latitano anche a livello regionale, dove servirebbero, per la Cgil, «aumenti retributivi a parità di lavoro e non per alimentare un cottimo delle prestazioni da parte di un personale già sfibrato, in fuga dalla sanità pubblica a causa delle paghe basse, dei ritmi spossanti e mai coinvolto nelle scelte strategiche che lo riguardano in prima persona. Indice puntato anche sui meccanismi di accreditamento del privato convenzionato e sulla privatizzazione di interi prezzi di sanità pubblica: «Un sistema sanitario – le parole di Piga – non è un supermercato, come si vuol far credere dandone sempre più parte al privato, che di prestazioni ci vive, ma deve essere in grado di cogliere i bisogni delle persone e costruire assieme a loro il miglior percorso clinico assistenziale attraverso la presa in carico delle persone. E spetta al pubblico dare regole stringenti al privato in termini di standard di qualità dei macchinari, delle regole sulla concorrenza. Nel 2024 è scaduto il regolamento per l’accreditamento? Facciamo uno sforzo per costruirne uno nuovo e migliore, perché i soldi pubblici siano spesi bene. Quanto alla svendita tramite appalti di pezzi interi del sistema pubblico, attendiamo le indagini della magistratura, ma esprimiamo fin da subito la totale contrarietà alla cessione dei servizi pubblici essenziali alla gestione privata, perché un servizio gestito dal privato e uno gestito dal pubblico non sono la stessa cosa».
Da qui le proposte che la Cgil lancia in coda al suo documento, ribadite in piazza da Piga: adeguare le risorse finanziarie assegnate al Servizio Sanitario Regionale, «garantendo risorse stabili per mantenere standard di qualità e potenziare i servizi», un piano di assunzioni straordinario, in particolare per il personale infermieristico, un piano strutturale per l’abbattimento delle liste di attesa, non basato solo sul ricorso a prestazioni aggiuntive e al ricorso al privato, nuovi e più rigorosi standard di accreditamento per il privato accreditato, la riassegnazione di un ruolo di regia al sistema ai Distretti, il rispetto delle indicazioni del Dm 77 riguardo alle funzioni da attribuire a Case e Ospedali di Comunità, l’aumento delle risorse per la non autosufficienza, il rispetto degli standard di qualità e copertura del territorio dei servizi della Salute Mentale, delle Dipendenze e della rete dei consultori, l’adozione di piani mirati di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro, la reintroduzione di strumenti di collaborazione tra i servizi sanitari e quelli sociali, un progetto operativo per il rafforzamento della sanità di prossimità nelle aree interne. Ultimo ma non meno importante, «la definizione di momenti di confronto periodici con i professionisti, le organizzazioni dei cittadini e le forze sindacali e sociali». Confronto e condivisione delle scelte, infatti, sono i concetti che Piga ha sottolineato con forza sia all’inizio che alla fine del suo intervento: «Questa manifestazione – ha concluso il segretario della Cgil – è per noi il punto di inizio di un percorso coerente, forte della partecipazione di oggi, che continuerà e si allargherà, ne sono certo. Nei prossimi mesi ci confronteremo con tutti coloro che ci stanno per una proposta che veda al centro il bisogno di salute delle comunità e dei cittadini e il protagonismo del servizio sanitario pubblico per la garanzia di quel diritto fondamentale e universale che si chiama salute e che continueremo a difenderemo strenuamente».

Sanità: Conti (Pd), è il momento di dire basta

“È il momento di dire basta. Fedriga e Riccardi si assumano le loro responsabilità, sentano il forte messaggio che mandano le migliaia di persone venute a Trieste, ascoltino le proposte del Partito democratico. Prima che sia troppo tardi bisogna che la Regione cambi rotta, come chiede anche il ministro Schillaci”. Lo ha detto oggi la segretaria regionale del Pd Fvg Caterina Conti, partecipando oggi a Trieste alla manifestazione promossa dai Comitati dei cittadini per la difesa della sanità pubblica del Fvg assieme alla Cgil.
“Denunciamo le difficoltà del sistema sanitario regionale che Fedriga e Riccardi continuano a negare – ha dichiarato la segretaria dem – anche di fronte all’evidenza. Chiediamo che si occupino dei tanti cittadini che si trovano soli con liste di attesa infinite, senza una vera presa in carico. Non è giusto che i più fortunati ricorrano al privato e tanti vadano a curarsi fuori regione. Continueremo a lottare contro il declino della nostra sanità – ha concluso Conti – dentro e fuori le istituzioni”.

Moretuzzo e Massolino: «Stop alla esternalizzazione di settori strategici del servizio sanitario regionale. Serve un confronto serio»

Il Patto per l’Autonomia ha partecipato con una sua delegazione alla manifestazione “L’importante è la salute. La sanità pubblica: un bene prezioso da difendere” promossa da Cgil e Coordinamento salute Friuli-Venezia Giulia, che si è tenuta oggi (4 aprile, ndr) a Trieste. «Abbiamo aderito all’iniziativa per ribadire l’importanza della sanità pubblica e condannare i processi di privatizzazione ed esternalizzazione di settori strategici del servizio sanitario del Friuli-Venezia Giulia – affermano i consiglieri regionali del Patto per l’Autonomia Massimo Moretuzzo e Giulia Massolino –. Ribadiamo la centralità della sanità pubblica che deve mantenere competenze e capacità di erogare servizi a persone e comunità. Serve un confronto serio in Consiglio regionale, nell’ambito della Commissione competente, che va condiviso con i territori. Riceviamo segnalazioni quotidiane che indirizzano anche le nostre azioni in aula, ma è evidente che la gestione del sistema sanitario richiede un approccio sistemico adeguato alla sua complessità. L’accelerazione impressa dalla Giunta Fedriga sulla privatizzazione è profondamente sbagliata. E non è accettabile che venga presentata come l’unica soluzione possibile per tenere aperti alcuni servizi».